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Verso il voto, Polese: «Il Pd senza Pittella perde in partenza»

Basilicata
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Il segretario del Partito democratico lucano, Mario Polese
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POTENZA - Nessuna alleanza obbligatoria alle prossime regionali con la sinistra di Roberto Speranza. Checché ne dica il segretario nazionale Maurizio Martina. L’importante è trovare un ruolo per il governatore uscente Marcello Pittella, dopo il passo indietro per le accuse sui concorsi nella sanità. Altrimenti sì che la battaglia è «già persa in partenza».   
Ne è convinto il segretario regionale dem Mario Polese.
Consigliere, sono passate 3 settimane dalla lettera con cui Marcello Pittella ha rimesso la candidatura per un secondo mandato in Regione nelle mani di Pd e centrosinistra, ma non è successo nulla. Aspettate l'esito del ricorso in Cassazione?
«Lo dice lei. Sono in programma incontri con le forze del centrosinistra, di gruppo consiliare, con i dirigenti e sui territori, con gli amministratori ed i circoli. Lo sto facendo confrontandomi con il capogruppo in Consiglio regionale, con i consiglieri, con i parlamentari e immaginando a breve la convocazione degli organismi. Non è facile ovviamente e non sono vicende che si snodano dalla sera alla mattina considerando che il 25 giugno l’assemblea regionale del Pd in maniera plebiscitaria con le firme di oltre 70 sindaci e circa 80 segretari aveva dato mandato a Marcello Pittella che ha poi scelto di rimettere nelle mani del partito ogni decisione. C’è quindi un percorso da affrontare a partire dalla fase preparatoria che deve essere sicuramente veloce ma che non può essere superficiale, data la straordinarietà degli eventi. Ma non ci spaventa, non dimentichiamo che nel 2013 celebrammo le primarie il 23 settembre e votammo un mese e mezzo dopo».
Qualcuno dubita che il passo indietro di Pittella sia definitivo. Non teme che siano forme di resistenza psicologica che rischiano di compromettere in partenza la costruzione di un'alternativa?
«Chiariamoci: Marcello è persona circondata da tantissimo affetto e stima. Ecco perché è importante che sia protagonista di questa partita. Non è questo però l’elemento che incide nella fase delle trattative e dei percorsi che stiamo mettendo in campo. Il testo della lettera scritta da Marcello, che io ho letto attentamente e apprezzato molto, ci offre un campo di gioco ben preciso. Sta a noi immaginare di costruire una soluzione importante, la più forte possibile».
I sondaggi sull'orientamento di voto in questo momento al Sud confermano il dato delle politiche del 4 marzo e mettono il Pd e il centrosinistra al terzo posto dietro Movimento 5 stelle e centrodestra. Come pensate di riuscire a rovesciare il gradimento dei cittadini di qui alle regionali?
«Ha sondaggi sbagliati. Io ne ho altri che invece ci dicono che il centrosinistra almeno in Basilicata parte avanti. D’altronde le ultime amministrative nella nostra regione ci testimoniano come nelle elezioni diverse dalle politiche e peraltro ad esse successive si sia vinto nella quasi totalità dei comuni. Ed anche l’incapacità del centrodestra in provincia di potenza persino di presentare un candidato, non avendo avuto la forza di raccogliere le firme del 10 per cento di amministratori lucani è una riprova importante. Il Movimento 5 Stelle poi, già travolto dagli scandali nazionali, non ultima la bocciatura di una manovra sbandierata sui balconi che rischia di paralizzare l’economia del nostro paese, ha sistematicamente tradito i cittadini lucani dal 5 marzo in poi, attuando politiche anti - meridionaliste e di scippo dei territori, dimostrando di essere vassalli della  Lega Nord».
Quanto pesa l'indicazione del segretario nazionale Maurizio Martina sull'alleanza obbligatoria con Leu, o quantomeno con gli ex dem vicini a Roberto Speranza?
«Il nostro è un partito federale. Per cui è evidente che le relazioni preziosissime con la segreteria nazionale sono di indirizzo e mai di obbligo. Né tantomeno è nello stile e nei modi di Maurizio Martina, con il quale c’è una sintonia assoluta, imporre scelte. La verità è che siamo tutti persuasi che nei limiti delle possibilità sarebbe opportuno ricercare la massima convergenza con tutte le forze che sono in campo e che si riconoscono in valori comuni e nei principi liberali, progressisti e riformisti che caratterizzeranno la nostra coalizione».
Il segretario del Psi Livio Valvano, ipotizza che in caso di fallimento delle trattative con Leu bisognerebbe aprire la coalizione ai delusi del centrodestra creando un “fronte repubblicano” regionale (LEGGI L'INTERVISTA). I centristi, Aurelio Pace e Paolo Galante, si spingono oltre e si dicono contrari all'ingresso di Leu in coalizione. Possibile che a 3 mesi dalle elezioni non si sappia ancora che tipo di centrosinistra si presenterà ai lucani, se sarà più simile all'attuale, cioé alla coalizione larga di Renzi - Alfano - Lorenzin o all'Ulivo di Prodi?
«No. Io penso che la necessità della costruzione di un’area della società aperta sia a prescindere indispensabile, partendo da principi comuni: il merito, il garantismo, la solidarietà, l’europeismo e proponendo 5 obiettivi principali da perseguire con azioni concrete sul lavoro, il turismo, le infrastrutture, l’ambiente e la sanità. Su questo schema, chiederò l’adesione di tutte le forze democratiche e civiche che, consapevoli di quanto questo governo nazionale stia trasportando l’Italia di nuovo verso il medioevo, vogliano evitare che la stessa ambiguità e le stesse sciatterie, tra promesse tradite e manine magiche, possano affossare la nostra regione».
A proposito di Provincia, come mai a Potenza il centrosinistra è riuscito a trovare la sintesi invece a Matera ci sono 2 candidati del Pd?
«Mette il dito in una ferita aperta. Penso che tutti, a partire dal sottoscritto, potevamo e dovevamo fare uno sforzo in più. Avevamo l’esperienza di un amministratore uscente che andava trattata con cura maggiore, anche stante la legittima opinione prevalente di rinnovamento e ora abbiamo almeno l’obbligo di svolgere una competizione serena, provando a massimizzare gli sforzi e ad evitare fratture, cercando di capire che le forze in campo sono patrimonio complessivo del Pd ed auspicando che fino alla fine possa trovarsi una intesa che sarebbe soluzione migliore e certamente vincente».
Parliamo del candidato governatore. Sia nel Pd, che tra gli alleati dell'attuale maggioranza in Regione e i “promessi sposi” di Leu, c’è un orientamento forte per trovare un accordo politico su un nome nuovo, di estrazione civica, senza passare per primarie che alimenterebbero divisioni. Altri pensano che sarebbe più opportuna la scelta di un politico. Lei che profilo ha in mente per il candidato?
«Io penso che dobbiamo partire da un presupposto: noi dobbiamo costruire una coalizione su valori omogenei e che abbia pochi obiettivi chiari e realizzabili. Immagino poi liste contendibili, caratterizzate anche da elementi di novità, espressione di radicamento territoriale e legittima rappresentanza di interessi. Fatto questo a mio avviso trovare l’interprete principale che incarni questi principi non sarà operazione complessa se avremo trovato una convergenza sulle caratteristiche che la figura che farà da guida dovrà avere. Non parto con alcun pregiudizio territoriale o di genere, ne mi interessa il discrimine interno/esterno. Penso ad una personalità innanzitutto autorevole, che conosca i fondamenti della macchina amministrativa, riconosciuta dai lucani ed apprezzata per una funzione non necessariamente politica svolta. Un uomo o una donna che al contempo però offra garanzia di un consenso forte e capacità tali da entusiasmare le comunità democratiche e controbattere alla critica sterile ma violenta delle fake news».
Franco Mollica, che è tra quelli che le primarie le vorrebbero, ha lanciato un appello a Pittella perché non faccia mancare il suo sostegno a chi correrà al suo posto come governatore. Che ruolo immagina per Pittella nella campagna per le elezioni regionali?
«Noi dobbiamo individuare principi e criteri condivisi. Se ciò accade il metodo diventa irrilevante e pertanto fare o meno le primarie può avere anche un valore diverso dal tradizionale. Lo trovo ad esempio un meccanismo di legittimazione popolare utile eventualmente anche per far esprimere le nostre comunità democratiche su programmi e posizioni politiche oltre che su nomi. Marcello saprà senz’altro ritagliarsi un ruolo insieme ai gruppi dirigenti e sarà protagonista di questa partita altrimenti sarebbe una competizione già persa in partenza, è evidente. Chi pensa però che questa sia l’occasione per abiurare un’idea politica, disconoscere il buon lavoro svolto in questi 5 anni e magari rimettere le lancette dell’orologio indietro, sbaglia di grosso».
Chiederete una deroga, come in Molise, per permettere ai tesserati del Pd di candidarsi anche in altre liste della coalizione?
«Queste sono tutte dinamiche di tecnica elettorale poco rilevanti in questa fase. Noi siamo concentrati a costruire un coalizione dal perimetro ampissimo. La strada l’ha tracciata bene Matteo Renzi alla Leopolda: noi siamo quelli che vogliono aprire il campo della società aperta contro chi vuole costruire una società chiusa. Noi vogliamo rimettere in gioco una coalizione ampia ma non un’ammucchiata, sia chiaro. Non ha senso compattarsi contro qualcuno senza condividere la sostanza delle idee proprie, senza riconoscere le positività della precedente esperienza, guardando oltre e lontano ma senza abdicare al lavoro svolto. Noi non barattiamo valori con poltrone. Non lo abbiamo fatto a Roma sfuggendo all’idea di “romanizzare i barbari”,  non lo faremo in Basilicata. Noi siamo diversi e ne siamo orgogliosi».
C’è spazio per Marcello Pittella nella lista del Pd o in altra lista della coalizione di centrosinistra?
«Per Marcello c’è spazio sempre. Dove e come lo vedremo insieme. Marcello decide e deciderà con noi per concorrere ad una vittoria che io credo oggi più che mai realizzabile tanto per la credibilità che noi sappiamo esprimere nonostante gli errori commessi quanto per la incapacità sistemica, organizzativa e di proposta che destre e 5 stelle stanno dimostrando a più riprese di avere in Basilicata anche a differenza del resto d’Italia».
A oggi, a meno di un intervento del governo, sono 2 le date disponibili per tornare a votare: 13 e 20 gennaio. L'ultima sembra favorita, però è il giorno dopo la cerimonia di inaugurazione di Matera 2019 Capitale europea della cultura, e dal Quirinale attendono l'ufficialità della data del voto per valutare anche possibili questioni di opportunità rispetto all’annunciata presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non sarebbe meglio un'altra data?
«Questo gioco sulla data elettorale mi pare l’ennesimo elemento di destabilizzazione per strumentalizzare il tema da un lato o dall’altro. Mi pare che l’orientamento maggioritario espresso dalla conferenza dei capigruppo sia sul 20 gennaio, salvo concordare un election day con le altre regioni al voto, che avrebbe mille ragioni giuste, nel mese di febbraio. Ma il punto non è questo, mi interessa molto di più il messaggio politico che dobbiamo lanciare ai lucani, perché sarà quello a fare la differenza, non altro».

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