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Vigili del Fuoco sul luogo del ritrovamento del corpo

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BERNALDA – E’ di Angelo Ferrante, detto Lillino, la salma trovata domenica mattina in zona “Fosso del Tenente”, tra i territori comunali di Bernalda e Montescaglioso. A confermarlo al Quotidiano è Elisa, la figlia del 77enne di cui si erano perse le tracce dallo scorso 6 gennaio in contrada “Bufalara” a Bernalda. Tutti certi e convergenti i riscontri materiali su quel povero corpo, come la tessera sanitaria con i codice fiscale e la patente di guida di Lillino, trovati in una tasca e riconosciuti domenica sera dai familiari, nell’obitorio del cimitero cittadino. Sicuri anche alcuni particolari del vestiario dell’uomo, anch’essi riconosciuti. Il corpo senza vita di Lillino, è stato ritrovato domenica intorno alle ore 10 dal giovane cacciatore bernaldese Cristian Ammaturo; la zona è proprio al confine con Montescaglioso, ma ad oltre tre chilometri di distanza da dove Lillino aveva posteggiato l’auto.

Il giovane stava passeggiando con i suoi cani da caccia, quando in fondo a una scarpata, non profondissima ma molto impervia, ha scorto il cadavere nei pressi di un torrentello, che attraversa le varie zone rurali; probabilmente una diramazione di quello guadato dai vigili del fuoco nella zona della Bufalara. «Il posto è raggiungibile anche a piedi -ci ha spiegato Ammaturo- oggi pomeriggio (ieri per chi legge ndr) ci ho portato la figlia del povero Lillino. I soccorritori hanno operato da sopra, per abbreviare i tempi, ma c’è un piccolo sentiero nella boscaglia che porta fin la».

Ammaturo ha una sua idea molto precisa, in base a come ha trovato il corpo: «Io non mi sono avvicinato -ha spiegato- perché impressionato da quanto si vedeva: il corpo era steso per terra, come se si fosse arreso dopo un lungo cammino; non mi ha dato l’impressione di essere caduto, o peggio di una spinta in fondo alla scarpata. Per me, Lillino si è semplicemente smarrito, forse disorientato, non riuscendo più a ritrovare la strada fino ad esaurire le forze». Il magistrato che coordina le indagini ha disposto l’autopsia sui resti del corpo, non tanto e solo per accertarne legalmente l’identità, quanto per capire la causa, l’ora e la dinamica della morte. Particolari essenziali, per capire cosa sia accaduto all’anziano che si era incamminato alla ricerca di cardi selvatici.

«Non si pensi con leggerezza che si sia trattato di un povero vecchietto smarritosi nei boschi. -rimarca perentoria Elisa, sentita dal Quotidiano- Mio padre, a dispetto dell’età, era molto energico ed in salute, capace di percorrere anche molta strada a piedi. Ancora non abbiamo avuto modo di vedere il posto esatto dove è stato ritrovato, ma di certo si trova a molti chilometri in auto dal suo luogo di partenza, meno distante a piedi ma ugualmente abbastanza lontano. Poi, è bene ribadirlo, mio padre conosceva benissimo quei boschi, e non aveva problemi vistosi di memoria; certo, ogni tanto si poteva dimenticare le chiavi, ma nulla che potesse indurci a pensare si potesse perdere in quelle campagne. Mio padre nell’orientamento era impeccabile. -sottolinea Elisa- Certo tutto è possibile, ma potrebbe essere stato un evento improvviso ed imprevedibile per lui e per noi. Abbiamo fiducia negli inquirenti, ma si dovrà accertare prima la causa del decesso, quindi si potrà capire come sia potuto finire in quel fosso impervio, tanto difficile da raggiungere sia per i soccorritori che per lo stesso giovane che l’ha trovato, solo perché conosce bene i varchi d’accesso. Per quale ragione mio padre doveva andare in quel fosso? -si chiede Elisa- A questa domanda cerchiamo risposte, perché sembra assolutamente inverosimile che si sia potuto addentrare spontaneamente lì».

Tra le ipotesi c’è anche quella della caduta accidentale nel torrentello ingrossato dalle piogge di quel periodo, che potrebbe averlo trasportato fino al fosso, ma non si può ancora escludere che qualcuno ce l’abbia portato. Lillino stava bene, era capace di camminare anche tanto rispetto alla sua età, ma sembra difficile che abbia potuto percorrere tutta quella strada; non si esclude che possa essersi disorientato per un trauma fisico improvviso, che potrebbe avergli fatto perdere la lucidità fino a portarlo a vagare disperatamente.

Ipotesi destinate a rimanere tali, almeno fino all’unico punto fermo nella vicenda, ovvero l’esito dell’esame autoptico. La famiglia oggi ha un corpo su cui piangere, ma non ha ancora placato la sua sete di verità, perché tanti particolari non tornano: resta il mistero sulla distanza percorsa e la natura particolarmente impervia del fosso dove è stato ritrovato. Poi ci sono i punti irrisolti sul luogo di partenza, dove sembra che l’auto di Lillino, una Peugeot 106 grigia, sia stata ritrovata il pomeriggio del 6 gennaio, in una posizione diversa da come era stata vista la mattina. Chi può aver spostato quell’auto, che peraltro non è mai stata trattata come reperto d’indagine, quindi restituita subito alla famiglia? Sulla drammatica morte di Lillino, insomma, c’è ancora tanto da chiarire.

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