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Rimborsopoli a rischio prescrizione: anche consiglieri e assessori regionali lucani tra i beneficiati del “salva Lega”

Basilicata
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L'Aula del Consiglio regionale lucano
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POTENZA – Ci sono anche consiglieri e assessori regionali lucani, oltre che il governatore Marcello Pittella e il deputato Pd Vito De Filippo, tra i potenziali beneficiari dell’emendamento al disegno di legge anticorruzione su cui ieri la maggioranza Lega - M5s è stata clamorosamente sconfitta alla Camera con voto segreto dei deputati.
Si tratta di tutti gli imputati nei vari processi partiti dalle inchieste sulle spese pazze del parlamentino lucano, che nel 2013 portarono al suo scioglimento anticipato.
Nel testo a firma del deputato Catello Vitiello, ex M5S eletto quand’era già stato espulso per l’appartenenza alla massoneria, viene infatti esclusa la configurabilità del reato di peculato per chi si appropria di denaro pubblico di cui ha la disponibilità per ragioni di mandato elettivo o di ufficio, «salvo che tale distrazione si verifichi nell'ambito di procedimento normato da legge o regolamento e appartenga alla sua competenza». Proprio la difesa opposta dalla maggioranza degli imputati per la gestione delle spese di segreteria e rappresentanza riconosciute a consiglieri e assessori regionali alle accuse mosse dai pm. Dal momento che si tratta di rimborsi di cui secondo la normativa regionale apposita dovevano presentare semestralmente un rendiconto, su cui in teoria, soltanto in teoria, avrebbero dovuto vigilare gli uffici della presidenza di Consiglio e giunta.
Esclusa la configurabilità del reato di peculato, che prevede pene da quattro a dieci anni di reclusione, ai giudici non resterebbe che derubricare le accuse nei loro confronti in quelle di truffa, punibile al massimo con tre anni di reclusione, più eventuali aggravanti. Ma anche i termini della prescrizione scenderebbero in automatico da 10 a sette anni e mezzo, sancendo il non luogo a procedere, già oggi, per tutte le contestazioni più vecchie di giugno del 2011. Inoltre, grazie al trattamento sanzionatorio più leggero e alla prevedibile concessione delle attenuanti generiche per gli incensurati (quasi tutti), non scatterebbe più in automatico, o quasi, la Legge Severino, che prevede l’incandidabilità di chi riceve condanne per reati contro la pubblica amministrazione superiori ai 2 anni di reclusione.
Attualmente a processo a Potenza per i rimborsi pazzi intascati tra il 2009 e il 2012 ci sono una quarantina tra consiglieri e assessori regionali ex e tuttora in carica: oltre a Pittella e De Filippo, l’assessore Luca Braia, l’ex presidente del Consiglio regionale Franco Mollica e i consiglieri Michele Napoli, Paolo Castelluccio e Nicola Benedetto. Mentre il consigliere regionale Aurelio Pace è imputato per i rimborsi intascati alla Provincia di Potenza, e l’ex assessore regionale Attilio Martorano è stato già condannato in appello, dopo la scelta dell’abbreviato, a 1 anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa).
Ieri, dopo l’inattesa sconfitta sull’emendamento Vitiello, il Movimento 5 stelle ha annunciato l’intenzione di voler correre ai ripari, presentando un maxi-emendamento per abrogare quello sul peculato, ribattezzato “salva - Lega” per gli ex amministratori leghisti sotto processo in altri regioni. Su questo l’intenzione sarebbe quella di chiedere il voto di fiducia, blindando alla sua approvazione la tenuta del “governo del cambiamento”.

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