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Pd, Speranza grida «Basta» a Pittella
L’opposizione interna conta i suoi uomini

Basilicata
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di ROCCO PEZZANO

POTENZA – Il giovane deputato grida la sua rabbia contro i teatrini della politica politicante, e le mani scrosciano in un applauso la cui eco tarda a spegnersi. Sembra di stare dalle parti di Mr Smith va a Washington di Frank Capra. Poi si va via abbracciandosi tutti sulle note di Blowin' in the wind di Bob Dylan: e qua ci si potrebbe sentire reduci da Woodstock.
Poi si guarda meglio: le bandiere sono quelle del Pd. Non ci sono figli dei fiori in giro. Il giovane deputato è Roberto Speranza, che ha chiuso una lunga serie di interventi di esponenti politici delle varie Repubbliche, dalla prima in poi, nell'incontro organizzato dalla minoranza interna. E praticamente tutti gli interventi avevano un comune denominatore: la critica – spesso aspra – al governo regionale retto da Marcello Pittella e a quello nazionale guidato da Matteo Renzi.
Il Pd oggi è questo: un organismo polverizzato e che al pubblico si presenta a doppio binario: chi sta con la maggioranza e chi con l'opposizione interna.
Ieri mattina la sala conferenze del Park Hotel di Potenza era colma fino alla saturazione. Ci si conta, in vista dell'appuntamento sempre atteso e sempre rinviato: il congresso regionale. C’è anche il sottosegretario all’Interno Filippo Bubbico (che non parlerà).
Dunque: un nuovo segretario; una nuova giunta regionale, politica e non più “dei tecnici”, che non piace più a nessuno; e il rispetto reciproco per arrivare di nuovo all'unità del partito. Queste le richieste fondamentali emerse ieri. Le ribadiranno, quelli dell'area Speranza, in altri incontri nel Potentino, a Matera, nella Val d'Agri-Lagonegrese, nel Metapontino e nel Vulture.
L'unica voce fuori dal coro è stata quella di Roberto Cifarelli. Il capogruppo del Pd in consiglio regionale difende come di consueto Pittella, giudicandolo «vittima» della situazione. «Svoltiamo insieme – ha concluso – per un Pd unito e aperto, per dare a Pittella più forza, per il bene della Basilicata».
La teoria di interventi non segue questo tono conciliante. Carolina Biscaglia, della dirigenza dei Giovani democratici, si dice «stanca di battaglie di posizionamento» e vola su temi alti. Giampiero Iudicello, capogruppo Pd al Comune di Potenza, ribadisce – è oramai un suo leit-motiv – che il «partito non c'è, sia in Basilicata che a Roma». Di Pittella dice che è «vittima delle cose ma anche di se stesso».
Salvatore Adduceprende la parola come capogruppo in consiglio comunale. Parte dalla canzone “Se telefonando” messa in sottofondo precedentemente. Il testo («Se telefonando potessi dirti addio, ti chiamerei») è – dice – troppo pericoloso. Una tentazione, quell'addio. I suoi strali si concentrano sul presidente della giunta. A cominciare dall'Arpab («Pittella lo ha già commissariato. Ha scelto lui, da solo, come tutto il resto» fino all'intera regione: «Pittella ha commissariato la Basilicata». 
Il sindaco di Grumento Nova, Antonio Imperatrice, lamenta l’assenza del Pd da anni in Val d’Agri. 
Una lettera è invece la forma scelta dal sindaco di Lavello Sabino Altobello: nel testo parla di risultati «deludenti, modesti, un po’ fiacchi» del governo regionale e lo invita a non mortificare gli esponenti del partito non allineati.
«La politica non può esaurirsi nella comunicazione di una linea mai dibattuta»: è l’accusa del presidente della Provincia di Potenza, Nicola Valluzzi.
Nello stesso solco anche le parole del sindaco di Tricarico Lina Marchisella, del consigliere comunale di Venosa Carmela Sinisi e della componente dell’assemblea regionale Vittoria Purtusiello (che sottolinea il paradosso di un «referendum promosso dal Pd contro lo stesso Pd»).
Il presidente del consiglio, Piero Lacorazza, è notoriamente il principale esponente dell’area in Basilicata. Spiega: «Siamo una grande comunità che ha ancora la voglia e la passione della politica. E vogliamo dare una mano alla Basilicata».
Parla di «grande frattura fra istituzioni e comunità lucane» e lascia scolpito uno slogan che prende le mosse dalle primarie in cui perse a favore di Pittella: «Io ho riconosciuto la sconfitta, Marcello deve riconoscere la vittoria».
Dopo un intervento di Pasquina Bona, le conclusioni sono affidate a Roberto Speranza.
Ed è proprio lui a raggiungere l’acme oratorio della mattinata. Perché quando arriva a gridare - lo farà criticando il disastroso viaggio a Roma della delegazione regionale per ottenere risposte da Trenitalia - i compagni di partito, abituati allo stile pacioso di Speranza, mai sopra le righe, restano spiazzati dall’inedito aumento di decibel. E’ il segno, probabilmente, di un nervosismo che agita i cuori al di là del gioco dei ruoli, degli schemi verbali. «Basta! State umiliando la Basilicata», urla ancora più forte, mentre il battimani rimbomba nella sala.
Speranza chiede che la Regione e il governo tornino ad ascoltare il resto del partito ma soprattutto i cittadini. «In pochissime ore - dice - si potrebbe eleggere un segretario regionale, unitario. E smetterla con i giochini delle correnti».
Si conclude così - con la richiesta, forte, di Speranza, nei confronti degli amministratori lucani, di ascoltare non i referenti romani ma «l’inquietudine, la rabbia, il dolore dei lucani» - l’incontro del Pd dell’area di sinistra riformista. 
Abbracci. Baci. E attesa: perché a giorni ci sarà l’incontro “dell’altra parte”. La domanda non è tanto: cosa si diranno. Ma soprattutto: quanti saranno.

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