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Ultime nomine nel mirino dei pm: acquisite in Regione le delibere sui nuovi dg di Asm, Asp, San Carlo e Arpab

Basilicata
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Marcello Pittella
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POTENZA – Si allarga l’indagine della squadra anticorruzione della Procura di Potenza sulle nomine della giunta regionale.
Nei giorni scorsi gli uomini della Squadra mobile del capoluogo e dell’aliquota di polizia giudiziaria della municipale si sono presentati negli uffici di via Verrastro per acquisire una mole di documenti. Tra questi ci sono anche le delibere con cui lo scorso 16 novembre, il giorno prima della scadenza naturale della legislatura, la giunta guidata dalla governatrice facente funzioni Flavia Franconi ha deciso i nuovi direttori generali delle aziende sanitarie di Potenza e Matera, e del San Carlo di Potenza. Oltre a confermare per altri 3 anni l’incarico alla guida dell’Agenzia regionale per l’ambiente di Edmondo Iannicelli.
L’inchiesta, coordinata dai pm Paolo Mandurino e Veronica Calcagno, è la stessa per cui a metà ottobre è già partito un avviso di proroga delle indagini per un’ipotesi di abuso d’ufficio a carico del governatore Marcello Pittella, degli assessori Luca Braia, Flavia Franconi, Francesco Pietrantuono, Carmine Castelgrande e Roberto Cifarelli, del direttore generale del dipartimento presidenza Vito Marsico, del direttore generale del Crob di Rionero Giovanni Bochicchio, del commissario del San Carlo Rocco Maglietta, e dell’ex commissario dell’Asm, Pietro Quinto. Da allora, però, sarebbe stata riunita ad almeno altri due fascicoli, uno più risalente e un’altro più recente. Inoltre l’oggetto si sarebbe ampliato in maniera considerevole: dal discusso commissariamento delle aziende sanitarie deciso a gennaio del 2018, alle nomine decise all’ultimo minuto dalla giunta guidata dalla governatrice facente funzioni per porvi rimedio. Con l’aggiunta del rinnovo di Iannicelli, legato da consuetudini familiari a casa Pittella, senza una previa raccolta delle manifestazioni d’interesse di altri eventuali aspiranti all’incarico.
Le perplessità, soprattutto su quest’ultima decisione, erano emerse in maniera lampante durante la stessa seduta di giunta finita nel mirino dei pm, con l’astensione dal voto di uno degli assessori, Luca Braia, e del segretario generale della giunta Donato Del Corso. Sicché a rogare l’atto in veste di segretario s’è prestato l’assessore all’Ambiente Francesco Pietrantuono, come avviene nei comuni più piccoli in assenza di un dirigente disponibile. E non è chiaro nemmeno chi abbia svolto i richiesti controlli di legittimità: se sempre Pietrantuono che però sembrerebbe aver votato a favore dell’atto (approvato «all’unanimità dei voti espressi nelle forme di legge»), o il capo di gabinetto della giunta, Gerardo Travaglio, che essendo anche il dirigente proponente avrebbe sostanzialmente controllato la legittimità del suo stesso operato. Entrambe situazioni di possibile incompatibilità per l’evidente conflitto d’interesse oltre che sovrapposizione di ruoli.
A far partire le verifiche sull’operato dei vertici della Regione, nel 2017, erano state alcune intercettazioni trasmesse l’anno scorso da Matera, durante le indagini su concorsi truccati, mala amministrazione e corruttele all’Asm, per cui a luglio sono scattate le misure cautelari per 30 persone, incluso il governatore Marcello Pittella (tuttora sottoposto a divieto di dimora nel capoluogo e sospeso dall’incarico).
Ascoltando le telefonate dell’allora dg Quinto, erano arrivati all’orecchio degli investigatori, alcuni discorsi proprio sulle imminenti scelte della giunta regionale sulle aziende sanitarie, che di lì a poco sarebbero state commissariate con la conferma di Quinto e Maglietta, e la promozione di Giovanni Chiarelli, altro fedelissimo di Pittella, all’Asp.
Il gip che ha firmato l’ordinanza di misure cautelari ha scritto di «un ricorso irrituale all’istituto del commissariamento pur di assecondare le aspirazioni dei dirigenti» asserviti al governatore.
Duro anche il Riesame che ha confermato gli arresti domiciliari per Pittella (poi convertiti in arresti domiciliari dopo la chiusura delle indagini), per cui «le scelte politiche riguardanti gli assetti dirigenziali della sanità appaiono (...) fortemente influenzate da interessi personali e dalla esigenza di assicurare l'operativa di bacini elettorali, probabilmente in vista delle elezioni».
«Non si spiega diversamente, infatti - scriveva il Riesame -, il fatto che i direttori generali in carica, decaduti dalle loro funzioni per il decorso del termine massimo di efficacia della nomina, siano rimasti sostanzialmente al loro posto perchè nominati commissari straordinari (...) per aggirare il divieto di proroga degli incarichi ormai esauriti per il decorso del tempo e mantenere uno status quo fatto di rapporti strettamente fiduciari su incrostazioni di potere consolidate e rassicuranti, il Pittella riusciva a far deliberare dalla giunta una procedura di commissariamento mancante dei presupposti normativi».
Rilievi che coi dovuti distinguo gli inquirenti sembrano intenzionati ad assumere come vaglio anche per gli ultimi atti adottati dalla giunta “reggente”.

 

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