Salta al contenuto principale

«Potenza sporca, Acta da rifondare»
Il bilancio del sindaco Dario De Luca

Basilicata
Chiudi

Sindaco Potenza,Dario De Luca,

Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
18 minuti 18 secondi

DOPO due anni di amministrazione, si può iniziare a fare un primo bilancio. E il sindaco di Potenza, Dario De Luca, ci ha raggiunto in redazione per raccontarci mesi molto difficili, pieni di contrasti politici e polemiche che abbiamo voluto tenere fuori dalla discussione. A noi interessava più un quadro generale della città dalla dichiarazione del dissesto, fino alla scissione di rapporti ormai consolidati che, però, per il Comune rappresentavano un costo non più sostenibile. Due anni in cui si è passati dalla gestione del trasporto pubblico urbano targata Cotrab, al nuovo gestore Trotta. In cui si sta tentando di chiudere alcuni importanti cantieri, come quello del Nodo complesso del Gallitello. Due anni in cui la città - è sotto gli occhi di tutti - si è indubbiamente impoverita: di servizi, di manutenzione stradale. E in cui davvero molto c’è da fare per essere attrattivi per i giovani che, purtroppo, sempre più spesso decidono di lasciare il capoluogo. «E la città si intristisce - dice il sindaco - soprattutto per questo». Come saranno i prossimi anni? Abbiamo provato a capirlo.

DOMANDA Ai due anni possiamo iniziare a tracciare un primo Bilancio di questa amministrazione...
RISPOSTA «Partiamo dall’inizio. Quando mi sono insediato ho trovato una situazione disastrosa. Ero assediato da tutti quelli che avanzavano soldi dal Comune. L’assessore Martoccia mi disse che non si trattava di 15 ma di 30 milioni “fuori” che poi, limando portammo a 26 milioni. Una follia. Ma qualcuno sapeva. Beniamino Straziuso, quando Santarsiero si lasciò decadere, in consiglio lo difese e disse: “ha avuto senso di responsabilità perché se si fosse dimesso sarebbe arrivato il commissario e avrebbe dichiarato il dissesto”. Avevano cercato di vendere il tribunale di Potenza a 27 milioni di euro e quando il bene fu dichiarato invendibile crollò tutto». 
D. Dalle sue parole pare di capire che qualcuno voleva “rimuovere” il problema.
R. «Quando ho iniziato a chiedere il bilancio mi rispondevano “è tutto a posto” ma poi mi chiamavano dalla discarica di Atella dicendomi che avanzavano un milione di euro e minacciavano di non farci più entrare, da Cotrab venivano avanzando crediti per 9 milioni e minacciando di sospendere il servizio se il Comune non avesse saldato almeno una rata. Venivano le donne delle cooperative sociali di assistenza piangendo, non prendevano lo stipendio da 5 o 6 mesi. Io in vita mia non ho mai avuto debiti, ricordo che dallo stress finii in ospedale. Entro fine settembre bisognava approvare il bilancio preventivo. Pressai gli uffici, lo fecero di fretta e furia senza particolari alchimie: bene, il consuntivo del 2013 aveva un disavanzo di 14,2 milioni. E se consideriamo i 9 milioni del primo “salva-Potenza”, la cifra reale era di 23 milioni. Dopo la diffida del prefetto perchè si chiudesse entro i 20 giorni successivi, venne nominato un commissario ministeriale ad acta. Ricostruì il bilancio chiamando i dirigenti. Chiuse la sua relazione con meno 24: “il bilancio non si può chiudere” decretò. Fu un'operazione devastante: il metodo per chiudere in pareggio era individuare i 25 milioni di contributo regionale. Io mi rifiutai di scrivere 25 milioni in entrata dalla Regione, come voleva fare il mio assessore. C'era bisogno di esattezza ed esigibilità, due requisiti che mancavano. L'aiuto della Regione fu in realtà di solo 200mila euro». 
D. Quali erano le anomalie di quel Bilancio “fantasma”?
R. «La spesa più appariscente era il trasporto pubblico: 16 milioni nel 2014. Abbiamo lavorato sulla razionalizzazione dei costi. Siamo riusciti a fare il contratto dopo non poche difficoltà e abbiamo tolto 9 milioni dal sistema trasporti. La grande partita all'orizzonte è il bando di gara regionale: in campo ci sono 110 milioni di euro e dal 1° gennaio 2018 il sistema cambierà. Il contratto di Trotta, infatti, scade a fine 2017. Intanto io ho cambiato le regole del gioco: non più rimborso a pie' di lista ma chilometrico, e ho obbligato Trotta a riscuotere i biglietti. Il mese prossimo potrebbero entrare in funzione le bigliettatrici». 
D. Il trasporto è finito anche in un’inchiesta.
R. «La Gdf si è presa di tutto e di più, il danno erariale solo sul trasporto è stato quantificato, come leggevo da indiscrezioni di stampa, in 17 milioni. Ma l'inchiesta riguarda anche le pulizie». 
D. Coi mesi i suoi oppositori sono cresciuti. Tra loro anche molti ex sostenitori.
R. «All'abbattimento della mia amministrazione si sono unite destra e sinistra, usando leve delinquenziali e pressioni come quella del pornoricatto. Dalle carte che lessi scoprii che il secondo ricatto – dopo il cambio Salvia-Morlino – riguardava proprio la non firma del contratto a Trotta. Gli oppositori? Rocco Coviello e Dino Bellettieri sono stati silurati dal partito perché mi sostengono. Io penso che in molti sbaglino a parlare di fedeltà, lealtà e tradimenti: io sono rimasto coerente con quanto detto in campagna elettorale: se una cosa è necessaria si deve fare, per il bene comune. L'importante è non essere ricattabili». 
D. Cosa risponde a chi l’accusa di governare grazie al centrosinistra?
R. «Io mi sento una persona di destra. Amo il senso dello Stato e delle istituzioni, l’onestà e quello che una volta si chiamava “ordine” ma ora è una parola un po' desueta. Sono cresciuto in una famiglia di destra e abbiamo sempre avuto cordialmente sulle palle la sinistra. E se al posto mio fosse andato lì l’avvocato Petrone, che è un gran galantuomo, avrebbe fatto quello che sto facendo io: quello che si doveva fare, non quello che ho voluto fare. A destra ci sono due filoni: quelli del saluto romano, dell'effigie, del tutti contro tutti e quelli che pensano che sostituire il sistema significhi sostituirlo con qualcosa di uguale e contrario». 
D. E all’inizio lo slogan era distruggere tutto. Forse anche qualcosa di positivo, come le scuole materne. E se si pensa al plesso di via Roma, erano pure stati spesi soldi pubblici per rifare le cucine. Non è stato un errore?
R. «Quello delle scuole comunali è un discorso diverso. Il Comune aveva assunto tante maestre e io mi sono trovato nel momento in cui molte di loro stavano andando in pensione. Io sono rimasto senza maestre e non posso assumere ma, allargando il discorso, il Comune ha sempre meno trasferimenti da parte dello Stato. E questo fa sì che i Comuni in una prospettiva futura non possano dare servizi più di quelli minimi, tipo strade e illuminazione pubblica. In futuro nessun Comune potrà sostenere le scuole materne». 
D. Ma come si esce da questa situazione? Non abbiamo speranze?
R. «Io il dissesto non lo volevo ma, dopo che tutti i giorni ero lì in Regione a chiedere soldi per uscire da questa situazione, Pittella mi disse “Basta, i soldi non ci sono. Dichiarate il dissesto e poi troveremo i soldi da mettere sul Riequilibrio”. Quella frase poi è stata interpretata falsamente come se Pittella avesse detto ab origine: “dichiara il dissesto e poi diamo la colpa a Santarsiero”. Detto questo, la Regione ha garantito questi 32 milioni sul periodo di Riequilibrio (allungato fino al 2017): 5 e mezzo nel 2015, 5 e mezzo nel 2016 e 21 milioni nel 2017. E così azzero i disavanzi ma intanto ho fatto delle operazioni draconiane in questi anni, per far rientrare in riequilibrio il Bilancio che, nel 2018 senza nessun contributo esterno dovrebbe tornare in pareggio. Lacrime e sangue, ma per avere un futuro».
D. C'è anche un problema di pagamenti. La Basilicata nelle statistiche è agli ultimi posti per gli introiti. Quanti soldi i cittadini non hanno pagato in termini di tasse?
«E’ molto sentito il problema dell'evasione. Dobbiamo migliorare sia il sistema dell'accertamento che della riscossione. Ho trovato un sistema non sempre efficiente soprattutto per quanto riguarda la riscossione». 
D. Per scelta clientelare?
R. «No, la macchina amministrativa comunale è un po' obsoleta, non è una questione politica».
D. E' sottodimensionata la pianta organica del Comune?
R. «E' una risposta difficile da dare. Tra pensionamenti e prepensionamenti sono usciti fuori 70 persone. Una grossa cura dimagrante. Siamo passati da 26 dirigenti che c'erano quindici fa ai 5 attuali. E rimarranno in tre a breve per altri due pensionamenti. Il Comune massimo con 8 dirigenti può funzionare, ma va fatta una selezione come Dio comanda. Il ruolo del dirigente è fondamentale, ma non basta essere bravi, deve essere capace di gestire le risorse umane. E in questo senso al Comune di Potenza ho trovato una situazione un po' difficile». 
D. Aumenteranno ancora le tasse? 
R. «No, quello che dovevamo aumentare l'abbiamo già aumentato, ma la leva fiscale non ci è stata utile, perchè le aliquote erano già al massimo. Abbiamo però ridotto molto le agevolazioni dopo il dissesto. Non ha funzionato la leva fiscale, ma il taglio delle spese. Abbiamo tagliato le spese per il trasporto pubblico locale, quella per le pulizie degli impianti sportivi e scale mobili, l'assistenza ai disabili nelle scuole. Cifre esorbitanti in quest'ultimo caso. Ora l’assistenza di base è a carico del Miur, il Comune si deve far carico dell'assistenza specifica alla comunicazione. Noi fornivamo un'assistenza di base di 30 ore settimanale in rapporto uno a uno. E per questo gli assistenti sono cresciuti in maniera spropositata. Tutta questa gente ha fatto per 20 anni questo lavoro, ma parliamo di persone che non hanno però delle competenze specifiche, anche se sono bravissime con i bambini. Ora quello che stiamo facendo è condurli su un percorso di specializzazione che permetta loro di rientrare quando poi noi andremo a fare il bando per l'assegnazione».
D. Questione rifiuti. Potenza ha un serio problema che probabilmente ci porteremo avanti per anni: il capoluogo non ha più una discarica, continuiamo a portare i rifiuti ad Atella e Venosa. Anche ammesso che il sistema dovesse andare a regime, si continuerà a conferire fuori, con costi che non diminuiranno. Esiste un progetto che cerchi di risolvere questo problema?
R. «Il Comune di Potenza era tenuto incaprettato in un sistema soffocante. Doveva andare al Centro di trasferenza di Tito. Poi è stata chiusa quella piattaforma per motivi giudiziari e ora portiamo noi direttamente con l'Acta i rifiuti ad Atella e Venosa. Questa cosa qualcosina ce l'ha già fatta risparmiare. La differenziata comporta ora un maggiore costo di raccolta, perchè ci vorranno più braccia e risorse. Ma ci rimarrà da portare in discarica solo la frazione dell'indifferenziata (25%). Poi c'è un'altra frazione, che è quella organica, che dovrebbe incidere sul 30%. Il resto saranno materiali nobili che addirittura potremmo vendere. Ci rimane il problema del trattamento dei rifiuti indifferenziati, che dovremmo continuare a portare in discarica o a Fenice, e della frazione organica, che dovrebbe avvenire tramite compostaggio. Ma noi in Basilicata non abbiamo un impianto, il più vicino è a Laterza che, però, è quasi saturo. La nostra frazione organica dovrebbe corrispondere a circa 20 tonnellate al giorno e quell’impianto non ce la fa. Quindi dovrò rivolgermi a impianti che sono o in Sicilia o in Alta Italia. E capite bene questo cosa significa. La giunta regionale ha preso atto di questa situazione. E c’è un progetto che prevede la realizzazione di impianti di compostaggio». 
D. E’ stato già ipotizzato un luogo?
R. «Ad Atella sembra che qualcuno si sia già candidato, anche a Venosa. Ma il problema che io avevo posto è che noi non possiamo continuare così. Ed è significativo quello che accade ogni volta che c’è una riunione dell’Osservatorio rifiuti: la spazzatura viene spostata da una parte all’altra. Sembra di assistere a un’emergenza continua, che fa capo a una mancanza di programmazione a livello regionale e provinciale. Io avevo proposto alla Regione Basilicata di valutare una soluzione che abbiamo sotto mano da tempo. E non me la sono inventata io, è del professor Salvatore Masi dell’Università degli studi della Basilicata, che l’aveva già proposta alla Regione ma senza fortuna. E temo che anche stavolta rimarremo inascoltati. Il depuratore delle acque di Potenza, che gestisce ora Acquedotto lucano, ha una sezione di digestione aerobica dei reflui estremamente sovradimensionato. A tal punto che l’apporto organico delle fogne potentine non è sufficiente per mantenere in vita la flora batterica anaerobica. Per cui si sono dovuti inventare un trattamento parziale di questi reflui per far funzionare alla meno peggio. Questi digestori anaerobici del depuratore di Potenza sarebbero in grado di trattare la frazione organica dei rifiuti solidi urbani di un bacino di utenza di circa 200.000 abitanti. Quindi non solo Potenza, ma anche tutto il circondario. Salvatore Masi dice che occorrerebbe solo realizzare un piccolo impianto di pre trattamento del valore di circa un milione e mezzo di euro. La frazione organica verrebbe così pre trattata e immessa nel sistema di digestione anaerobica, ottenendo energia, gas metano. Il materiale residuo sarebbe un compost che potrebbe essere usato anche in agricoltura. Sarebbe una valida soluzione per risolvere il problema. Ma se la Regione non realizza subito questo impianto, io sarò costretto a conferire a Milano o in Sicilia». 
D. E la Regione cosa ha risposto?
R. «Siamo in fase di interlocuzione. Ma parliamoci chiaro: se la Regione si trova in braghe di tela è perchè qualcuno sui rifiuti ci ha guadagnato. E quando tu gli vai a toccare i soldi in tasca, quello si ribella».
D. E a proposito di soldi: anche ai cittadini ne vengono chiesti tanti - le tasse sono altissime - ma per avere in cambio quasi nessun servizio...
R. «Il cittadino ha ragione, è sotto gli occhi di tutti. Vedo la città sporca e sto provando a incidere, ma non sono superman. E avrei bisogno di una squadra che marciasse unita in un’unica direzione».
D. Città sporca: ma è colpa dell'Acta, che è comunale?
R. «Sì, ma se un'azienda non funziona e io lo lamento più volte, a chi spetta apportare correttivi? A chi la amministra. Ascoli ha difficoltà a gestire un'azienda che è stata costruita male da una cattiva politica che ha fatto sì che progressioni verticali di carriera abbiano portato i netturbini in ufficio. Creando un addensamento di persone che non hanno una funzione, mentre ci sono quelli che hanno una funzione in strada. E poi c'è un sistema di controllo che non funziona, un problema di governance c'è».
D. D'accordo, ma tocca a lei risolvere il problema e non solo prenderne coscienza.
R. «Lei deve assistere al prossimo cda dell'Acta tra pochi giorni. Scadono le cariche e io ho già cambiato il presidente per motivi di pensionamento. Adesso decideremo sulla governance, perchè è da lì che si deve partire. Prendo atto che ad oggi l'Acta nonostante le plurime attività di richiamo non ha apportato i correttivi necessari. I miei richiami sono caduti nel vuoto. L'Acta ha dei margini di inefficienza notevoli e per poter essere portata ad efficienza bisogna da un lato far sì che chi deve fare le cose le faccia, anche per esempio con gli ispettori ambientali. All'Acta ce ne sono sei, ma a Potenza non è mai stata elevata una contravvenzione a chi non rispetta le regole sul conferimento dei rifiuti e poi gli uffici sono sovradimensionati, tanto che siamo orientati a dirottare all'Acta anche la gestione dei parcheggi a raso».
D. Due maxi cantieri in città: nodo complesso e via Angilla Vecchia. 
R. «Per il primo ci siamo. Abbiamo fatto una riunione con vicesindaco, assessore alla mobilità e ai lavori pubblici, è stato depositato il collaudo statico, aspettiamo il Genio Civile ed apriamo in una decina di giorni in uscita il ponte e rimettiamo in entrata il passaggio a livello. Poi al massimo in una ventina di giorni possiamo fare l'inaugurazione. Per il secondo cantiere, non è nostro. Le Fal hanno avuto difficoltà sui cavi di fibra ottica. E' stato fatto un bypass e il responsabile del cantiere ci ha comunicato che in un paio di mesi si riapre al traffico».
D. E sulla Cip Zoo?
R. «Il problema è che l'area è molto ben valorizzata sul bilancio regionale. Mi dicono, ma non ne ho conferma, che avrebbe un valore commerciale di 25 milioni di euro. Credo che sia intenzione della Regione realizzare il Parco richiesto da 12.000 cittadini, ma non posso sostituirmi ai loro compiti. La nostra esigenza piuttosto è quella di portare a ultimazione il parco fluviale del Basento. Abbiamo stanziato un po' di soldi per arrivare fino agli scavi archeologici del nodo complesso. Il parco fluviale si interseca in maniera inevitabile con il recupero del ponte Musmeci. Noi però dobbiamo ricordarci che a Potenza le opere talvolta si riescono anche a realizzare. Ma poi bisogna saperle mantenere».
D. La città verticale funziona? 
R. «Per le scale mobili di viale Marconi e via Armellini, buona frequenza quotidiana, ma oggi copriamo appena il 20% delle spese. La scala mobile di Santa Lucia, on il senno del poi, se mi avessero chiesto dell'utilità nel realizzarla avrei espresso parere negativo. Parliamo di numeri ridicoli, eppure ci sono state polemiche infinite quando le chiudemmo. Ora ci sono e dobbiamo lavorare per renderle fruibili, magari modificando anche le linee urbane consentendo agli studenti di fermarsi lì per arrivare alle scuole di Poggio Tre Galli. Il problema è trovare una buona funzione per quegli impianti e integrarli col sistema di trasporto su gomma».
D. Potenza resta collegata male. 
R. «Parto dal fatto che non sono per nulla contento del Terminal degli autobus a viale del Basento. Va assolutamente ripensato, magari dislocato. E lo dico annunciandovi che nei prossimi giorni terremo una conferenza stampa con Ntv, il gestore di Italo perchè partiamo con Italobus, per collegarci meglio alle grandi città». 
D. Il quadro, a sentire la gente, è nero.
R. «Lo dico da potentino: abbiamo questo difetto, siamo i nostri primi detrattori. Siamo i primi a parlare male della nostra città. E' capitato spesso anche a me, ma credo che lo si faccia per il troppo amore. Ho l'impressione che i materani di Matera non parlino male, eppure anche lì ci sono problemi».
D. A proposito di Matera 2019, Potenza come si aggancerà a questo treno?
R. «Facendo i compiti a casa, ma mai in competizione, perchè Matera 2019 è una grande occasione per tutto il Sud. Già adesso stiamo vivendo un riflesso. Matera se la sta già godendo e deve cercare di conservarsi questo privilegio anche dopo». 
D. E sul nostro centro storico?
R. «Dopo il terremoto fu chiuso con il filo spinato. Chi lo ha abbandonato allora, dopo la ristrutturazione, non ci è più tornato. E si trattava per lo più di proletari. Poi c'è stato il boom speculativo, pochi benestanti ci sono riusciti a tornare. La desertificazione va fatta risalire al terremoto. Per poter fare una politica seria sul centro storico bisognerebbe far capire ai proprietari di case che tenerle vuote non è un bene. Abbassassero i prezzi degli affitti. E poi non potrà essere una scusa il problema dei parcheggi. Perchè anche in tal senso vogliamo intervenire rendendo efficiente un sistema di trasporto urbano. E' mia intenzione partire con una politica di affezione al mezzo pubblico e disaffezione a quello privato».
D. E in che modo?
R. «Per esempio intervenendo sul traffico. E noi potentini, dobbiamo dirlo, siamo davvero maleducati alla guida. D'intesa con la Polizia locale, dal mese di giugno spero possa entrare in vigore il sistema dello Street Control, con gli smartphone collegati al loro sistema centrale. Basterà una foto per risalire all'infrazione e in automatico partiranno le multe. In un'ora di prova abbiamo elevato 84 contravvenzioni».
D. Questione Ferriera.
R. «La Ferriera la conosco da quando il proprietario era Lucchini, avendo lavorato con loro. Quando c'era Lucchini la fabbrica aveva un motore obsoleto che veniva tirato al massimo, quando si entrava nel capannone, quando funzionava il forno, non si vedeva a due metri. Poi arrivò Pittini. Una quindicina d'anni fa si presentò alle autorità politiche per la dislocazione, ne sono testimone, furono dirottati al Consorzio Industriale Asi di Tito. Lì trovarono il terreno giusto. Pittini iniziò ad accantonare per ogni bilancio una quota considerevole di soldi da investire. Un giorno dovendo realizzare un impianto collaterale decise di chiedere allo stesso consorzio un lotto a Tito in maniera da costruirlo nella stessa area della futura delocalizzazione. Ci fu un rifiuto perchè quel lotto era stato destinato all'Interporto. Ovviamente quel lavoro non si fece e l'accantonamento di una cinquantina di milioni di euro fu investito per migliorare le condizioni generali di sicurezza dello stabilimento di Potenza».
D. Nonostante tutto inquina, il problema c'è.
R. «E’ una fabbrica che è inserita nel contesto urbano, questo è il problema. Quella è un'acciaieria, un’industria pesante. E' vero che quello che si vede è vapore acqueo perchè ci sono le torri di raffreddamento, ma il forno produce fumi, emissioni. Non esistono fabbriche pesanti a emissioni zero». 
D. A proposito di inquinamento, che ne pensa dell’inchiesta in Val d'Agri?
R. «Fin dal principio mi sono chiesto come si possono reiniettare dei liquidi all'interno di un pozzo senza inquinare le falde acquifere? Nel libro “Totem Nero” di Enzo Alliegro è spiegato bene come le compagnie petrolifere sono entrate in Basilicata. Loro saggiano la reattività dei cittadini e in Val d'Agri il petrolio se lo aspettavano fin dal 1906. Quando sono arrivate le compagnie petrolifere sono stati stesi tappeti rossi, grande accoglienza, ma hanno anche trovato un'amministrazione semplice. Hanno alzato e abbassato le tutele a seconda della reazione. Io dico volete reiniettare le acque estratte, mi fate prima un impianto di depurazione, ma prima di reiniettarle voi, figli, mogli e nipoti le bevete e poi procedete. Il dramma è che qui oggi nessuno si fida più di nessuno». 
D. Domenica c'è il referendum...
R. «Andrò a votare e voterò sì, ma ben sapendo che il quesito è secondario. Il nostro deve essere un segnale per dire “io non ci sto”. per questo abbiamo detto “no” anche a Shell per Montegrosso. Questi signori ci hanno chiesto la valutazione per l'impatto ambientale per reperire i dati disponibili senza attività sul territorio. E' un modo chiaro per farci esporre, al quale noi abbiamo risposto che chi vuole venire a esplorare questo territorio deve dire tutto, cosa fa, dove lo fa, il Basento che fine fa e i boschi circostanti. Vogliamo sapere tutto: per le semplici elaborazioni dei dati, non c'è bisogno di autorizzazioni».

(le domande sono state poste da Roberto Marino, Alfonso Pecoraro, Antonella Giacummo, Francesco Menonna, Rocco Pezzano, Leo Amato ed Eugenio Furia)

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?