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Non solo trasporti: ecco le 5 leggi che il Consiglio regionale ha messo in freezer

Basilicata
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POTENZA – Un tempo nel surgelatore si mettevano gli ordini del giorno: e così le sedute del Consiglio bruciavano ore e ore a smaltire i punti accumulatisi nelle settimane. Ora sono leggi, riforme e Piani regionali – vale a dire i “prodotti” più importanti della massima assemblea elettiva lucana – a soffrire non tanto la farraginosità del Palazzo quanto la litigiosità della coalizione di governo, che alterna riunioni di maggioranza infuocate ad altre – se non proprio pacificatorie – almeno chiarificatrici. E così se qualche giorno fa il famoso “tavolo” Dem ha rischiato di rovesciarsi sulle 80 assunzioni in Arpab (si racconta di un Piero Lacorazza sul punto di andarsene sbattendo la porta), ecco che ieri al vertice del gruppo consiliare Pd ha avuto la meglio il «senso di responsabilità», unito forse alla paura di un taglio milionario da Roma.

Prendete il Piano trasporti: l’assessore Nicola Benedetto convoca i consiglieri democratici e già la premessa non è delle migliori, visto che si tratta di una delle due nuove pedine pittelliane a confronto con la base del partito, quella afflitta dal “mal di pancia” post-rimpasto, appunto: l’opposizione interna locale e quasi più ostinata di quella speranziana su scala nazionale, la fronda che secondo alcuni (vedi l’assessore alla Sanità Flavia Franconi) sta praticando «ostruzionismo» in Consiglio. E invece ecco che il Piano trasporti placa le ire dei Dem lucani, o così pare: «Oggi (ieri – ndr) il gruppo Pd ha dato un sostanziale via libera alle proposte di Benedetto», assicurava ieri Roberto Cifarelli, uno dei delusi dall’ultimo rimpasto che – le sue parole lo spiegano meglio di mille congetture – «ha mostrato uno squilibrio obiettivo e una sovrabbondanza di visibilità e peso dati alle forze minori» (leggi: area socialista con Pietrantuono e area centrista proprio con Benedetto).

Restando ai fatti, cioè alle leggi, e lasciando le alchimie di partito e il primato delle poltrone, la mancata approvazione del Piano trasporti comporterebbe un taglio quantificabile in circa 5 milioni sui 70 annui concessi dal governo centrale (tutto il sistema regionale vale intorno a 110 milioni).

Tornando alla politica politicante, invece, le parole di Cifarelli spiegano qualcosa in più del mutato clima interno ai Democratici, quello «spirito nuovo» il cui inizio più d’uno fa combaciare con la guarigione del governatore dopo il doppio intervento cardiaco estivo: «Ingoiamo il rospo – commentava ieri Cifarelli – e proseguiamo nell’interesse generale: mi sembra una buona ragione per far resistere il Pd ed evitare di consegnare la Regione a qualche movimento populista che altrove sta dimostrando di non saper governare. Certo, nel partito restano nodi da sciogliere come la segreteria, ma dobbiamo mantenere gli impegni: non possiamo permetterci il lusso di perdere quei finanziamenti da Roma, sarebbe un altro colpo dopo il calo delle royalties. La politica è mediazione e poi al Pd fa bene mostrarsi unito e compatto all’opinione pubblica sulle questioni che interessano tutti, come i trasporti, appunto, e la sanità».

GLI ALTRI NODI Proprio la sanità ha avuto una accelerazione nelle ultime settimane (Pittella ha spinto sul 118 notturno dopo l’esperienza vissuta in prima persona) benché la stessa riorganizzazione del Servizio sanitario regionale, ai primi di agosto, fosse slittata al 31 dicembre 2016. Una data palingenetica, se si pensa che è la stessa imposta alla calendarizzazione del Piano trasporti: dopo l’approvazione del testo entro fine anno (iter Giunta-Commissione-Consiglio) toccherà alle gare da indire entro il 31 dicembre del 2017 – questi gli impegni presi nel 2015.

Dell’Arpab si è già detto («il cosiddetto Piano industriale è stato trasmesso alla commissione – scriveva due giorni fa ancora Lacorazza su fb –. Doveva essere pronto a fine settembre, ma per l'enorme e complesso lavoro e vista la pausa estiva questo ritardo non è la fine del mondo»), mentre sul Piano disabilità – la cui approvazione è anch’essa in ritardo sul fronte Giunta – proprio l’altro ieri è stato convocato l'Osservatorio sui diritti per le persone disabili per una discussione condivisa.

Tralasciando altre questioni cruciali come la scuola (la legge sul diritto allo studio risale al 1979), residua l’editoria: l’Assostampa lucana invoca ripetutamente una legge regionale che regolamenti un settore notevolmente cambiato negli ultimi anni ma anche qui il Palazzo sembra non voler sbrinare la ghiacciaia.

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