Paolo Verri saluta Marcello Pittella

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Pittella rivendica la sua Capitale, De Ruggieri piange, Adduce sorride, Franconi sussurra dal palco del presidente del Consiglio

MATERA – La Basilicata delle istituzioni sul palco della cerimonia di inaugurazione dell’anno della Capitale europea della cultura ha gli occhi segnati dalle lacrime del sindaco Raffaello De Ruggieri, che saluta, con la manina verso il soffitto del teatro amovibile realizzato nella Cava del Sole, la moglie scomparsa due mesi fa. Lei che avrebbe tanto voluto assistere a quel momento. Ha il sorriso del suo predecessore, Salvatore Adduce, alla guida della Fondazione Matera 2019. Ma la voce incerta, a tratti impercettibile, di una professoressa toscana scelta come vice-presidente della giunta regionale per non fare ombra al “titolare”, e poi costretta a subentrargli dopo il cartellino rosso sventolato dai magistrati.
C’era anche Marcello Pittella ieri mattina a Matera per celebrare quello che ad ogni buon conto sarà ricordato come il principale successo della sua amministrazione. Per celebrare e per rivendicare con la sua presenza i meriti di un’occasione unica per far conoscere nel mondo la Città dei Sassi e la Basilicata intera. Una difesa ostinata contro quella che può apparire come l’usurpazione mediatica di un governo “nemico” del suo centrosinistra, subentrato appena in tempo per il taglio del nastro e l’occupazione dei posti migliori in teatro.
Lui seminascosto tra i sindaci in un posto laterale attorno alla decima fila, e davanti nei posti centrali parlamentari ed esponenti di Lega e Movimento 5 stelle: su tutti il senatore lucano del Carroccio Pasquale Pepe, seduto sotto il palco affianco ai sottosegretari Massimo Garavaglia e Lucia Borgonzoni. Questa la fotografia impietosa dei rapporti di forza e delle fortune politiche del momento tra Roma e Matera. Con la professoressa – governatrice reggente, Flavia Franconi, sola e un po’ spaesata sul palco vicino alla rappresentante dell’altra Capitale europea della cultura del 2019, la cittadina bulgara di Plovdiv.
Il governatore, che da luglio è sospeso dall’incarico a causa degli arresti e del divieto di dimora nel capoluogo per le accuse sui concorsi truccati nella sanità, è arrivato alla Cava del Sole verso le 11, accompagnato dall’inseparabile Margherita. Che tenesse ad esserci era chiaro a tutti. Non a caso aveva presentato – senza successo – un’ultima istanza di revoca della misura cautelare soltanto due settimane fa, per provare a tornare in sella in tempo per la cerimonia. Ma non si è fatto scoraggiare dal verdetto negativo del giudice che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei suoi confronti proprio dai pm di Matera. Come nei giorni scorsi non si è dato per vinto nemmeno rispetto all’idea di un secondo mandato in Regione, avviando una serie di incontri per preparare il campo alla sua ricandidatura, dopo la lettera con cui a ottobre aveva rinunciato all’investitura ricevuta dal Pd prima del terremoto giudiziario. Così tra un saluto e una stretta di mano (lungo e cameratesco l’abbraccio col direttore della Fondazione Matera 2019 Paolo Verri) il concerto mattutino delle bande musicali nell’area aperta della Cava del Sole si è animato di capannelli e discussioni sulle prossime elezioni regionali, che dovrebbero tenersi tra fine marzo e inizio aprile. Le prime dall’inizio della Seconda Repubblica in cui il centrosinistra rischia sul serio di perdere il “fortino” di via Verrastro, seguite dalle consultazioni amministrative per scegliere i nuovi sindaci di 53 comuni lucani, incluso Potenza. Due appuntamenti con le urne nel giro di due mesi, su cui potrebbero risultare determinanti le divisioni interne tra favorevoli e contrari al Pittella bis, agevolando l’avanzata del Movimento 5 stelle e soprattutto del nuovo centrodestra a trazione leghista.
Per capirlo basta osservare il coordinatore regionale di Forza Italia, il senatore potentino Giuseppe Moles, che a giorni avrà il compito di indicare agli alleati di Lega e Fratelli d’Italia il loro possibile candidato presidente. Si intrattiene col deputato materano Michele Casino a una decina di metri da Pittella godendosi la scena. Mentre il segretario cittadino del Pd Cosimo Muscaridola e il consigliere regionale socialista Antonio Bochicchio fanno la spola tra il governatore sospeso e un altro consigliere regionale del Pd più in disparte, Achille Spada, contrario alle primarie indette domenica scorsa dalla coalizione a guida dem, proprio per permettere il ritorno in campo di Pittella.
Lo avvicinano, lo prendono sotto braccio parlandogli a 10 centimetri dall’orecchio e sembrano tentare di portarlo fisicamente al suo cospetto. Spada però non molla. Resta rigido e si nega l’inchino.
“La mia è una posizione politica”. Ripete. “Non ho niente di personale contro Marcello e non considero la vicenda giudiziaria – aggiunge -, ma se alle urne ci saranno due centrosinistra, il nostro e quello di Roberto Speranza, arriveremo terzi e quarti. Questo è quello che ci insegna la sconfitta alle politiche del 4 marzo dell’anno scorso”.
Moles guarda tutto e sorride, pensando a quanti non si limiteranno a protestare ma proveranno a saltare il fosso sostenendo il centrodestra piuttosto che un Pittella bis. I primi segnali ci sono già. Resta solo da stabilire a chi verrà consentita anche la candidatura per un posto in Consiglio e a chi no, perché troppo compromesso col «sistema del Pd».
Alla Cava del Sole c’era anche il deputato potentino Speranza, che con gli ex democratici di Articolo 1 – Mdp e la sinistra – sinistra da tempi non sospetti ha detto no a un secondo mandato per il governatore uscente e non condivide la scelta delle primarie, puntando a un accordo su un candidato di garanzia e un programma condiviso di rinnovamento, sul modello di quelli appena chiusi in Abruzzo e Sardegna. Eppure nonostante lui e Pittella fossero seduti a pochi metri si sono praticamente ignorati per tutto il tempo, come chi avrebbe tante cose da dirsi ma preferisce evitare per non rovinarsi la giornata.
Mentre Pepe, che è anche sindaco di Tolve, si offre generoso ed entusiasta alle richieste dei colleghi primi cittadini accorsi in massa con le fasce tricolori da tutta la Basilicata, promettendo farà valere le loro ragioni col “suo” governo.
A ricordare dal palco l’impegno degli ultimi 3 presidenti della giunta regionale, Vito De Filippo, Franconi e soprattutto Marcello Pittella, per il successo di Matera Capitale europea della cultura, c’ha pensato Adduce, liberando un primo breve applauso particolarmente insistito tra quanti lo circondavano. Così anche poco dopo, quando la governatrice facente funzioni lo ha ringraziato per averla chiamata in Basilicata cinque anni fa, all’inizio della legislatura, senza riuscire a finire la frase. Ma a quel punto si è fatto evidente un certo imbarazzo nel resto del teatro, amplificato dalla difficoltà nel seguire il resto del discorso della professoressa, più avvezza alle lezioni che ai comizi. Nonostante una piccola infrazione al protocollo di Palazzo Chigi per permetterle di leggere il testo preparato per l’occasione dal palchetto riservato al presidente del Consiglio, poggiandovi le pagine per voltarle, senza l’impiccio di un microfono in mano.
Il governatore è stato tra i primi ad alzarsi con l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Braia e il capogruppo del Pd in Consiglio Vito Giuzio, subito dopo il discorso del premier del governo del cambiamento, Giuseppe Conte. Quindi si è intrattenuto ancora per qualche minuto in attesa della navetta per tornare in centro, salutando anche esponenti dell’opposizione all’interno del parlamentino lucano come l’imprenditore policorese Paolo Castelluccio.
«Se si converge sul suo nome potremmo anche evitare di fare le primarie e presentarci direttamente agli elettori». Ammette un centrista come Aurelio Pace, entrato in maggioranza a legislatura in corsa. Finita la cerimonia alla Cava del Sole i capannelli per discutere delle prossime consultazioni regionali sono proseguiti in città, tra i ristoranti scavati nelle grotte e le architetture spontanee della Capitale europea della cultura, simbolo della regione che si governa da sola.

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