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VERSO IL VOTO | Pronti i primi ricorsi al Tar per chiedere la nomina di un commissario ad acta

Basilicata
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Flavia Franconi (prima a sinistra) durante un recente incontro in Prefettura a Potenza sulla data del voto
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POTENZA – La governatrice facente funzioni della Regione, Flavia Franconi, ha indetto per il 26 maggio le elezioni per il rinnovo del parlamentino lucano.
La firma del decreto è arrivata ieri sera, con 24 ore di anticipo rispetto al termine di legge, che scadeva oggi a mezzanotte. Dopo una giornata trascorsa inutilmente in attesa di una risposta da Roma sulle questioni sottoposte al capo di gabinetto del Ministero dell’interno.
Dal Viminale, infatti, avrebbero deciso di restare fermi su quanto già affermato a proposito del rispetto dei termini della legge elettorale regionale, per cui l'ultima domenica utile per il voto (in coerenza con la normativa nazionale modificata da ultimo nel 2015) resta quella del 20 gennaio 2019. Stoppando la proposta di un rinvio al 10 febbraio per possibili problemi di ordine pubblico, legati alla quasi concomitanza con la cerimonia di inaugurazione dell'anno di Matera 2019 – Capitale europea della cultura, sabato 19.
Ma in Regione non si sarebbero dati per vinti, e in serata la giunta si sarebbe riunita per valutare un atto d'indirizzo sul tema, in cui si dà mandato a Franconi di procedere per il 26 maggio con l'accorpamento alle elezioni europee sulla base di un'altra legge nazionale, del 2011, che ha introdotto il principio dell'election day (ignorata in Abruzzo dove si andrà a votare il 10 febbraio). Un’assunzione di corresponsabilità di dubbio valore legale, dal momento che l'indizione del voto è una prerogativa esclusiva del governatore, eppure quanto mai necessaria. Soprattutto dopo che il presidente del Consiglio regionale, Vito Santarsiero, ha formalizzato il parere contrario dei suoi uffici sulla fattibilità di un rinvio del voto.
La tensione avrebbe raggiunto livelli tali che lunedì la governatrice facente funzioni sarebbe stata sul punto di rassegnare le dimissioni, e a farla desistere sarebbe stato soltanto il paventato commissariamento della Regione, che interverrebbe all'indomani di un suo eventuale passo indietro. Di fatto, in quanto vice e mera sostituta del governatore “di ruolo” Marcello Pittella (sospeso dall'incarico da luglio per le accuse sui concorsi truccati nella sanità) non può indicare a sua volta un vice, che prenderebbe le redini della giunta. Quindi in assenza di una norma regionale per il caso di specie si sarebbe aprirebbe un vuoto di potere difficile da colmare con i rimedi ordinari.
Il tema di un possibile commissariamento della Regione potrebbe però riproporsi anche nei prossimi giorni. Tra le ipotesi che circolano tra Roma e Potenza in queste ore concitate, infatti, c'è persino quella di un intervento del Ministero dell'interno che di fronte a una presunta violazione di legge, come il rinvio del voto di oltre sei mesi dalla scadenza dei 5 anni della legislatura (che costerebbe alle casse della Regione qualcosa come 3 milioni di euro, di cui 85mila euro di indennità aggiuntive per ogni consigliere, ndr), sottoporrebbe la questione al Presidente della Repubblica proponendo la rimozione del presidente della giunta e la nomina di un commissario in sua vece. Ma trattandosi di una procedura senza precedenti, benché prevista dalla Costituzione, è difficile che si concretizzi.
Piuttosto, a livello nazionale, i legali del Movimento 5 stelle starebbero già valutando un ricorso al Tar per chiedere l'annullamento del decreto di indizione delle elezioni e la nomina di un commissario ad acta che fissi le consultazioni nella prima data utile. Anche se i tempi della giustizia amministrativa, in caso di esito positivo, farebbero slittare comunque il voto non prima dell'inizio di febbraio.
«In una nota inviata al Ministro dell’Interno rappresento la mia disponibilità ad eventuali ulteriori interlocuzioni basate sul principio della leale collaborazione tra istituzioni». Ha spiegato Franconi in un comunicato diffuso a notte inoltrata. «Tanto affinché, previa adozione di adeguati strumenti normativi da parte del Governo, si possa superare l’attuale normativa in modo da poter votare in data antecedente al 26 maggio 2019 e comunque tale da poter garantire che lo svolgimento delle elezioni avvenga con la più ampia partecipazione delle cittadine e dei cittadini e la massima tutela dei diritti all’elettorato passivo ed attivo in adesione ai principi di ragionevolezza e adeguatezza e di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini».

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