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Il voto può slittare al 20 gennaio: per le Regionali il Pd punta alla scadenza naturale della legislatura

Basilicata
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In Basilicata si allontana sempre più il voto a novembre per il rinnovo del Consiglio regionale
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«MOLTO probabile». Davanti all’ipotesi di un voto alla scadenza naturale della legislatura, nel Partito democratico più d’uno ipotizza una data: il 20 gennaio, prima domenica disponibile dopo i canonici 60 giorni (nel 2013 si votò il 17-18 novembre). Con il centrodestra appeso all’incontro di oggi a Palazzo Grazioli, i 5 Stelle già in campagna elettorale con Antonio Mattia, altri nomi in campo come il radicale Maurizio Bolognetti e l’outsider Carmen Lasorella, più fonti accreditate del Pd lucano confermano l’ipotesi del voto regionale nella penultima domenica di gennaio 2019. Certo, «non sarà semplice» sospira un altro esponente di spicco dei dem di Basilicata.
Già nei giorni scorsi alcuni esponenti del centrodestra come i salviniani lucani avevano lamentato come stesse ormai per tramontare «la speranza di andare ad elezioni entro novembre» visto che «oramai, non essendoci più i termini e le condizioni di legge, è automatico che si vada a votare non prima di metà dicembre o forse addirittura a gennaio». Quell’«addirittura» col passare del tempo rischia di essere cancellato, e nel caso di un voto il 20 gennaio già si pregusta un periodo pre-natalizio di tavoli-tavolate e febbrile compilazione di liste.
In attesa di conoscere la data, però, sempre dal Pd continua l’offensiva ai grillini, individuati come i veri avversari almeno in questa fase (si vedano le 5 domande a Di Maio del segretario Mario Polese via social).
«In Vigilanza Rai - scrive il senatore Salvatore Margiotta, componente della Commissione di Viglianza Rai - si è consumato  l'ultimo atto della trasformazione del M5S da partito di lotta a  partito di lottizzatori. I pentastellati, infatti, sono stati  complici silenziosi della trattativa tra Lega e Fi che aveva sul  piatto la presidenza della Rai e l’alleanza alle regionali,  compresa la mia Basilicata. Di Maio si assuma la responsabilità  di aver avallato una delle operazioni di lottizzazione più  feroci degli ultimi anni, con l’aggravante del beneplacito di  Berlusconi. Sono lontani i tempi in cui il presidente Fico  pretendeva che i partiti uscissero dalla Rai. Sulla legittimità del reincarico a Foa si esprimeranno gli  organi competenti. Tuttavia, c'è un  precedente che dovrebbe far riflettere il governo. Nel 2006 - prosegue Margiotta - i  cinque consiglieri Rai che avevano votato la nomina dell’ex  direttore generale Alfredo Meocci, sono stati rinviati a  giudizio e intimati dall’Authority al pagamento di una multa,  confermata dal Consiglio di Stato, rispettivamente di 14,3  milioni di euro e di 370mila euro. Ma non solo, anche la Corte  dei Conti nel 2007 ha inviato una richiesta di risarcimento di  50 milioni di euro per una nomina considerata incompatibile, dall’Autorità per le Comunicazioni. Ci sono dei precedenti che inviterebbero alla prudenza. Ma  non sarebbe stato meglio accettare l’esito del voto del  parlamento e procedere alla nomina di un nuovo presidente senza  trasformare la Vigilanza Rai in un indegno mercato delle  vacche?».

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