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Dall'Arpab ai Piani acqua e aria
Tutti i ritardi della Regione

Basilicata
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di EUGENIO FURIA

POTENZA – Una conferma, una richiesta e una tiratina d'orecchi, anzi qualcosa in più. Dalle critiche mosse all'Arpab per la sua inadeguatezza nei controlli legati al petrolio, la Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti in visita a Potenza ieri è passata direttamente all'attacco della Regione. Alzando il tiro, e con l'imbarazzo aggiuntivo di sentire un esponente pd, il presidente dell'organismo Alessandro Bratti, che di fatto critica senza mezzi termini un suo compagno di partito (oltre ai due predecessori), al netto del ruolo istituzionale ricoperto da entrambi: perché al governatore Pittella ieri è stata da un lato ricordata la colpa dell'ente (di cui l'agenzia stessa è diretto braccio operativo ed emanazione) nel non saper gestire il carrozzone Arpab, dall'altro avanzata la richiesta di chiarimento su come sono stati spesi i milioni delle royalties e per finire ventilata l'ipotesi di un'infrazione Ue. Quest'ultimo scenario, non legato direttamente al caso petrolio, è stato evocato da Filiberto Zaratti (Sinistra Italiana) a proposito del Piano di tutela delle acque e del Piano di difesa della qualità dell'aria: la Regione Basilicata non s'è adeguata alla normativa europea – ha spiegato il componente della Commissione ecoreati – tanto che «è prossima a venire una procedura d'infrazione dell'Unione europea». La questione è per Zaratti non da poco tanto più «in un territorio come la Basilicata dove le vicende ambientali hanno le ricadute che tutti conosciamo». Bratti: «Diciamo che la Regione ci ha un po' dormito su».
A margine delle audizioni in Prefettura, è però l'Arpab a tenere banco durante la conferenza stampa che all'ora di pranzo interrompe il viavai a porte chiuse al secondo piano e a cui prendono parte anche Paolo Arrigoni (Lega Nord), Stefano Vignaroli e Paola Nugnes (M5S), Giovanna Palma (Pd) e Bartolomeo Pepe (Gruppo misto). «Sottovalutazione» è la parola quasi da diagnosi medica più usata da Bratti per definire l'incancrenirsi del bubbone Arpab. Una sottovalutazione – chiosa – ammessa anche dal governatore Pittella in sede di audizione. «In Basilicata il petrolio è da anni un'attività imprenditoriale importante, è per questo che nel tempo ci saremmo aspettati una serie di attività di controllo e verifica pubblica. La dotazione tecnica e quella professionale non erano adeguate a impianti di questo genere, dal sistema di controllo obsoleto a quello centralizzato rotto a giorni alterni ai laboratori non accreditati. In Arpab ci sono certo risorse qualificate ma molte altre mortificate. La Regione si muove adesso (riferimento alla dotazione di 10 milioni nella Legge di Stabilità regionale, a fine 2015 – ndr) ma lo fa palesemente in ritardo. Le colpe non sono solo di questa legislatura ma almeno di quella precedente, di certo nominare dei dg tutti con problemi giudiziari non ha dato la giusta enfasi all'Agenzia». 
Il presidente della Commissione è anche tornato sul bisogno di smarcarsi dall'aut-aut lavoro-salute: «A differenza di Tecnoparco, Cova ha avuto parecchi contraccolpi e il rischio è che si vada per le lunghe. Noi non siamo qui per fare processi ma cerchiamo di capire il fenomeno, e tra tutti i sindaci e le associazioni ambientaliste ascoltate nessuno ci ha detto “Chiudiamo gli impianti”, benché spesso si sentano due versioni opposte sulla stessa questione e l'Eni ribadisca una prassi che nel 95% dei casi contrasta con la linea della Procura. Ma proprio da alcune parole di Eni e della Procura mi pare di capire che ci sono le condizioni per evitare che la situazione diventi esplosiva, se alle ricadute ambientali si aggiungono quelle occupazionali. Bisogna cercare quanto più possibile una soluzione che tuteli salute e lavoro, evitando di aggiungere problemi a problemi».
Bratti ha annunciato che scriverà al premier Renzi, «da parlamentare più che da presidente della Commissione», per chiedere un cambio di rotta nel dialogo tra Stato e imprese: «Va bene sburocratizzare ma servono più tutele».
La senatrice grillina Nugnes ha denunciato il sistema tutto politico di nomine ai vertici delle Agenzie ambientali e ha rilanciato l'urgenza di rendere operativa la legge ad hoc approvata all'unanimità a Palazzo Madama sul riordino delle Agenzie stesse.
Prima dell'estate la Commissione – che aveva in programma la visita in Basilicata ma l'ha anticipata dopo gli arresti del 31 marzo – tornerà per occuparsi delle bonifiche nei siti d'interesse nazionale.

e.furia@luedi.it

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