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Verso il voto, Valvano avverte: «Aprire al centrodestra tradito dal 4 marzo»

Basilicata
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Livio Valvano, sindaco di Melfi e segretario regionale del Psi
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POTENZA – Ben venga un’ampia coalizione di centrosinistra alle prossime regionali. Ma se falliscono le trattative con la sinistra di Liberi e uguali, c’è sempre l’idea del “fronte repubblicano” con i delusi del centrodestra.
E’ quanto sostiene il segretario regionale Psi Livio Valvano, dopo giorni di polemiche per le sue parole sulla necessità di mettere davanti il programma di governo della Regione per i prossimi 5 anni alla scelta di campo tra centrosinistra e centrodestra.
Segretario, ce la vede davvero alle prossime elezioni regionali la rosa del Psi lucano sulla scheda elettorale vicino al simbolo della Lega?
«Non mi sono posto il problema di quale dovrà essere la coalizione. Io penso che sia un problema successivo. Ogni forza politica ha dei suoi valori e i socialisti non rinunceranno ai propri. Ciò detto, il Psi non rinuncerà neanche ad influire sul programma, che è l'unico elemento che ha un'utilità per la collettività. Ci sono questioni non chiare nell'ambito del centrosinistra, che devono essere chiarite».
Prima però può dirci se vede meglio il vostro simbolo vicino a quello degli ex Pd di Articolo Uno, in un'ipotetico quarto polo più spostato a sinistra?
«Mah. Non è questioni di simboli. Non è che il simbolo della Lega mi piaccia più o meno di quello di Articolo Uno. E’ una questione di sintonia. Tutto è possibile se si trova una sintonia su obiettivi politici e valori di riferimento».
Lei ha posto come primo punto dell'agenda del Psi in vista del voto per le regionali il programma di governo dei prossimi 5 anni, spiegando che elaborerete una vostra proposta. Intendete sottoporla a qualcuno in particolare tra centrodestra e centrosinistra, a entrambe le coalizioni “aperte”, o presentarvi da soli agli elettori con quella proposta?
«Noi intanto faremo a novembre una conferenza programmatica con una discussione aperta alla società in generale e alle forze politiche in generale. Non so cosa significhi oggi e se c'è un'unica definizione di centrodestra e di centrosinistra. Penso però all’ipotesi del fronte repubblicano di Carlo Calenda e Riccardo Nencini, che ha dentro anche forze di quello che era il centrodestra fino a prima del 4 marzo. Credo che certe definizioni andrebbero attualizzate a quello che è il momento che viviamo».
Non pensa che quella sia un’idea superata nel dibattito all’interno del Pd?
«Al momento è così, ma vedremo che succede. Non so se sia una cosa positiva per il Paese e se l’attuale fronte di governo sia un’entità duratura. Non mi pare sinceramente. Mi pare un’esperienza temporanea. Non saprei dire neanche cosa è il centrodestra oggi. E’ un'entità ad assetto variabile, gassosa. Certo, a me piacerebbe un centrosinistra molto ampio, sarebbe l'approdo ideale. Ma spesso l'ideale è nemico del bene e bisogna adattarsi a ciò che serve per raggiungere obiettivi utili alla comunità».
Negli ultimi 5 anni il Psi è stato il primo degli alleati del Pd in Regione, e l'unico a ottenere da Marcello Pittella un suo rappresentante in giunta. Non è che temete di perdere questo ruolo a causa dell'alleanza “naturale” tra il Pd e i fuoriusciti di Articolo Uno indicata dal segretario nazionale dem Maurizio Martina come la prospettiva per il centrosinistra lucano?
«Affatto, il nostro principale obiettivo non è di entrare a tutti i costi in un organo di governo. Non è stato così nemmeno nella legislatura in corso. A gennaio 2014 il Psi non ha gridato allo scandalo della giunta degli esterni. Anzi pubblicamente abbiamo accettato gli esterni ed esortato il governatore a raggiungere obiettivi programmatici».
Insomma, qual è il suo bilancio degli ultimi 5 anni di governo della Regione?
«Un bilancio complessivamente positivo. Non sono stati risolti tutti i problemi risolti ma molte questioni sono state affrontate con determinazione. Ambiente: molti passi in avanti. Il Piano regionale dei rifiuti non è solo un pezzo di carta. La raccolta differenziata raddoppiata dal 25% al 50% e oltre. E’ un dato reale. L'approccio sul tema energia e petrolio. Finalmente ha pesato nei rapporti con le compagnie di più che in passato la salvaguardia dell'ambiente. Il reddito minimo, per contrastare le povertà. Il sostegno all'industria e all'economia con i pacchetti Pia. Poi cui sono sicuramente molte questioni irrisolte come il nodo delle infrastrutture. Non è un paradiso. Ma c’è un dato sintetico positivo che vede la Basilicata come l’unica regione che ha recuperato appieno a livello Pil rispetto alla crisi 2008».
Non le sembra un dato “dopato” dall’Fca di Melfi?
«Sia Fca che l'industria petrolifera come Matera 2019 sono elementi della Basilicata. Sbagliamo a ritenere che siano fattori estranei. Fca è in Basilicata per un contesto complessivo favorevole. Una condizione di competitività. E' un valore lucano. Perché quando Fca fa la cassa integrazione la consideriamo, eccome, e quando produce no».
Forse il Pil non basta a raccontare un territorio che si spopola sempre più?
«Il tema dello spopolamento è di tutta Italia. Nel 2017 Italia ha perso 200mila residenti. Tutte le regioni del Sud perdono popolazione perché a parte Napoli non abbiamo metropoli. In Basilicata perdiamo popolazione dall'inizio del secolo non da oggi».
Altre criticità?
«Bisognerebbe guardare alla macchina organizzativa regionale e lavorarci un po’. C’è un tema di rapporti, di divisione tra poteri, di relazioni tra Regione, province e comuni da rivedere. Forse nel 2011 abbiamo troppo velocemente archiviato le comunità montane e le aree programma. Serve una gestione associata di funzioni tra piccoli comuni. Penso al sistema dei servizi sociali all'infanzia, degli asili nido. Aiuterebbero non poco soprattutto il lavoro femminile e le giovani famiglie, ma ce ne sono pochi».
Pensa che il dipartimento regionale Politiche della persona avrebbe potuto fare di più?
«Si poteva fare, non sul fronte della sanità dove sono molto soddisfatto del riordino ospedaliero. Abbiamo salvato gli ospedali territoriali da una legge sbagliata del governo Renzi. La Basilicata li ha salvati a differenza di altri come la Puglia che invece li ha chiusi. So che in modo trasversale molti vorrebbero rimettere in discussione quella scelta del governo Pittella, noi ci impegneremo per migliorarla e non per eliminarla».
Il Pd sostiene di aver sacrificato i suoi candidati alla presidenza della Provincia di Potenza per il bene della coalizione in vista delle regionali, ma sentendola non sembra aver raggiunto appieno il suo scopo. Non è contento della scelta del sindaco civico-socialista di Albano Rocco Guarino come candidato unico?
«Un ottima scelta. Ho partecipato alla condivisione di quella scelta con grande entusiamo. Rocco farà molto bene»
Però la partita delle regionali è altra?
«Certo. Si perimetra sul programma».
Come valuta la scelta della data del 20 gennaio per il ritorno alle urne?
«Non lo so. A me non piace nuova legge elettorale. Non mi piace gennaio perché non credo che avremo grande affluenza. La cerimonia di Matera2019 mi sembra irrilevante. Il periodo però è infausto. Bene sarebbe stato portare elezioni nei periodo normali. Sono dispiaciuto perché prevedo poca affluenza».

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