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L'ospedale Madonna delle Grazie di Matera

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MATERA – La guardia resta alta ma al momento non c’è un allarme imminente sull’Ospedale di Matera. La situazione pare la stessa di qualche giorno fa.

Nè più nè meno. Le polemiche degli ultimi giorni che hanno certamente colpito al cuore la popolazione materana appaiono oggi la classica “tempesta in un bicchier d’acqua” che va riportata nella giusta ottica. Non esiste oggi un progetto, almeno conosciuto, di spoliazione, smantellamento, dismissione del “Madonna delle Grazie”. Esiste invece un percorso graduale e costante alimentato nel corso degli ultimi anni, non oggi, non ieri, per arrivare a depotenziare questa struttura. Questa è la verità.

Quando, nel 2017, si mise mano a un intervento sulla sanità per renderla compatibile almeno in parte col Dm 70 si provvide a un ridimensionamento di alcune unità operative complesse del “Madonna delle Grazie” che nella ripartizione effettuate furono bilanciate o forse è più giusto dire sbilanciate su Potenza. Si provvide ad esaminare e decidere cosa fare di molte realtà e di molti ospedali e non si arrivò ad una riforma vera e propria ma ad un risultato interlocutorio.

Per non far venir meno alcuni servizi si è andati in deroga. Si è utilizzata una modalità eccezionale lasciando, tra l’altro, chirurgia vascolare, plastica e geriatria al “Madonna delle Grazie” fino al 31 dicembre del 2020. Non sono scelte politiche di oggi. E sono scelte condizionate dal Dm 70 che quei servizi in un Dea di primo livello come Matera non li prevede.

Oggi la politica, questa è la sua colpa, non ha scelto. Ha lasciato che un direttore generale facente funzione e un funzionario regionale in un’interlocuzione alzassero un polverone. Polverone non su un atto di giunta ma su una non scelta perchè le scelte sono già state fatte ma in passato e da altri. Oggi si può fare un processo all’intenzione sulla volontà reale o presunta di andare in proroga. Invece bisognerebbe chiedersi perchè si è in proroga.

Questo non per prendere una parte piuttosto che un’altra ma per rimettere ordine in una questione spinosa, delicata, sentita in cui non si può ragionare per tifoserie o come se si fosse in una perenne campagna elettorale. Oggi di atti che vanno verso una spoliazione non se ne vedono. Tantomeno atti che radono al suolo qualcosa. C’è un processo di anni, graduale, costante che è stato favorito dal Dm 70 cioè la norma che governa l’organizzazione sanitaria e a cui le regioni devono attenersi. C’è una riforma sanitaria che manca. Queste sono le cause del depotenziamento del “Madonna delle Grazie”. Un lungo percorso mai interrotto.

Oggi serve un piano sanitario, non una bozza che vale e non vale in base ai giorni della settimana.

Serve capire davvero con i dati e gli atti cosa si vuol fare del Madonna delle Grazie. Serve magari anche attendere di capire se c’è una rivisitazione in Parlamento del Dm 70 che potrebbe aprire nuove strade e prospettive anche per il Madonna delle Grazie. Rivisitazione che dovrà essere fatta a livello nazionale e poi cucita addosso, come un vestito su misura, alla sanità lucana tenendo presente Matera. Di questo stiamo parlando di un intervento organico, strutturale che manca e non da oggi e che fa della sanità l’anello debole della politica regionale. Ma altrettanto onestamente bisogna dire che quei servizi a rischio sono in proroga perchè secondo il Dm 70 (non Bardi o Pittella) a Matera non ci possono essere. Ci sono delle responsabilità politiche? Certamente: non aver messo uno stop alle proroghe, programmato un piano di riordino sanitario che affrontasse all’origine queste questioni e questi problemi. Fatto uscire una bozza che vera o presunta, valida o no ha allarmato come null’altro prima. Ma di atti di spoliazione non c’è traccia. Forse qualcuno lo pensa, chissà. Ma come si fa a dirlo? Ripristiamo un minimo di “verità”. Sul “Madonna delle Grazie” è sacrosanto tenere la guardia altissima ma oggi quello che accade è solo ciò che era stato deciso tanto tempo fa.

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