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De Dominicis, l'assessore mancato della Raggi che sogna la Grande Lucania

Basilicata
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di Gabriele Santoro* 

ROMA – «Una persona di primissimo piano e di alto profilo, un servitore dello Stato: è per noi un onore averlo in squadra». Così il 4 settembre la sindaca di Roma Virginia Raggi salutava l’arrivo in giunta di Raffaele De Dominicis (nella foto), il nuovo assessore al Bilancio dopo l’addio, nel "giorno delle 5 dimissioni", del titolare Marcello Minenna. Quattro giorni dopo, senza di fatto essersi mai seduto in Sala delle Bandiere, è fuori dalla giunta, indagato per abuso d’ufficio. A De Dominicis i numeri di certo non sarebbero mancati: ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, è in pensione dallo scorso giugno. Ma è il modo in cui è arrivato in giunta che scatena un vespaio: «Un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto la disponibilità e io ho ritenuto di dovermi mettere a disposizione» spiega al Corriere. Sammarco è considerato vicino al mondo del centrodestra romano, ed è nel suo studio che l’avvocata Raggi svolse il suo praticantato (particolare non riportato nel curriculum - altra polemica).

Nella sua carriera in toga, De Dominicis si è occupato di controlli preventivi di legittimità sugli atti e della Sace, ma anche di temi cari al mondo M5s: «Ha sempre combattuto per la legalità e la trasparenza» ricordava Raggi qualche giorno fa, in inchieste come «quella sulla questione di incostituzionalità delle leggi che hanno portato alla reintroduzione del finanziamento ai partiti, l’inchiesta sul danno erariale di Mafia Capitale, Affittopoli e Parentopoli». Nel 2014 condusse un’azione contro le agenzie di rating, e i suoi detrattori ricordano come in quella occasione in una intervista inciampò sulla pronuncia di alcuni termini inglesi.

Personaggio estroso, simpatia dichiarata per Marco Pannella, De Dominicis ha scritto un saggio in cui accosta le figure di Giulio Andreotti, Paolo Conte e Tinto Brass, ed è stato presidente, riporta la stampa locale, del Movimento Grande Lucania, per l’annessione del Vallo di Diano e del Cilento alla Basilicata. Idee chiare su cosa fare una volta in Campidoglio: «Con me la festa è finita, le cose sono cambiate, chi non lavora verrà cacciato» dice ai giornali, facendo infuriare i sindacati.

Per lui le Olimpiadi - fumo negli occhi del M5s - sono «una opportunità per la città. Se me lo chiederanno, dirò che si debbono fare».

* Ansa

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