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Matera, sotto accusa l'ex Giunta Adduce: «Danno erariale»

Basilicata
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Il sindaco di Matera,
Salvatore Adduce durante una pausa dei lavori dell’assemblea

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L'ex sindaco di Matera Salvatore Adduce, oggi capogruppo Pd in Consiglio
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MATERA – Sono accusati di “colpa grave” e “negligenza nell’assolvimento dei doveri di ufficio”, oltre che di “macroscopica negligenza operativa”, e per questo di aver causato un danno erariale da 1.789.129,23 euro al Comune di Matera.
Si tratta degli amministratori in carica nel 2013, ovvero l’allora sindaco Salvatore Adduce (oggi capogruppo Pd in Consiglio), gli assessori Sergio Cappella, Rocco Rivelli, Nicola Trombetta e Giuseppe Tragni, questi ultimi oggi di nuovo in carica.

L’INDAGINE
A formulare l’accusa, all’esito di un’indagine condotta dalla Guardia di finanza per più di 15 mesi, è la Procura regionale della Corte dei conti, che nei giorni scorsi ha recapitato loro un Avviso a dedurre. Oltre alla parte politica, la magistratura contabile ha ravvisato gravi responsabilità anche da parte di dirigenti comunali e componenti della Commissione appaltatrice del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, su cui verte l’ipotesi di danno erariale per illegittima corresponsione dell’importo alla cooperativa “Consorzio nazionale servizi”, oggi ancora titolare dell’appalto. I tecnici sono l’attuale dirigente del settore Ambiente, Giuseppe Montemurro, ed i componenti della commissione, con in testa Francesco Gravina, presidente della commissione giudicatrice e Responsabile unico del procedimento, oltre ai componenti Nicola Sciarra, Mario Petrella e Giancarlo Tonelli. L’indagine è partita da un esposto presentato alla Corte dei conti nell’aprile del 2015, in cui si segnalava di accertare il presunto danno erariale, derivante dall’appalto per la raccolta dei rifiuti in città, relativamente al subentro per ricorso della coop Cns (attraverso la sua controllata “ProgettAmbiente” di Avigliano), alla “Aimeri”, vincitrice del bando e già tecnicamente aggiudicataria del servizio. Nelle ragioni di questo passaggio e del contenzioso seguito tra il subentrante e il Comune, risiede l’origine del contestato danno erariale.

L’ACCUSA
Secondo la ricostruzione della Corte dei conti, il Cns ha fatto ricorso al Tar, contestando l’incongruità dei costi dichiarati dalla vincitrice Aimeri rispetto alla voce “lavoro”, che avrebbero prodotto inevitabili diseconomie per il soggetto gestore, tali da non giustificarne la sussistenza. In altri termini, Aimeri per vincere l’appalto avrebbe fatto un’offerta non congrua con la tipologia di servizio che dichiarava di voler garantire. Un fatto molto rilevante, da cui è scaturita una catena di errori.

LA STORIA  DEI CASSONETTI E I RICORSI
La Corte dei conti accusa la Commissione di negligenza e superficialità nell’analisi del quadro economico di Aimeri, ritenuto congruo tanto da affidare nel settembre 2009, l’appalto all’Associazione temporanea d’imprese. A fine ottobre (questo è un altro passaggio importante) la Aimeri dà inizio al servizio, rimuovendo i cassonetti comunali (che nel frattempo verranno venduti) per sostituirli con i propri. A novembre parte il ricorso del Cns al Tar, Gravina controdeduce difendendo le ragioni della commissione nell’analisi del quadro economico di Aimeri, ma a marzo 2010 il Tribunale amministrativo dà ragione al ricorrente Cna, giudicandolo incongruo rispetto al costo complessivo del lavoro. Decisione poi confermata anche dal Consiglio di Stato nel dicembre 2010, dal quale arriva l’indicazione per l’amministrazione comunale di “individuare le migliori strategie per evitare una interruzione del servizio di raccolta dei rifiuti”, nelle more dell’esecuzione della sentenza di annullamento dell’aggiudicazione alla Aimeri. Parte la procedura di subentro, che prevedeva tre mesi di proroga alla Aimeri, per consentire al Cns di preparare mezzi e personale. Aimeri aveva precisato che il giorno prima del subentro, avrebbe ritirato tutti i suoi cassonetti dalla strada, quindi Cns dichiara di voler acquistare quei cassonetti, salvo poi ristorarsi dei costi (300mila euro più Iva) nei confronti del Comune, che li avrebbe presi in carico quando Cns avrebbe acquistato i suoi, più utili al tipo di servizio da effettuare a regime.

IL CONTENZIOSO
Da qui inizia una prima resistenza del Comune, che attraverso lo stesso Gravina non riconosceva questa richiesta e diffidava la ditta ad avviare il servizio entro aprile 2011; così avvenne, ma nel verbale di ricognizione il Cns si impegna ad acquistare i cassonetti di Aimeri, con la modifica sostanziale del Piano economico presentato in sede di gara (ovvero che le spese doveva pagarle il Comune). In più Cns (con ProgettAmbiente esecutrice del servizio) aveva posizionato altri 125 cassonetti da 2.400 litri. Due mesi dopo parte un lungo tira e molla sulla storia dei cassonetti, oltre che sull’annuncio da parte di Cns di una variazione del quadro economico per il costo del lavoro domenicale e l’aumento di ore lavorative e personale rispetto all’offerta di gara. L’11 aprile 2011 parte il bando di tre anni, con eventuale proroga di uno e corrispettivo annuo di 3.227.400 euro. Da questo momento il servizio è effettuato da ProgettAmbiente (della coop Cns), che inizia a sollecitare la stipula del contratto di servizio. Si procede con un affidamento “di fatto”, mentre il Cns continuava a chiedere l’adeguamento del Piano economico con maggiori costi per personale, adeguamento Istat, lavoro domenicale ecc.

I PARERI POI IGNORATI
Si arriva a maggio 2013, quando l’Avvocatura dell’ente chiede un parere all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che nell’ottobre dello stesso anno risponde spiegando che il subentro del contratto dopo ricorso, qualora fosse accompagnato da maggiori spese, devono essere a carico del subentrante. Un parere poi rinforzato dalla stessa Avvocatura comunale, che a dicembre 2013 ribadisce l’impossibilità di sostituire l’originario contratto d’appalto ancora inesistente, con l’intervenuto “contratto di transazione” tra ente e Cns, che comportava un aggravio dei costi a carico dell’ente e che, anzi, siccome nel frattempo erano passati tre anni (dal 2011), nell’aprile 2014 sarebbe scaduto l’appalto e si doveva indire una nuova gara. Ma l’apparato comunale (Giunta e dirigente Montemurro), ignora i due pareri e il 31 dicembre 2014 formalizza il contratto, previo quadro economico con gli aumenti richiesti dal gestore. Quindi, a più riprese e senza inserire le poste nei debiti fuori bilancio, quindi senza passare dalla necessaria deliberazione collegiale di consiglio comunale, con atto di Giunta e successivi atti dirigenziali, si pagano alla Cns 1.053. 317 euro per costi aggiuntivi dovuti all’esercizio di fatto nel periodo dal 11 aprile 2011 al 10 gennaio 2014 e 785.812,13 euro per 15 mensilità del periodo dal 11 gennaio 2014 al 10 aprile 2015.

LA SUDDIVISIONE DEL DANNO
Queste cifre formano il danno erariale rilevato dalla Corte dei conti e stimato in 1.789.129,93, imputabile per 200mila euro al sindaco Adduce, 200mila euro all’allora assessore all’Ambiente Rocco Rivelli e 200mila euro in parti uguali agli assessori Cappella, Trombetta e Tragni. I tre membri della Commissione appaltatrice sono chiamati a restituire ognuno 50mila euro, più 300mila euro a carico di Gravina, mentre il soggetto ritenuto maggiormente responsabile è il dirigente Montemurro, chiamato a restituire all’Erario ben 739.129,93 euro.
L’invito a dedurre è datato 7 novembre 2018, ora le parti hanno 45 giorni di tempo per presentare le proprie deduzioni difensive. Una bella tegola su ex amministratori e dirigenti comunali.

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