Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera 2019

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MATERA – I numeri del 2019 a cominciare da 280.000 persone che hanno visto gli eventi in città di cui una stragrande maggioranza a Cava del Sole. Un attacco diretto all’Apt «con cui non c’è stata collaborazione» e uno più soft alla Regione «che poteva darci qualcosa in più» sono al centro dell’intervista a Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera 2019 a 30 giorni esatti dall’evento conclusivo. Verri indica anche 4 priorità per il 2020 dall’allungamento della città alla co-creazione per continuare a vincere la sfida anche dopo.

Proviamo a stilare un bilancio a un mese dalla chiusura di Matera capitale della cultura. Cosa l’ha emozionata di più?
«Mi hanno emozionato tante cose, se proprio devo dire ce ne sono due. La prima è stata l’abbraccio con i cittadini materani alla fine della cerimonia d’apertura, piangevamo tutti di gioia. Un momento indimenticabile. Poi la serata a Idea organizzata da Virgilio Sieni con le madri e i figli dove c’era madri e figli di varia estrazione. Mi sembra che questo tema della co-creazione ha portato a risultati straordinari proprio sotto il profilo delle relazioni sociali. Per il fatto che 200-300 persone hanno partecipato a momenti di danza contemporanea vuol dire aver raggiunto numeri che non si fanno neanche a Roma o Milano. Una partecipazione straordinaria di cittadini. E molti artisti stanno scrivendo per andare “Oltre Matera 2019” e vogliono portarcelo per la cerimonia di chiusura».

Rispetto al percorso che è stato fatto ci sono numeri in positivo rispetto al coinvolgimento garantito, al movimento di persone che hanno partecipato agli eventi?
«I numeri sono tutti molto buoni a partire da quelli dei volontari che sono tre volte quello che immaginavamo con 1500 volontari anzichè 500, di cui 250 stranieri, molto vicini. Quasi ventimila cittadini materani hanno partecipato direttamente alla produzione dei contenuti e il numero dei Comuni e il numero dei passaporti venduti che sfiora 80.000 con il 54 % per i cittadini e il 46% per cento da fuori Matera. Non dobbiamo poi dimenticare che abbiamo dovuto concentrare l’organizzazione negli anni dal 2017 in poi perchè 2015 e 2016 ci è stato impedito di lavorare».


Ma questo numero dei passaporti è più basso rispetto a quello che avevate previsto. Tra l’altro beneficiando anche delle incentivazioni al trasporto pubblico cittadino?
«Il nostro target era intorno ai centomila, ovviamente come ho avuto più volte modo di dire l’assoluta impossibilità di cooperare con Apt Basilicata perchè non essendoci stata alcuna collaborazione tra noi e l’Apt sul punto informativo, quello che doveva essere un punto di forza in realtà ciascuno ha giocato ciascuno la propria partita. Ma non per nostra volontà. L’Apt ha aperto molto tardi un posto assurdamente non in cooperazione ma quasi in competizione con il punto informativo di via Lucana, non altrettanto centrale di piazza Vittorio veneto e questo ci ha penalizzato. Però al di là dei numeri mi piace sottolineare il tema dell’accessibilità. I possessori del passaporto hanno fatto tantissime attività e sono andati a vedere cose che altrimenti non sarebbero mai andati a vedere ad un posto quasi pari a zero. Serviva più cooperazione con il mondo del turismo, non dovevamo fare l’alternativa alla Matera classica. Si è preferito pensare alla Fondazione come un soggetto a sè stante e non come un soggetto di rete. Questo è dovuto al fatto che con Apt non si è fatto un buon lavoro».

I numeri di Matera 2019  si possono interpretare in vari modi. Evidente è che la comparazione tra i turisti e la partecipazione agli eventi di Matera 2019 misurando anche i passaporti c’è una sproporzione: dovuta a cosa? Agli eventi, al pubblico, agli spazi?
«Quelli che hanno partecipato agli eventi sono circa 280.000 cioè uno su tre di quelli che sono venuti a Matera. Se si conta che vanno al museo o a vedere uno spettacolo il 15 per cento degli italiani abbiamo fatto il doppio della media. Se non avessimo insistito a fare noi Cava del Sole questi numeri sarebbero stati molto, molto inferiori. La Cava da sola vale circa 100.000 presenze, un successo straordinario per lo spazio, il modo in cui sono arrivate le persone senza muovere le proprie auto, per la qualità degli spettacoli tutti unici».


Qual è stato il risultato migliore?
«Secondo me quando abbiamo fatto lo spettacolo dell’Uomo sulla luna, non solo per lo spettacolo in sè ma anche perchè abbiamo messo i contenuti per strada direttamente visibili. Quella cosa non la puoi quantificare nè come presenze, nè come biglietti ma provoca la soddisfazione e la maggior voglia di tornare. In quella settimana abbiamo infatti avuto picchi di comunicazione perchè a migliaia hanno fotografato le lune. Questo deve anche far riflettere sul futuro dove i contenuti ben divisi su quanto si deve vedere solo all’interno. Ma è nostro dovere portare la gente fuori dai Sassi».

C’è qualcosa che non è stato fatto o non è andato come avreste voluto in questi mesi?
«Ho già detto la cosa principale. Sono dispiaciuto perchè avevamo sottoscritto una grandissima collaborazione con Giampiero Perri alla guida di Apt Basilicata e questa collaborazione è venuta meno. Penso si debba lavorare ancora sui Comuni dove ci sono margini di crescita straordinari. Credo che abbiamo fatto il 110 per cento di ciò che si poteva fare con le risorse a disposizione. Stiamo riuscendo in questi mesi di lavoro con il Comune di Matera e penso che se avessimo lavorato così fin dal 2015 avremmo fatto molto di più. Io credo che la Regione Basilicata dovrebbe porre un occhio a Matera per farne un traino per la Regione. Se devo dire una seconda cosa su cui non sono stato pienamente soddisfatto è la collaborazione sui contenuti con la Regione. Una governance più attenta avrebbe prodotto migliori risultati».

Nel 2020 quali sono le due cose fondamentali da fare a Matera?
«Io credo che Matera 2019 deve puntare su quattro grandi temi. Il primo concentrare l’attività sulla co-creazione, avere due opere liriche, due spettacoli teatrali e due film, ci stiamo lavorando in collaborazione con il Ministero. Secondo, ora che il nome di Matera è così noto bisogna lavorare con i vettori aerei a basso costo per destagionalizzare e lavorare molto su febbraio-marzo e ottobre-novembre per il 2020. Saranno nel 2019 1 milione le presenze e 500.000 arrivi. Molti altri aspettano di venire nel 2020 e bisognerà fare campagna di comunicazione per capire cosa fare. Poi ci sono altre due priorità locali: uno l’allungamento della città che deve avere sempre meno pressione sui Sassi e più spazi nuovi in cui far andare le persone. Chiudere percorso di qualificazione delle Cave, mettere a punto ciclo-pedonalizzazione. Bisognerà pedonalizzare fin quasi allo stadio.

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