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Antonio Dario, avvocato, candidato alla presidenza della Divisione Calcio a cinque

Tempo di lettura 7 Minuti

MATERA – Il direttivo della Divisione Calcio a 5 della Figc, vincendo il ricorso al Tfn, è tornato al timone, ma nell’ambiente del futsal italiano ci si sta preparando alle elezioni. Tra i candidati c’è anche l’avvocato Antonio Dario. L’aspirante presidente è giunto a Matera per presenziare alla presentazione in Comune del signor Prestito Cmb Matera, ma un incidente stradale trovato lungo il tragitto ne ha ritardato l’arrivo, ma Dario ha comunque incontrato i vertici del club biancazzurro e successivamente c’è stato spazio per un caffè, occasione ideale per un’intervista che ha abbracciato molti aspetti del futsal nazionale, ma anche lucano.

Innanzitutto, come si riparte dopo quello che ha vissuto la Divisione Calcio a 5, ma soprattutto come si ripartirà, se sarà lei alla presidenza, dopo il Covid.
«Non c’è dubbio che quello che noi meno possiamo governare è la ripresa dal punto di vista del problema sanitario e quindi tutti quelli che sono i protocolli sanitari che saranno imposti, o richiesti, li dovremo adottare. Mi fa piacere che anche il presidente Gravina è preoccupato e manifesta questa sua preoccupazione, perché è chiaro che quello che hanno fatto per la serie A è improponibile per noi in regime di dilettantismo. Il punto fondamentale è quello no. Già le società hanno i problemi a gestire questa stagione che sarà molto carente dal punto di vista del sostegno economico per le aziende che soffriranno questa crisi. Quindi da quel punto di vista lì non possiamo che attendere, essere fiduciosi e che la Federazione faccia la sua parte con gli organi governativi, perché siano dei protocolli a noi accessibili e laddove non fossero accessibili è evidente che dobbiamo anche noi preoccuparci di fare qualche qualche convenzione, qualche studio, con qualche collaborazione con dei centri medici che che si mettono a disposizione per facilitare quelle che sono le eventuali operazioni di controllo alle società, senza contare il problema del pubblico. È chiaro che il nostro sport, ma come tutti gli sport, vive di questo e quindi più è vicino il momento per tutti di riaprire i palazzetti, più significa superare questo momento, più significa concentrarci su quello che ci piace di più ovvero questa disciplina».
«La Divisione? Oggi c’è un commissario, domani ritorna il consiglio. Già si vocifera che poi ritornerà il commissario: i migliori inizi capitano dopo i peggiori finali. Questo è un brutto finale da ogni punto di vista. Dobbiamo partire da questo, dalla base, dobbiamo partire dalle cose più semplici che sono rappresentate dal rifare gruppo e società devono davvero contare sulle proprie forze e quindi non più fare voli pindarici, ma concentrarsi su quello che hanno e mi riferisco non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista delle risorse umane e quindi è veramente il fare appello alla volontarismo, fare appello ai giocatori di casa e magari è la volta buona che si sviluppa la base di tutte le discipline, la nostra in particolare, dell’attività giovanile. Uno degli aspetti fondamentali, per noi è capire e stare vicini alle società per come sviluppare l’attività giovanile, sarà una delle cose principali a cui noi assolutamente teniamo, se negli ultimi ormai 12-16 anni si è sempre pensato che la logica per sviluppare il talento locale fosse quello della obbligatorietà, credo che invece gli obblighi ci devono stare, ma bisogna più concentrarsi sugli aiuti e quindi trasformare un sistema penalizzante in un sistema di premialità e chi lo fa bene, chi lo sviluppa bene deve non solo ricevere le coppe se vince i campionati ma deve ricevere un sostegno economico».

Quindi si pensa al minutaggio, tipo quello che è stato utilizzato in Serie C di calcio negli ultimi?
«No. Più che a quello noi pensiamo allo sviluppo dell’attività di base attraverso l’inserimento di questo sport nelle scuole. La nostra è una disciplina che non ha necessità di strumentazioni particolari, è sufficiente un impianto, piccolo o grande, si può giocare fuori si può giocare dentro, quello che manca è la formazione, quello che manca è un collegamento fra la scuola e la Federazione, quindi il settore giovanile scolastico e il Miur. Bisogna davvero cominciare entrare nella scuola e far capire che è uno sport alla portata di tutti. Basta penare che questo è lo sport più praticato in Italia a livello amatoriale, quindi è incomprensibile come non abbia un seguito da un punto di vista organizzativo. Quello che manca l’attività di base».

Quindi perché scegliere Antonio Dario come nuovo presidente di questa Divisione?
«Qualcuno dirà che io non posso rappresentare il nuovo o il rinnovamento, ma senza dubbio possono rappresentare una somma di esperienze che secondo me hanno un grande valore. Io sto nella Federazione e mi occupo di calcio a 5 da 12 anni, non l’ho fatto come presidente e per come è strutturata la divisione la figura del presidente è quello che partecipa al consiglio direttivo della Lega, è quello che partecipa al consiglio federale, evidentemente è predominante, è lui che dà le indicazioni. Io credo che nei miei 12 anni sotto la presidenza Tonelli ho imparato molto, ho acquisito delle specificità, delle capacità di Tonelli, che erano fine politico, poi non mi è piaciuto negli ultimi anni suo immobilismo, e questa è la ragione per cui poi 4 anni fa decidemmo di seguire un’altra strada, questi quattro anni sono stati formativi perché mi hanno posto davanti a una serie infinita di problematiche, quindi credo che il mio valore aggiunto è rappresentato da questa mia esperienza dal fatto di essere una persona che ha frequentato questi ambienti ed è determinante perché noi siamo una piccola componente che fa parte della Lega Nazionale Dilettanti e della Federazione e tu non puoi pensare di andare in autonomia, di reclamare la nostra indipendenza: facciamo parte di una grande famiglia, con quei genitori bisogna andare d’accordo, bisogna trovare un punto comune. Sarà basilare, sarà fondamentale far capire che il calcio a cinque, a livello di attività di base, è fondamentale per il calcio, come per noi è fondamentale il calcio, che è certamente lo sport più conosciuto, così avremo grandi soddisfazioni».

E’ notizia recente che la Juventus vuole affacciarsi nel mondo del futsal. Quanto sarà importante?
«Io credo che sia fondamentale. La notizia è già stata resa pubblica. La Juventus è la squadra traino in Italia, non solo perché vince 9 scudetti consecutivi. Ma è sotto gli occhi di tutti: ha una strutturazione, un’organizzazione, una compagine sociale di assoluto valore, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo. Se la Juventus si permette di presentare un progetto futsal e di partire prendendo l’allenatore della Nazionale Italiana di futsal vuol dire che ci credono fortemente. Fortuna vuole che Alessio Musti sia un nostro amico. Alessio Musti è la persona con cui abbiamo condiviso questo progetto e quindi sarà per noi, credo proprio un apripista fondamentale, per lui perché è una persona straordinaria, capace che se ha saputo convincere la Juve della validità, della bontà di questo progetto, credo che questo premi lui, ma a premi e soprattutto soprattutto la divisione, soprattutto il nostro movimento. Mi ha raccontato quello che è stato il percorso per approdare alla Juve, mi ha parlato di 6 appuntamenti, di colloqui infiniti. Insomma è stata una cosa straordinaria. Questo progetto prevede nei primi due anni di partire con le categorie di base, per poi allargarsi alle categorie agonistiche e non è detto che nell’arco di 3-4 anni al massimo partano anche con una prima squadra. Dopo la Juve, sono già convinto che dall’anno prossimo altre società partiranno. Intanto l’anno prossimo partirà un primo campionato Pro, quindi dedicato a società professionistiche under 13 di futsal. Scusate se è poco.

Tema Vir (la Var del calcio a 5). Quanto è applicabile in Italia?
«E’ molto facile da applicare, così come hanno fatto in Spagna. Io l’ho visto per la prima volta alla finale la finale della Coppa di Spagna. In realtà è una tecnologia che loro hanno chiesto in prestito dal calcio. La si prende, ha un costo e quindi si tratterà di capire se ci saranno risorse sufficienti nell’immediato per applicarla, non al campionato perché sarebbe eccessivo, ma in coppa, credo possa essere una cosa fattibile».

Lei è qui a Matera. Una Matera che con il Cmb ha trovato la Serie A. Poi in A2 ci saranno Orsa Viggiano e Bernalda. Più la truppa di squadre in Serie B. Una regione piccola la Basilicata, ma che vive di futsal.
«Si è sempre pensato che la Basilicata fosse una succursale della Puglia, che ha sempre dominato come regione il numero di società e squadra. Invece la Basilicata è una realtà e basta pensare che ha una società in Serie A e la Puglia no, nonostante la difficoltà dell’impiantistica, ma questa magari è una cosa un po’ comune a molte regioni. La Basilicata si sta proponendo come una delle regioni più importanti. Credo che il Cmb per quello che ci ha fatto vedere l’anno scorso, per la serietà delle persone, per l’approdo a Matera, sia senza dubbio una società importante a livello nazionale».

Parlando di Nazionale, che squadra dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro e cosa potrà fare questa Nazionale?
«Bisogna porre obiettivi a medio e lungo termine. Probabilmente bisogna ancora fare affidamento a qualche giocatore che non sia magari formato in Italia. Una delle nostre idee che non è quella di costituire un team Italia, come nel volley, cioè mettere in mano ad un allenatore una rappresentativa di giovani promesse da far giocare in A2».

Queste sono alcune delle idee di Antonio Dario. A lui sta essere eletto e poi mettere in moto queste sue progettualità.

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