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MATERA – Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giovanni Vizziello, ha formalmente rinunciato all’incarico di specialista ambulatoriale in ginecologia, che gli era stato conferito dall’Azienda sanitaria materana il 16 settembre. Infatti, l’Asm, con la determina 2943 datata ieri, prende atto della rinuncia all’incarico di specialista ambulatoriale di Vizziello, comunicata con Pec il 27 settembre.


Un caso eclatante di etica politica, sollevato lo scorso 18 settembre dal Quotidiano. Dopo giorni di irrilevanti giustificazioni, la nostra denuncia ha prodotto l’unico risultato di buonsenso: la rinuncia, seppure tardiva, ma meglio tardi che mai si direbbe.


L’incarico era stato conferito a Vizziello dal direttore dell’Unità operativa complessa “Distretto della salute”, ed era a tempo indeterminato per 38 ore settimanali, a decorrere dal 1 ottobre e con un impegno di spesa a valere sul bilancio aziendale del 2021, di 22.180,99 euro. Tutto regolare e legittimo, anche perché tra i tanti professionisti disponibili a coprire quel posto e con quel monte ore, Vizziello risultava primo in graduatoria. Ma il ginecologo materano era anche un consigliere regionale di maggioranza in carica.


Al di là dell’opportunità politica di operare questa scelta, se con l’incarico a Vizziello si voleva risolvere un problema di carenza di personale, non è stato possibile perché difficilmente il consigliere avrebbe lasciato il suo incarico alla Regione per l’ambulatorio, in quanto si trova già in aspettativa proprio per l’incarico istituzionale. Ma se non avesse rinunciato nelle more del suo mandato istituzionale, quel posto sarebbe rimasto comunque suo. «Il consigliere Vizziello ammette l’errore e rinuncia all’incarico. -commenta il consigliere regionale, capogruppo Pd, Roberto Cifarelli- La vicenda del consigliere Vizziello si arricchisce di un nuovo e definitivo episodio: l’Azienda sanitaria del Materano prende atto della rinuncia all’incarico di specialista ambulatoriale, comunicata con pec del 27 settembre.


Alla chetichella e con linguaggio burocratico –continua il capogruppo Pd- si mette fine a una storiaccia, che nella sua particolarità ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica, tanto da costringere il consigliere/dottore a rinunciare all’incarico, quindi, ad ammettere l’errore commesso. Risulta, però, difficile tornare indietro.


La figuraccia che, sia chiaro, non ha nulla di penalmente rilevante, ma ha tanto di “casta predatrice”, non la si può facilmente archiviare, visto il ruolo politico e la funzione pubblica del protagonista.
Se, come si dice, questa rinuncia è prodromica all’ingresso in Giunta del consigliere -aggiunge l’esponente Dem- verrebbe da dire che la toppa è peggiore del buco, in quanto evidenzierebbe ancor di più il legame, a volte incestuoso, tra organi politici ed incarichi dirigenziali in aziende regionali che nulla avrebbero da spartire. Tanto più nell’ambito ospedaliero, e più in generale dei servizi sanitari.


Il tempo è galantuomo. E darà il suo responso sulla buona fede delle azioni messe in campo dal consigliere e dall’Azienda sanitaria.
Nel frattempo -conclude Cifarelli- l’opinione pubblica prende atto di quanto è accaduto e ancora di più impegna i gruppi di opposizione ad andare avanti nella indispensabile attività di controllo, di stimolo e di proposta sull’arte di governo o di non governo della maggioranza. In Basilicata siamo solo all’inizio».


Una vicenda che fa riflettere sulle dinamiche della politica a tutti i livelli e di ogni colore. Sì, perché anche nel recente passato ci sono stati altri casi simili.

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