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Se il M5S romano cita il caso Lacorazza
per rispondere alle critiche del Pd

Basilicata
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Piero Lacorazza (PD), originario di Montemurro, è il presidente della Provincia di Potenza uscente, ultimo segretario lucano dei Ds, il più votato in assoluto in questa tornata

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ROMA – Una battuta di Beppe Grillo sul nuovo sindaco di Londra, il laburista Sadiq Khan, di origini pachistane e religione musulmana, alimenta le polemiche sul M5S. Già sotto accusa da parte del Pd per l’espulsione del sindaco di Parma Pizzarotti che continua a bruciare all’interno del movimento, ma anche per la vicenda di Pomezia, i Cinque Stelle reagiscono ai Democrat puntando il dito sul «siluramento» del presidente del Consiglio regionale della Basilicata Pietro Lacorazza per il suo impegno nel referendum sulle trivelle.

Al suo spettacolo di Padova il comico prima sottolinea come un fatto straordinario e positivo che «un bangladesciano» sia stato votato con tanto entusiasmo come primo cittadino della capitale britannica. Ma poi, non resiste al gusto della battuta. Che alla fine esce oggettivamente pesante e poco politicamente corretta. «Voglio poi vedere quand si fa saltare in aria a Westminster...», sbotta Grillo dando la stura alle risate in sala e, poco dopo, un vero e proprio fuoco di fila di reazioni politiche da parte del Partito democratico, ma non solo.

«Il razzismo e il qualunquismo di Beppe Grillo non fa ridere e offende persone integrate e elettori liberi», dice il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato, mentre Alessia Morani accusa senza mezzi termini il movimento e la sua candidata a Roma di «xenofobia». Insomma, sottolinea il candidato sindaco del Pd a Roma Roberto Giachetti, «Grillo non fa ridere». E Alessia Rotta chiede alla candidata a Cinque Stelle al Campidoglio Virginia Raggi di dire come la pensa.

«Avere un capo che fa battute razziste sul sindaco di Londra è una cosa normale per la Raggi? Che fa, tace e acconsente?». E l'europarlamentare Lara Comi bolla Grillo come «un visionario che calpesta i valori basilari della democrazia». Intanto però anche il caso della sospensione di Pizzarotti è
tutt'altro che archiviato e resta una ferita aperta. Il sindaco, al Tg1, se nega di accarezzare l’idea di una sua convention, è però pronto a confrontarsi con una eventuale assemblea di parlamentari pentastellati, portando lì le sue «carte». Rispondendo così al Direttorio che continua, con Alessandro Di Battista, ad accusarlo di scarsa trasparenza. La vicenda presta anche il fianco agli attacchi da parte degli altri partiti: del Pd in primo luogo.

IL CASO LACORAZZA TRA ROMA E BASILICATA E’ per questo che se nessuno prende le difese di Grillo per la battuta infelice sul sindaco di Londra, i Cinque Stelle tentano una sortita contro le accuse di nepotismo e di poca democrazia al proprio interno. Denunciando il benservito da parte del Pd del vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata Pietro Lacorazza, che al referendum sulle trivelle si era impegnato per il sì malgrado l'indicazione di Renzi all’astensione. «La morale del Pd non è doppia, ma tripla e quadrupla. Avere il coraggio di parlare dopo la vicenda Lacorazza è allucinante. Senza dimenticare le centinaia di espulsi dal partito, tra esponenti e amministratori locali, solo per aver espresso un civile dissenso sulle schifezze che il partito di governo fa e promuove in giro per l'Italia», dicono i capigruppo M5S di Senato e Camera, Stefano Lucidi e Michele Dell’Orco.

«E' paradossale che il Pd di Renzi, il partito che rimuove da cariche istituzionali in Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni chi non la pensa come il presidente del consiglio ed è contrario alle lobby del petrolio o del Tav, voglia dar lezioni di trasparenza. Pensiamo ad esempio alla rimozione dalla presidenza del consiglio della regione Basilicata di Pier Lacorazza (Pd) reo di essersi schierato con forza per il 'sì' al referendum contro le trivellazioni marine». Lo afferma Vito Petrocelli, senatore lucano del Movimento 5 Stelle. «Il Pd – prosegue – lo ha voluto far passare come un normale e fisiologico avvicendamento. Peccato che sia stato smentito dallo stesso Lacorazza che ha sottolineato di esser stato vittima della ritorsione del suo partito per la sua posizione a favore del referendum del 17 aprile. L’assemblea dei lucani per stessa ammissioni di esponenti Pd come Vito Santarsiero è stata usata per “portare in Consiglio, una discussione che andava fatta nel partito…”. Della serie il Pd di Renzi usa le istituzioni per regolare faide interne. Intant Pittella con questa manovra allarga la maggioranza in Basilicata all’Udc, ecco il nuovo partito della Nazione basato sul petrolio e sullo scaricare su altri i propri comportamenti non rispettosi della trasparenza».

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