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Il busto di Arcangelo Ilvento abbandonato a Grassano (MT)

Tempo di lettura 5 Minuti

Il carteggio che fa chiarezza sulla storia dimenticata di Arcangelo Ilvento, medico che combatté la tubercolosi

di GIOVANNI SPADAFINO

GRASSANO (MT) – La storia del dottor Arcangelo Ilvento, famoso medico igienista che tanto fece per l’Italia e la comunità di Grassano, è un riferimento importante non sempre presente nella memoria collettiva. Rispolverando  alcuni carteggi, e con l’aiuto dell’archivista Daniele Librato, ci è capitato tra le mani proprio il fascicolo che parla del famoso concittadino.

A Grassano c’è una piazza intitolata ad Arcangelo Ilvento e anche una scuola:  l’Istituto comprensivo. Ma, soprattutto, c’è il suo busto, che dal municipio guarda la piazza a lui dedicata. Quel busto, come emerge chiaramente dal carteggio storico, potrebbe non essere quello originale, realizzato da uno scultore quotato dell’epoca, bensì una riproduzione. L’originale, invece, è oggi spezzato ed abbandonato nell’ex Dispensario di via Gattini a Matera.

Questa storia ha inizio nel lontano 1939 a soli tre anni dalla morte dell’eccellente medico. Il 20 aprile del 1939,  il podestà geometra Michele Decuzzi con l’allora prefetto di Matera Pirretti, decise di dare lustro a Ilvento, come  si legge nella nota del Podestà: “A seguito di iniziative di questo comune e per vivo interessamento di S.e. il prefetto di Matera, l’On. Ministero degli Interni ha concessa, l’Autorizzazione, perché sia onorata, in Grassano, che ebbe l’onore di avergli dato i natali, la memoria al professor Arcangelo Ilvento, Gemma Fulgida della Scienza Medica e della Sanità Pubblica. Le Onoranze consisteranno nell’intitolazione al nome di Lui in una piazza di Grassano e di un asilo infantile che sarà appositamente costruito, e di affidare al culto delle generazioni una lapide che dirà di lui che porterà il suo nome e che onorerà la piazza che avrà il suo nome. Siccome il bilancio del comune di Grassano non può affrontare tutta la spesa occorrente, ho iniziata una sottoscrizione fra i cittadini di Grassano, per la raccolta dei fondi necessari per portare a termine l’iniziativa atta a rendere completa e solenne l’Esaltazione del Figlio Suo più Illustre”.

Questo il testo della lettera che il Podestà indirizzò  in primis ai grassanesi residenti, poi a  tutti i grassanesi emigrati in Italia,  al farmacista Domenico Crachi, presidente della Società di Mutua Benevolenza Grassanese di Brooklyn e a Girolamo Ragone presidente del Comitato Feste S. Innocenzo sempre a Brooklyn.

Ci fu una grande risposta da parte di tutti all’invito del Podestà e lo spirito generoso dei grassanesi in ogni dove nel giro di pochi  mesi  fece raggiungere  una somma cospicua. Dall’America  anche Anna Briganti,   la nonna dell’attuale sindaco di New York Bill Deblasio  donò dollari 1,00, e ancora da Tripoli 30 giugno 1939 una missiva di un certo Cristiano Focarile,  che nell’elogiare l’ iniziativa,  allegò  un vaglia da 50 lire; da Ferrara l’ingegnere capo del Genio Civile,  tale Vicenzo Padrandolfi. 

La lista è lunga e sono tanti i nomi e i cognomi che possiamo considerare i veri pionieri del volontario cittadino. Avuta certezza  della possibilità di perseguire l’idea, grazie alle tante donazioni, Decuzzi si attivò coinvolgendo il dottor Mario Garaguso, medico grassanese, e lo invitò a recarsi a Roma con tre  obiettivi: il primo incontrare i familiari del dottor Ilvento e spiegare di persona  le intenzioni  del Comune di Grassano; il secondo quello di trovare uno scultore che doveva realizzare l’opera; il terzo di tenere a Grassano il convegno medico scientifico già previsto a Matera il 28 maggio del 1939. Mario Garaguso si rivolse alla Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta Contro la Tubercolosi, probabilmente Ilvento ne fu membro attivo, e il professor Federico Bocchetti, segretario generale dell’associazione, indirizzò il dottor Garaguso da un famoso scultore del periodo fascista , tale Publio Morbiducci.

Nel carteggio, tra gli appunti del medico grassanese, abbiamo ritrovato l’indirizzo dell’artista con addirittura il numero di telefono 580-285. Morbiducci nel giro di poche settimane mandò un preventivo di spesa con allegato un lucido di come il busto  sarebbe stato realizzato. Nel 1941 si perde traccia di questo artista e compare, sempre tra i documenti, un preventivo e un contratto con un altro artista,  un esule triestino tale  Achille Tamburlini, che di lì a poco avrebbe dovuto  consegnare il lavoro. Quel “di lì a poco” durò più di otto anni; nel 1942 furono comprate le panchine per realizzare l’arredo urbano della piazza, da una ditta di Molfetta.

Nel 1943 fu inviato all’artista  un acconto di 2.000 lire e in una delle ultime lettere ritrovate si capisce che  l’artista aveva realizzato il calco in gesso, e che la Scuola del professor Mazzilli di Carrara, amico di Arcangelo Ilvento, doveva provvedere alla realizzazione del busto in marmo. Pur se  sconosciuto alle giovani generazioni,  ogni giorno, quella statua sembra quasi certificare l’unione e la collaborazione  dei due luoghi intitolati al medico: il Comune e la Scuola, che lavorano  fianco  a fianco  per la crescita della  comunità grassanese.

CHI ERA Arcangelo Ilvento nacque a Grassano il 14 novembre 1877 da Andrea e Felicetta Lerose. Si iscrisse al corso di laurea in Medicina e chirurgia dell’Università di Napoli, e  malgrado la prematura scomparsa del padre, riuscì a laurearsi nel 1900.  Prestò servizio come assistente nei nosocomi napoletani, dapprima agli Incurabili, poi in quello della Pace. Assistente volontario presso l’istituto di batteriologia dell’Università di Napoli nel 1904, nello stesso anno entrò a far parte della Sanità pubblica. Nel 1905, fu destinato a Palermo, dove dal 1906 al 1911 diresse l’Ufficio di sanità marittima, avviando il piano costruttivo e l’ordinamento della Stazione sanitaria del porto. Nel 1908 conseguì la libera docenza in Igiene pubblica presso l’Università di Palermo. Responsabile del servizio di profilassi anticolerica della provincia di Palermo dall’agosto 1910 all’aprile 1911, fu medico provinciale e direttore del servizio sanitario della provincia palermitana. Nel 1910-11 organizzò corsi di lezioni per la preparazione di disinfettatori in grado di operare in corso di epidemie coleriche. Nel  1911, inviato in missione a Tripoli,  appena occupata dalle truppe italiane, svolse una intensa attività: nel corso di una epidemia di colera organizzò il servizio di sanità marittima, elaborò un piano per la realizzazione di una stazione sanitaria e quarantenaria nel porto. Dal 1915 al 1918 fu direttore del servizio antiepidemico del comando supremo, quindi nel 1919 fu posto a capo dei servizi sanitari della Croce rossa italiana. Progettò l’istituzione di osservatori sanitari, di dispensari e di ambulatori in grado di operare su vasti strati di popolazione. Nel 1926  presentò al capo del Governo il progetto di legge per l’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi. Nel 1930  fu nominato capo dell’Ufficio d’igiene di Roma e vicedirettore generale della Sanità pubblica; nel 1935 fu posto a capo del Servizio sanitario delle colonie. Morì prematuramente ad Anzio il 3 agosto 1936.

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