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Consiglio, la Presidenza degli imputati
Tutti i guai giudiziari del nuovo Ufficio

Basilicata
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POTENZA – Senza un avviso di garanzia non sei nessuno, è vero. In Basilicata lo sanno. Se infatti guardiamo i nomi che da poco più di 24 ore compongono il nuovo ufficio di presidenza del Consiglio regionale sembra che per le figure da individuare ci si sia basati sul curriculum giudiziario. La premessa è d'obbligo e non è certo questo il caso in cui sottrarsi al refrain: in uno stato di diritto, fino al terzo grado di giudizio vige la presunzione d'innocenza. Ma per evitare che la vicenda del ribaltone in Consiglio finisca ridotta a mero argomento da fumisterie del politichese, e per completezza d'informazione, è bene che si conoscano i nuovi profili istituzionali della Regione Basilicata. 

E allora partiamo da Francesco Mollica (Udc): al componente del cda del Centro di drammaturgia europeo – è lui stesso a farcelo sapere nel suo profilo ufficiale – lo scorso ottobre la Cassazione ha annullato, con rinvio in Appello, la condanna per il bonus benzina nella prima “Rimborsopoli”. Ma resta a processo anche per le inchieste più recenti sulle spese pazze del Consiglio regionale, assieme a uno dei vicepresidenti, Paolo Castelluccio (Pdl-Fi), che nel corso delle indagini è stato anche interessato dal divieto di dimora nel capoluogo.
Sì, «è antipatico essere etichettati come coloro che sono stati condannati per Rimborsopoli quando non c’è ancora una sentenza definitiva» ha detto il 6 aprile scorso, in piena bufera petrolio, il governatore Marcello Pittella in Aula. Il problema è che ci muoviamo nel confine labile tra l'illegalità da accertare e una lampante inopportunità.
E a questo punto qualcuno potrebbe (a ragione) obiettare: vallo a trovare un politico lucano non coinvolto in rimborsopoli varie. Giusto. Però, passando all'altro vicepresidente del Consiglio, ecco Paolo Galante (Realtà Italia): meno di un mese fa il pm Vincenzo Lanni ha chiesto per lui 4 anni di reclusione nel processo ai vecchi vertici del Consorzio industriale di Potenza (il consigliere regionale sedeva nel cda), la sentenza è prevista per il 25 maggio. La sua è una posizione ancora più delicata perché una eventuale condanna potrebbe far scattare la legge Severino: la norma prevede la sospensione dall'incarico per un periodo di almeno diciotto mesi per i condannati, anche solo in primo grado, per reati come corruzione, concussione, abuso d’ufficio e peculato. Perché se è vero che, come ripeteva da ultimo Mollica qualche minuto dopo la sua nomina, «la politica è dinamica», la giustizia è un po' più rigida. Sul lato procedurale la casella che dovesse liberarsi sarebbe occupata dal primo dei non eletti, sul piano politico sarebbe un'altra patata bollente nelle mani del governatore appena due settimane dopo le già di per sé tribolate nomine ai vertici della massima assemblea elettiva lucana. Non proprio il massimo mentre una parte della base dem continua a ripetere che l'ampliamento della maggioranza necessitava di un passaggio congressuale, giudicando una forzatura autoritaria l'accelerazione suggellata l'altro ieri in Consiglio.
Concludiamo rimanendo all'interno del variegato perimetro delineato dai recenti innesti pittelliani. Troviamo Aurelio Pace (Popolari per l'Italia), che non è stato premiato con incarichi istituzionali pur essendo uno dei riconosciuti protagonisti dell'allargamento della maggioranza a via Verrastro: imputato anche lui per le spese pazze, ma stavolta alla Provincia di Potenza – celebri i casi del rimborso chiesto per il preventivo di un computer poi non acquistato e della cena fatta passare per “incontro di partito” benché il commensale fosse di un altro partito –, è in realtà più organico al Pul (Partito Unico Lucano) di quanto si possa pensare, avendo una testa di ponte nella trasversalissima giunta comunale di Potenza (Mariangela Faggella). Pace, oltre ad essere con Marcello Pittella e il sindaco Dario De Luca nel trio registrato da Postiglione mentre parla dei destini politico-finanziari del capoluogo (quella registrazione è oggi al vaglio degli inquirenti), è però uno strenuo oppositore dei diritti della comunità Lgbt. E qui torniamo alla politica: fa specie che il “nuovo perimetro” includa la sua figura e che si ufficializzi la scelta proprio nelle ore in cui a Roma il governo Renzi pone la fiducia sulle unioni civili. Allargamento sì, ma fino a un certo punto. Magari non ditelo alla Boschi, che il Partito Unico Lucano non lo conosce.

e.furia@luedi.it

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