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GROTTOLE (MATERA) – È accusato di aver preteso mazzette, per garantire il pagamento dei servizi espletati dalla ditta che si occupa di gestione e manutenzione della pubblica illuminazione, nel comune di Grottole.

Così venerdì scorso, i carabinieri della Stazione di Grottole con i colleghi del Nucleo operativo radiomobile di Matera, hanno arrestato l’ingegner Rocco Vitella, dirigente dell’Area tecnica del Comune, con pesanti accuse riconducibili a questa presunta attività illecita.

Sui dettagli dell’indagine regna il più assoluto riserbo, ma pare che tutto sia partito dalla segnalazione del titolare dell’impresa individuale “Leonardo Labadessa” di Tricarico, che da tempo si occupa della gestione e manutenzione del servizio di pubblica illuminazione.

Le richieste di denaro per la ditta sarebbero state insistenti e continue, secondo l’accusa, senza alcun pagamento seppure si trattasse di somme importanti ma non esorbitanti. Il sistema, sempre secondo le prime indiscrezioni sulle accuse formulate, sarebbe entrato in gioco anche quando il titolare della ditta chiedeva il via libera per interventi di somma urgenza, che avrebbero richiesto il relativo impegno di spesa.

Il dirigente, sempre secondo le accuse tutte da dimostrare in sede giudiziaria, di fronte al mancato pagamento della mazzetta da parte della ditta avrebbe rallentato il tutto, con la conseguenza pratica di diverse zone del paese lasciate al buio per il mancato intervento del gestore e manutentore, fermato dall’assenza di garanzie sul pagamento degli interventi.

Il dirigente sarebbe stato inchiodato, e quindi arrestato, dopo la finta consegna di una mazzetta con denaro che i carabinieri avevano opportunamente registrato, riproducendo e conservando i numeri seriali delle banconote consegnate dal titolare della ditta nelle sue mani.

L’intervento immediato dei militari, avrebbe consentito di effettuare il riscontro sulla consegna del denaro contante a mano, quindi la flagranza e l’arresto dell’ingegnere, ristretto ai domiciliari nella sua abitazione di Pomarico.

Le indagini sarebbero ancora in corso, per verificare in modo puntuale le fonti di prova dei fatti contestati, ovvero se ci siano altri episodi riconducibili alla medesima dinamica e, secondo le prime indiscrezioni, se il metodo che sarebbe servito ad “oliare gli ingranaggi”, è stato applicato anche in occasione di gare d’appalto ed affidamento di altri lavori.

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