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Pd lucano, il partito "congelato"
appeso alle proprie beghe interne

Basilicata
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di EUGENIO FURIA
 
POTENZA – Sotto i portici di piazza Mario Pagano c'è un manifesto in cui Renzi e Pittella sono Totò e Peppino nella famosa scena davanti alla Fontana di Trevi: cercano di vendere al turista (si presume lucano) il Patto per il Sud presentato in pompa magna lunedì scorso. Ecco, in meno di una settimana, com'è ulteriormente precipitato il gradimento per un asse governativo local-nazionale già assediato dalla bufera petrolio. 
Il Partito democratico lucano è allo sbando. Sembra un corpaccione immobile zavorrato da alcuni pesi che non ne vogliono sapere di sparire, magari di essere sollevati da qualche anima buona: giornalisticamente è persino diventato stucchevole elencarli – ma bisogna farlo: rimpasto di giunta; assemblea o congresso, e dunque "traghettatore" o segretario, anzi no, un nome "altro" da Roma, sì ma quando, se tutti gli incontri capitolini annunciati con il vicepresidente Guerini sono stati annullati e procrastinati "a data da destinarsi"? Ecco, il Pd lucano sembra un partito "a data da destinarsi".
Non è neanche il caso di addossare la colpa sui vertici nazionali visto che lo stesso Guerini ha attualmente altro a cui pensare essendo interessato dalla vicenda degli arresti di Lodi. Ma è un fatto che, da ultimo, anche il tributo previsto per domani in occasione dei 5 mesi dalla morte di Antonio Luongo è stato cancellato. Paradossalmente è toccato agli "apostati" di Sinistra Riformista ricordare ufficialmente e solennemente – con un minuto di applausi in apertura della loro convention potentina del 23 aprile al Park Hotel – il compianto segretario dem finora non rimpiazzato.
Proprio gli speranziani con il loro tour #svoltiamo (domani pomeriggio la tappa a Lavello), i Fratelli d'Italia con la loro raccolta di firme #pittelladimettiti e il Movimento 5 Stelle con l'assedio sui temi ambientali sono le tre spine nel fianco del governatore, che (non) risponde ogni tanto con un monologo su facebook. Al fronte politico si è da poco aggiunto quello sindacale, con l'attacco di Angelo Summa, segretario regionale della Cgil, al Dipartimento Ambiente per la malagestione presente e passata nei casi Fenice e Cova. Restando ai sindacati, il fronte locale delle proteste – inaugurato un mese fa con la grande marcia per il lavoro nel capoluogo, la seconda più affollata dopo quella di Scanzano del 2003 – s'è intrecciato nella settimana appena chiusa con i cortei nazionali degli agricoltori, in campo per difendere il loro latte come di recente hanno fatto i produttori di olio, e dei lavoratori senza contratto.
Se aggiungiamo i sindaci che protestano per i disservizi Trenitalia e l'Autorità anticorruzione del magistrato Raffaele Cantone che segnala senza mezzi termini una deregulation totale nella Sanità (clientelismo e appalti allegri), il quadro è completo. Ed è a tinte alquanto fosche.
Allo stillicidio delle cose non fatte si potrebbe sottrarre – ma a questo punto il condizionale è più che d'obbligo – il nuovo Ufficio di Presidenza, la cui discussione è inserita all'ordine del giorno nella seduta consiliare di martedì 10 maggio. Intanto si gioca al solito toto-nomi. Le cassandre hanno avuto già ragione una volta quando dicevano: tutto rimandato a dopo il referendum. Ecco, il rischio è che il dopo-Lacorazza sia legato anche al risultato delle amministrative, come dire che ci attende un altro mese di "congelamento". Le cassandre avrebbero nuovamente ragione. Mentre la Basilicata continuerà ad aspettare una risposta. Anzi molte.
 

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