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Domenico Pozzovivo si “trasforma” in Ironman, vista la tenacia, la voglia di ricominciare e visto anche il metallo che ha in corpo

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Si potrà dire di tutto di lui, ma non che è uno che molla alla prima difficoltà. Anzi, nelle difficoltà, lui vede opportunità. Come quella di porte fare il Giro d’Italia. Sì, perchè nei programmi originari c’era solo il Tour de France. Ma il ritiro per colpa di una caduta provocata da un tifoso nella prima tappa di Nizza (LEGGI LA NOTIZIA) ha stravolto i programmi.

Parliamo, naturalmente, di Domenico Pozzovivo. Lo scalatore di Montalbano Jonico che, a dispetto dei suoi 165 centimetri, è davvero un gigante. Un gigante per voglia e tenacia, perchè già era reduce da un brutto infortunio di agosto 2019 (travolto da un’auto mentre stava allenandosi in Calabria), ma dopo tanti interventi, aveva sfruttato il Covid per recuperare e presentarsi ai nastri di partenza del Tour de France con una serie di viti nel braccio, ma con la voglia di conquistare una tappa, magari con una fuga in una frazione con delle salite.

E quelle viti nel braccio, quella voglia di ricominciare sempre e comunque hanno trasformato Pozzovivo in Ironman. Come l’eroe Marvel, il lucano ha trasformato il suo problema in una nuova opportunità. Infatti dopo la prima settimana al Tour si è dovuto fermare perchè, nonostante avesse tirato il più possibile, il dolore per la caduta di Nizza era tanto: «Tutto per una fesseria, per fare una fotografia, per avere un piccolo ricordo di questo Tour».

Domenico, nel momento in cui tu sei ti sei ritirato, poco prima c’è stato anche il ritiro di Fabio Aru, però sono stati due ritiri completamente differenti: tu hai mostrato i denti e le unghie per quello che hai fatto in quella settimana perché comunque nonostante il dolore hai tenuto duro, invece Fabio ha avuto altri problemi. Tu hai mostrato grande tenacia.
«In verità, forse sono andato anche oltre. Ho cercato, giorno dopo giorno, di stringere i denti ed andare avanti, ma quando il dolore si iniziava a far sentire, abbiamo deciso anche con i sanitari della squadra di non rischiare».

In questi giorni un altro sportivo è stato vittima di un grave infortunio, il calciatore della Roma e della Nazionale, Zaniolo. Ti senti di dirgli qualcosa? Di fargli un “in bocca al lupo”?
«Ho visto il suo infortunio al ginocchio. Lui veniva già da un infortunio simile. E’ stato già in grado di rimettersi e di tornare in campo. Penso che possa prendere spunto da quello che ha fatto io per rientrare, senza dare rette a quelle voci che dicono che non si può tornare quelli di prima dopo un incidente».

Domenico, tu ti sei più volte rialzato e ti sei rimesso sulla bicicletta. Questa volta, però, questo nuovo incidente arriva in un momento della carriera delicato, non dico fisicamente, ma forse mentalmente. Dove pensi di trovare le forze per ripartire?
«Non penso che avrò particolari problemi. Certo, c’è da recuperare fisicamente. Ma non penso di avere problemi perché l’obiettivo viene da sé. Da qui a poco c’è il Giro d’Italia. Sarà quello il prossimo appuntamento per me».

Prima non era nei tuoi piani, adesso diventa un obiettivo il Giro.
«Il Giro non era nei mie piani pre-covid, perchè era troppo vicino rispetto al mio recupero. Dopo il covid, non era nei miei piani, perchè con la squadra puntavamo al Tour. Ora, visto quanto accaduto, il Giro si è trasformato per me nell’unica nota positiva, perchè diventa un’opportunità nel momento di crisi».

Visto che parliamo di Giro, c’è una tappa che arriva a Matera, nella tua terra, e poi riparte il giorno dopo per andare a Brindisi. Ovviamente non era nei programmi però questo questo passaggio in Basilicata, ma anche dalla Calabria, può essere uno stimolo. Hai visto il percorso? E’ una tappa che ti piace?
«Inizialmente la tappa di Matera non era in programma. Possiamo dire che è arrivata a “lavori in corso”. Naturalmente è una bella sorpresa. Non sarà come le altre volte, perchè ci saranno le misure anti-covid, ma sarà comunque emozionante. Si passerà anche molto vicino al mio paese, su delle strade che mi hanno un po’ visto nascere e crescere. Anche la tappa successiva passa su strade che conosco e frequento nei miei allenamenti lucani. Sarà una bella festa. Ovviamente passando nelle zone miei e di mia moglie, ci saranno degli stimoli in più. La tappa di Matera, sarà una tappa da fughe, perchè il finale lo permette. Sarà comunque una tappa molto interessante».

E una fuga verso il traguardo di Matera sarà nelle tue corde, oppure è un po’ presto pensare a questo?
«Pensare a come affrontare il Giro è ancora un po’ presto. Bisogna vedere le mie condizioni in prossimità della partenza, però non nascondo che ho mire di classifica. Al Tour puntavamo a vincere qualche tappa, magari con una fuga, ma al Giro sarà diverso».

Come ti vedi dopo questo ennesimo infortunio e dopo il Giro?
«Ci arriverò dopo un nuovo intervento, questa volta per togliere alcune viti dal braccio, dovrebbe essere un intervento con dei miglioramenti nella mobilità, così magari da riuscire ad affrontare un autunno-inverno un po’ più canonico. Ovviamente, io dal 2019 ho perso tutti i riferimenti temporali per via degli infortuni».

E la tua vita, in genere, come sarà?
«La mia vita, finché sono in bici, non cambierà un granché. Vedremo fino a quando continuare. Tutto dipenderà dal mio fisico, dalla risposta che avrò l’anno prossimo».

Se ti capitasse di incontrare quel tifoso, cosa gli diresti? Quella foto ha rischiato di rovinarti la definitivamente la carriera.
«Chiunque va ad un evento e si focalizza su se stesso e non sull’evento, sbaglia. Ho capito che vuoi immortalare il momento, però così metti a rischio l’incolumità degli altri. Penso che sia interessante vedere la corsa e non il resto».
E quel tifoso, per davvero, ha rischiato di fare tanto male a Pozzovivo. Intanto ne ha sancito il ritiro dal Tour de France.

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