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LA TROUPE senza autorizzazione sorpresa dai carabinieri ma “graziata” dai versi di Rocco Scotellaro: accade anche questo nella Basilicata più remota. L’episodio viene raccontato dal regista Davide Ferrario, che l’altro giorno ha fatto tappa a Policoro – e più precisamente nell’ex zuccherificio oggi in disuso – per la lavorazione del suo nuovo film, dedicato alle aree a rischio abbandono: «L’anno prossimo – ha scritto su La Lettura del Corriere della Sera il 60enne critico, regista e sceneggiatore il cui nome è legato a pellicole come Tutti giù per terra, Guardami e Dopo mezzanotte – sarà un secolo da Caporetto e ho deciso di girare un film sulle tante Caporetto d’Italia. L’ultima, forse definitiva, è la Caporetto demografica».
Il set simbolo del sogno industriale fallito è stato scelto per recitare dei versi di Rocco Scotellaro: all’ultimo piano della fabbrica dismessa l’attore Mauro Leuce declama e Ferrario riprende, però nel frattempo lo sceneggiatore Giorgio Mastrorocco, in strada, deve vedersela con un maresciallo e un appuntato che gli chiedono cosa stia accadendo lassù. Alla sua risposta chiarificatrice è come se si materializzasse la scena di un film nel film, ma stavolta non c’è nulla di preparato: il carabiniere conosce Scotellaro, ne declama dei versi a memoria, sorride e poi racconta la storia di quella fabbrica tristemente finita quando all’inizio degli anni 90 la Ferrero ha deciso di cambiare fornitore. «In questo posto bisogna stare in silenzio, allora senti le voci di quelli che ci hanno lavorato…», dice il maresciallo a Mastrorocco. Quanto basta per far annotare a Ferrario che «certe volte le scene da film capitano fuori dal set e sono più belle di quelle che giri».
Nel suo tour lucano, il regista lombardo è stato affiancato da un Cicerone d’eccezione come Franco Arminio. Con il “paesologo”, mente e anima del festival appena conclusosi ad Aliano, Ferrario scopre la figura multiforme di Scotellaro, sindaco di Tricarico ad appena 23 anni («il più giovane d’Italia») e conclude il suo racconto – ospitato in una pagina intera del settimanale culturale del Corsera – chiedendosi: «Può la poesia salvare il Sud, o qualsiasi altra cosa?». Nel dubbio, la troupe decide di non gettare i foglietti con i versi di Scotellaro ma di lasciarli lì, nell’ex zuccherificio. Magari faranno sorridere e riflettere qualcuno.

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