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Petrolio,  Eni ha 20 giorni per spiegare alla Regione i motivi della presenza di ammine

Basilicata
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Il governatore Pittella tra l'assessore Pietrantuono e il dg Arpab Iannicelli
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POTENZA – La presenza di ammine, emersa dai controlli dell'Arpab a settembre in una delle vasche di stoccaggio delle acque di strato e nella testa del pozzo "Costa Molina 2" - che ha portato nei giorni scorsi la giunta regionale della Basilicata a deliberare la sospensione dell'attività di reiniezione, nell'ambito delle estrazioni di greggio in Val d'Agri - è «grave» e rappresenta «un dato che non ci aspettavamo»: per questo motivo l'Eni «ha 20 giorni per spiegare alla Regione i motivi della presenza di queste sostanze». Ma sulle rassicurazioni del presidente della Regione, Marcello Pittella, e dell'assessore regionale all'Ambiente, Francesco Pietrantuono, arrivano le critiche del Movimento 5 Stelle: «Nuova puntata di quella che ormai può essere considerata una vera e propria rubrica dal titolo “I continui problemi del Centro Oli Eni di Viggiano” attaccano i consiglieri regionali Perrino e Leggieri di M5S –. Oggi al capezzale di mamma Regione erano presenti Pittella, Pietrantuono, i vertici del dipartimento regionale competente ed Arpab per illustrare i motivi che hanno portato alla sospensione delle attività di reiniezione in unità geologica profonda delle acque di strato mediante il pozzo ‘Costa Molina 2’ in agro di Montemurro, sito presso cui Eni  il 26 luglio scorso  comunicava di aver ripreso tali attività, dopo tre mesi di stop disposti dalla giunta ad aprile scorso».

M5S  Leggieri e Perrino fanno notare che “tale decisione sarebbe scaturita a seguito della presa visione dei risultati di analisi  effettuate da Arpab lo scorso 4 settembre, analisi che hanno evidenziato la presenza di ammine filmanti nelle acque destinate alla reiniezione. Tali sostanze si devono considerare come rifiuti speciali e non devono essere assolutamente presenti nelle acque di strato inviate all’impianto di ‘Costa Molina 2’”.

“Ci ha stupito positivamente il fatto che – affermano i due consiglieri - sia stato menzionato il sacrosanto “principio di precauzione”, un concetto troppo spesso bistrattato dagli amministratori nostrani e non. Tuttavia emergono una serie di interrogativi ai quali i vertici regionali e di Arpab hanno dato risposte inconcludenti. Stando a quanto emerso dalla conferenza stampa, l’Eni avrebbe 90 giorni per comunicare come intende smaltire le acque; “É un problema loro”  ha affermato l’assessore Pietrantuono. A nostro avviso è un problema di non poco conto, visto che è stato sospeso solo il processo di reiniezione e quindi le altre attività del centro olio possono proseguire normalmente (si fa per dire). Si è preferito glissare su domande scomode relative alla pericolosità e alle possibili conseguenze della presenza di certe sostanze nel sottosuolo. Le evidenze della Vis pesano come macigni e l’opinione pubblica è giustamente preoccupata, ma la Regione ha preferito trattare separatamente l’argomento. Questo “stop a metà” ci riporta indietro al 31 marzo 2016 quando scoppiò il ciclone “Trivellopoli”. Nel filone sul “traffico e smaltimento illecito di rifiuti”, i magistrati evidenziarono che i vertici dell'impianto Eni ‘qualificavano in maniera del tutto arbitraria e illecita’ rifiuti pericolosi come ‘non pericolosi’, utilizzando quindi un ‘trattamento non adeguato’ degli stessi scarti, e ‘notevolmente più economico’, nonché dati sulle emissioni in atmosfera ‘alterati’".

“La domanda sorge spontanea – si chiedono Perrino e Leggieri - che cosa è cambiato da allora? La risposta è semplice: niente. Le attività del Cova hanno avuto un’altra sospensione a Pasqua a seguito della perdita di 400 tonnellate (quantità ipotizzata da Eni) di greggio dai serbatoi colabrodo. Il centro ha poi ricominciato le sue attività a luglio e, nonostante le prescrizioni della Regione, si sono registrati sforamenti anche dopo la ‘messa a regime’ di agosto (ne risultano anche il 10 settembre 2017). Le autobotti continuano ad emungere porcherie dal sottosuolo inzuppato e la Vis ha aggiunto particolari agghiaccianti sullo stato di salute della popolazione dei comuni più interessati dalle estrazioni (Viggiano e Grumento Nova), adombrando criticità anche per il vicino centro abitato di Montemurro”.

“Le ammine presenti nelle acque destinate a ‘Costa Molina 2’ – concludono i due esponenti di M5s - sono l’ultimo elemento che certifica un totale cortocircuito della filiera fossile in Val D’Agri.  Tutto questo è ampiamente sufficiente per dire, ancora una volta, che il petrolio in Basilicata è un esperimento fallito, da archiviare nel più breve tempo possibile con la chiusura del Cova, la bonifica immediata dei territori inquinati a carico dell’Eni e la riconversione delle attività produttive».

RADICALI  “Con buona pace di chi continua ad utilizzare la questione petrolio come mero corpo contundente da sbattere sulla testa di Marcello Pittella, a mo' di battuta verrebbe da dire che finalmente "c'è un nuovo sceriffo in città" e, a quanto pare, intende far rispettare la legge. La decisione presa dal Presidente della Giunta regionale di bloccare le attività di reiniezione delle acque di strato nel pozzo Costa Molina2, dimostra che avevamo ragione a nutrire fiducia nella capacità di questo governo regionale di imprimere un deciso e necessario cambio di rotta nella gestione dell'affaire petrolio”.   E’ quanto ha dichiarato Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani. 

“Avanti così per tutelare ambiente e salute. Avanti così per far comprendere ai grandi player dell'energia che in Basilicata c'è una politica che intende governare il territorio, tutelare i cittadini, far rispettare le regole e le leggi. Avanti così verso sempre più rigorosi e stringenti controlli e magari verso l'approvazione di una legge che fissi limiti sul fronte di certe emissioni inquinanti, quali gli idrocarburi non-metano, per i quali, ahinoi, si registra un vuoto legislativo nazionale. Avanti così verso l'urgente varo, a tredici anni di distanza dall'approvazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, di un Piano Paesaggistico Regionale”.

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