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VERSO IL VOTO | Il Viminale prepara una diffida e pensa al commissario

Basilicata
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POTENZA – Una diffida in partenza per Potenza dal Ministero dell’Interno, e una serie di ricorsi al Tar. Mentre la governatrice facente funzioni prova a mettere il vicepremier Matteo Salvini nell’angolo, e i 5 stelle proseguono il presidio davanti alla Regione.
E’ trascorso così il giorno dopo il decreto con cui la presidente facente funzioni della giunta regionale, Flavia Franconi, ha indetto le elezioni regionali il 26 maggio, rinviandole dall’ultima data utile secondo la normativa ordinaria, il 20 gennaio, per accorparle con le europee.
Ieri mattina Franconi è tornata a scrivere al ministro dell’Interno spiegando le ragioni della sua scelta e offrendo la sua «disponibilità ad eventuali ulteriori interlocuzioni basate sul principio della leale collaborazione tra istituzioni (...) in modo da poter votare in data antecedente al 26 maggio 2019 e comunque tale da poter garantire che lo svolgimento delle elezioni avvengano con la più ampia partecipazione di cittadine e di cittadini e la massima tutela dei diritti all’elettorato passivo ed attivo».
Ma in contemporanea, sul Viminale, i toni nelle discussioni sull’accaduto sono stati di tutt’altro tipo. Con l’inoltro della richiesta di un parere all’Avvocatura di Stato sulla possibilità di un commissariamento della presidenza dalla Regione, che sarebbe il primo caso in assoluto nella storia repubblicana.
Il punto è la richiesta, avanzata da Franconi, che il governo adotti «adeguati strumenti normativi» riconoscendo la legittimità dei suoi dubbi sulle normative, quindi il suo operato, anche da un punto di vista politico. Mentre a Roma sarebbero disposti tutt’al più a far correre senza azioni di forza (considerate le lungaggini richieste dalle altre procedure), se entro una decina di giorni dovesse registrarsi un passo indietro da Potenza, suo o del redivivo Marcello Pittella, che lunedì attende la decisione della Cassazione sulle accuse per cui è tuttora sospeso dall’incarico. Con la revoca del decreto del 26 maggio e l’indicazione di una nuova data concordata: tipo febbraio. Di qui l’idea della diffida da inviare anche oggi stesso.
«Chiediamo al ministro dell’Interno Salvini (...) di intervenire immediatamente per sanare questa situazione. Non abbiamo dubbi che saprà far rispettare la legalità in Basilicata». Questo l’appello lanciato ieri dai parlamentari lucani M5s. Mentre il candidato governatore Antonio Mattia, in presidio davanti alla regione, ha annunciato un ricorso al Tar «per chiedere l'annullamento del decreto e di tutti gli atti di giunta e di consiglio che non dovessero rientrare nell'arco temporale dei 5 anni di legislatura».
Ieri a manifestare all'ingresso del palazzo della giunta regionale c'era anche Vincenzo Belmonte del “Blocco civico”, che ha indossato un gilet giallo con la scritta «no».
Rimandare il voto a maggio «serve solo a pagare gli stipendi agli attuali consiglieri - ha invece detto Belmonte - ma dobbiamo smontare questo meccanismo, altrimenti si crea un precedente pericoloso, e il centrodestra deve fare di tutto per accelerare questo processo».

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