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Sanità, la trafila dei pazienti per i rimborsi
Tante incertezze negli uffici della Regione

Basilicata
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POTENZA - C’è tempo fino al prossimo 31 luglio per presentare le domande per ottenere il rimborso delle spese di viaggio sostenute dai cittadini lucani e loro accompagnatori che, in assenza di strutture sanitarie adeguate in regione, sono costretti a curarsi altrove. Ma forse sono in pochi a saperlo. Perchè il regolamento attuativo - con cui si rende operativa la legge regionale 25 del 6 agosto 2015 - è stato completato solo a fine maggio scorso.

Questo nonostante che all’articolo 7 si legga: «la Giunta regionale provvede, entro 60 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, all’adozione di apposito regolamento di attuazione». Di giorni ce ne sono voluti ben più di 60, ma quel Regolamento (senza il quale la legge da sola non serve a nulla) i cittadini non riescono a trovarlo on line. Di più: sono gli stessi uffici regionali a non avere tutte le informazioni in merito.

Capita così che Angela Santarsiero, affetta da una malattia rara e costretta per questo a doversi periodicamente far controllare in una struttura specializzata a Torino, si trovi per un mese sballottata da un ufficio all’altro. Senza che nessuno sappia dirle con certezza cosa serva per ottenere il rimborso delle spese di viaggio sostenute lo scorso anno per i periodici controlli che fa. Eppure la scadenza per presentare la domanda è la prossima settimana, «ma se io non avessi trovato all’Asp la dottoressa Caterina Rubino, che davvero ha preso a cuore la questione e si è messa a completa disposizione, starei ancora in giro per uffici».

La legge prevede il rimborso in base all’Isee, quindi Angela Santarsiero pensa che basti consegnare agli uffici il documento sul reddito, il certificato di invalidità e, ovviamente, i ticket di viaggio. «Ma chi ce lo dice a noi - si sente rispondere - che per curare questa malattia non ci siano strutture adeguate in Basilicata?». Giusta osservazione, se non fosse che a farla sono i dipendenti del Dipartimento Sanità. E dovrebbero saperlo loro - e non i cittadini - quali patologie si possono curare in regione e quali no. E poi: ma siamo sicuri che questa malattia rara sia stata riconosciuta dalla Regione? Allora Angela, che non è una abituata ad arrendersi alla prima difficoltà, porta anche i documenti che attestano il riconoscimento della sua malattia. Ma non basta.

Secondo gli uffici regionali l’attestazione della non esistenza di strutture adeguate in regione la deve fare l’Azienda sanitaria. Allora Angela cambia ufficio, ma anche qui non ha molta fortuna. «Ma come facciamo noi - le chiedono all’Asp - a sapere con certezza che in Basilicata non ci siano le adeguate strutture?». Passa un mese, tra una richiesta e un’altra.

«Un mese in cui - spiega Angela - io che ho la fortuna di camminare ho potuto fare avanti e dietro da un ufficio all’altro. Ma chi non si può muovere, chi è bloccato in un letto o deve sperare che qualcuno lo accompagni, come fa a sopportare tutte queste trafile. Per qualcosa a cui ha diritto deve cercare, salire, scendere, arrabbiarsi. E questo è indecente. Perchè dovrebbero facilitarla la vita di chi ha questi gravi problemi, non peggiorarla. E la fatica fatta per ottenere la certificazione dell’Asp - poi avuta solo grazie all’impegno della dottoressa Rubino - mi fa pensare che manchi completamente l’umanità in questi uffici. Oppure che si voglia scoraggiare a tal punto la persona disabile che, alla fine, il rimborso non viene chiesto».

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