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INTERVISTA ESCLUSIVA | Franconi: «Il voto? Una decisione tecnica, non politica»

Basilicata
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Flavia Franconi, assessore tecnico ed esterno della Giunta Pittella con delega alle Politiche per la Persona oltre che vicepresidente, dopo l’inchiesta materana e gli arresti del 6 luglio riveste il ruolo di presidente della Giunta facente funzioni
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POTENZA – Un consuntivo degli anni da assessore con una delega pesante, fino alla bufera giudiziaria di luglio che l’ha designata governatrice facente funzioni. Di questo, della data del voto e di molto altro Flavia Franconi ha parlato rispondendo alle domande del Quotidiano del Sud in questa lunga intervista tra politica e cronaca giudiziaria.

Nelle ultime settimane da governatrice “facente funzioni” ha preso diverse decisioni discusse e discutibili, alcune da sola altre col resto della giunta. Dalle nomine all'Arpab e nella Sanità, al rinvio del voto a maggio. Come ultimo degli assessori tecnici, ovvero non eletti, della prima giunta Pittella non crede che dopo 5 mesi di sospensione del governatore “titolare” e a legislatura praticamente scaduta sarebbe stato più opportuno mantenere un profilo neutrale rispetto alla vicenda politica?

«Esistono decisioni che costituiscono dovere d’ufficio ed altre, che pur non legalmente obbligate, sono dovere minimo di chi, chiamato ad incarichi istituzionali, non voglia abdicare al proprio ruolo. Nello specifico: il commissariamento delle strutture apicali della sanità lucana nacque da un lato dall’attesa dell’albo unico nazionale dei direttori generali, che si sapeva imminente e che infatti fu ufficializzato dopo breve, dall’altro dalla scelta di correttezza politica, da parte di una Giunta di prossima scadenza elettorale, di non imporre a chi le succederà, quale che sia il suo orientamento politico, persone che sarebbero potute risultare di scarso gradimento. Ogni Giunta è espressione di una visione della sanità regionale e delle sue priorità, delle linee d’indirizzo che s’intende darle. In questo quadro le figure apicali non sono indifferenti e chi é scelto in vista di una determinata visione del suo ruolo e dei suoi compiti, potrebbe essere meno idoneo a perseguirne di diversi; al di là di tali considerazioni più generali, nel merito basta leggere la delibera. Da ciò la scelta commissariale, di minore durata, che avrebbe lasciato campo libero a nomine piene da parte della nuova Giunta eletta. Le vicende giudiziarie poi intervenute erano all’epoca sconosciute ed imprevedibili, come anche il dilatarsi dei tempi di ritorno alle urne. Nella nuova situazione creatasi, le nomine commissariali sarebbero in ogni caso giunte a scadenza prima dell’insediamento della nuova Giunta e procrastinare le nomine dei nuovi Direttori Generali avrebbe avuto come unico risultato quello di doverle assumere in campagna elettorale, nel momento quindi meno opportuno, tra l’altro lasciando i nuovi nominati in carica per una frazione ancora più lunga della nuova Consiliatura».

«I tempi delle vicende processuali di Pittella non sono legati a quelli della consultazione Secondo me è estraneo ai fatti contestati»

Nega che ci sia stato un interesse e una precisa volontà della maggioranza che sostiene l'attuale giunta, e di chi l'ha nominata, a favore del rinvio del voto in attesa che si definisca la vicenda giudiziaria dello stesso Pittella e che si chiarisca il quadro politico nel centrosinistra?

«La mia impressione è che il differimento del voto abbia incontrato simpatie politiche trasversali e diffuse, anche da parte da chi ricorre in sede amministrativa ma nulla fa nelle sedi istituzionali romane che potrebbero ancora incidere sulla data. In ogni caso, se vorrà ci torneremo in prosieguo, la scelta della data del voto è stata frutto di valutazioni solo ed esclusivamente di natura normativa ed amministrativa».

Avete nominato i nuovi direttori generali di Asm, Asp e San Carlo il 16 novembre, un giorno prima della formale scadenza della consiliatura. Non le pare una forzatura, dato che se non l'aveste fatto i commissari sarebbero potuti restare comunque in carica per 45 giorni oltre la scadenza naturale dei contratti, ovvero fino a marzo, attendendo l'insediamento dei nuovi eletti?

«Come già le accennavo, il commissariamento è stato deciso quando ci si attendeva tempi elettorali più contenuti. Lasciarli in carica avrebbe significato solamente nominare i nuovi vertici in campagna elettorale. Di più: con la scortesia istituzionale di farlo all’ultimo momento, così da imporre più a lungo alla nuova Giunta Regionale vertici in ipotesi non graditi».

Ma se il 16 novembre aveva già deciso di rinviare le elezioni dal 20 gennaio al 26 maggio, perché convocare tra il 17 e il 20 novembre i gruppi di maggioranza e minoranza in Regione per raccogliere le loro opinioni a riguardo?

«Come è facilmente intuibile, in questi casi sollecitazioni e preoccupazioni provengono da tutte le parti. E l’autonomia di scelta non implica la scortesia istituzionale».

Qualcuno, come il consigliere regionale Giannino Romaniello (Leu) sostiene che con le nomine nella sanità abbiate riconosciuto l'assenza dei presupposti del commissariamento deciso a gennaio, ovvero della necessità di completare la riorganizzazione del sistema con l'approvazione di un piano sanitario regionale, che ormai è rinviata alla prossima legislatura. Non teme l'indagine della Procura di Potenza che su quei commissariamenti ipotizza un abuso d'ufficio a carico suo e degli altri membri della giunta?

«Guardi, penso di averle già risposto. Mi permetta un battuta: dopo l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio nella nomina dei commissari, anche quello per omissione d’atti d’ufficio per avere omesso un atto dovuto?».

Come giustifica il fatto che, sempre il 16 novembre, l'assessore all'Agricoltura Luca Braia e il segretario generale della presidenza Donato Del Corso si siano astenuti dalla delibera di rinnovo per altri 3 anni dell'incarico di direttore generale dell'Arpab, Edmondo Iannicelli, vicinissimo alla famiglia Pittella?

«Il perché dovrebbe chiederlo a Braia e Del Corso, è normale che nella discussione sulla decisione alcuni spunti personali siano emersi, ma sarebbe davvero scorretto da parte mia rendere pubblici elementi di valutazione che sono nati per rimanere interni all’organo deliberante. Non pensate alla Giunta come un corpo unitario, mosso da mere considerazioni politiche che trovano nella comune designazione un necessario momento unificante. In realtà la discussione è spesso e prevalentemente tecnica e di merito e sarebbe ben strano che non emergessero posizioni differenziate».

La replica a Lega e Cinque Stelle dopo le critiche su Aifa e indennità

Parla spesso con il governatore “titolare” da quando è tornato libero di comunicare?

«La collaborazione istituzionale protratta nel tempo porta necessariamente con sé anche un rapporto umano. E’ normale che io abbia una interlocuzione con Marcello Pittella anche per chiedere solamente come sta. Badi bene, senza che ciò implichi una qualsiasi forma di eterodirezione delle mie scelte, che rivendico come personali, nei loro pregi come nei loro limiti».

Lei che spiegazione si è data in questi mesi di reggenza della Regione del motivo per cui il governatore Marcello Pittella l'ha scelta come suo vice?

«Ancora una volta questa è una domanda da rivolgere al diretto interessato. Immagino che la mia scelta ad assessore sia dipesa da valutazioni sul mio curriculum professionale, che rivendico nella sua eccellenza. La designazione a vicaria si sarà fondata su elementi di valutazione personale e, probabilmente, anche di genere. La sua domanda mi pone in forte imbarazzo, perché è evidente che mi si è attribuito un qualche merito specifico personale. Ma che sia io stessa a decantare le mie potenziali lodi sarebbe quantomeno inelegante».

Saprà che le malelingue sostengono che il suo mancato coinvolgimento nell'inchiesta dei pm di Matera sui concorsi truccati nella Sanità, dimostri come il ruolo di assessore competente da lei ricoperto sia stato svuotato delle sue proprie funzioni di guida e di controllo. Come valuta l'esistenza di questi tavoli “a sua insaputa” (aldilà dell'oggetto delle discussioni e delle responsabilità in via di accertamento) tra i dirigenti inquisiti e il presidente della giunta regionale?

«Guardi, l’Italia è uno Stato di diritto, la sua domanda dà per presupposta l’esistenza di questi tavoli; sino a sentenza definitiva io e lei abbiamo il dovere, io morale e civico, lei anche professionale e deontologico, di darli per inesistenti. Non posso escludere che vi siano state condotte illegittime e financo illecite, indagini e processi si svolgono per questo. Prendo atto che, anche solo a livello ipotetico, simili condotte non mi sono state attribuite. Ne sono lieta, ma sarei stata sorpresa del contrario. Quanto al mio ruolo assessorile, non lo ritengo affatto svuotato. Se mi darà l’opportunità di una seconda intervista, specifica sul punto, sarò lieta di poter fornire a lei ed ai lettori un quadro di dettaglio del mio agire e delle sue ricadute concrete. Di alcune delle quali sono, sinceramente, soddisfatta ed orgogliosa».

Ha mai pensato di dimettersi dopo aver scoperto quanto avveniva alle sue spalle?

«Come detto, sino a prova contraria alle mie spalle non accadeva nulla. Più in generale, quando si riceve l’onore di un incarico pubblico, si mette da parte l’onore e ci si concentra sugli oneri che ne derivano. Non si lascia un lavoro a metà, non si abdica all’incarico ricevuto. Non si diserta, se mi passa l’espressione. Ho pensato alle dimissioni, perché negli ultimi mesi sono chiamata ad assolvere un compito più gravoso di quello per il quale ero stata nominata e che ho accettato e non sono mancati spunti in tale senso da parte di persone a me care, parlo di parenti ed amici, ma l’interesse dell’istituzione deve prevalere su quello personale».

All'indomani del decreto del 20 novembre con cui ha indetto il voto il 26 maggio lei ha scritto al Ministro dell'Interno Matteo Salvini chiedendo di fissare assieme un'altra data più vicina. Non le pare un'evidente contraddizione? In pratica il 12 novembre, in un'altra lettera a Salvini, lei stessa aveva riconosciuto che l'ultima data utile era il 20 gennaio, suggerendo un rinvio per ragioni di ordine pubblico a febbraio. Ma due giorni dopo ha sollecitato un parere al professor Salvatore Staiano, e il 20 novembre ha sostenuto l'accorpamento obbligatorio con le elezioni europee. Sebbene il 16 novembre il Viminale, rispondendole, abbia “riscontrato” l'indicazione del 20 gennaio come ultima data utile.

«L’articolato iter cui lei fa riferimento dimostra la complessità normativa del problema. Il mio dovere come Presidente facente funzioni della Giunta Regionale era d’indire le elezioni, nel rispetto della legge e non avendo a mente gli interessi politici dell’una o altra parte. Che, per altro, ogni giorno mi sembrano più coincidenti. Certo, in materia d’interpretazione della norma sono sempre possibili scelte alternative, il metro di riferimento della mia è stato quello di garantire, ad un tempo, un adeguato tempo elettorale, di fissare una data conforme al dettato normativo ed idonea a garantire la più ordinata e diffusa partecipazione la voto. Ancora, una data che consentisse di evitare sprechi di denaro pubblico con un’inutile duplicazione di tornate elettorali. Tenga presente che eventuali scelte alternative erano e sono nella disponibilità degli organi centrali dello Stato, dai quali ad oggi non sono giunte smentite al mio operare. E che si tratti di scelte tecniche e non politiche di parte lo conferma che oggi ai vertici di tali organi statali siedano uomini espressione di una maggioranza ben diversa da quella regional»e.

I consiglieri regionali del M5s, e non solo, vorrebbero sapere quanto è costato il parere del professore, che è anche preside della facoltà di giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli?

«Zero. Il parere è stato reso a titolo gratuito».

E l'avvocatura regionale? L'avete consultata? Cosa vi ha detto?

«L’Avvocatura regionale è stata interpellata ed il suo parere è stato conforme alla decisione adottata».

In realtà, nel parere di Staiano, che lei ha adottato come base giuridica del rinvio del voto, si consiglia un'interlocuzione col Viminale solo in caso di indizione del voto il 20 gennaio, per concordare un eventuale successivo accorpamento alle elezioni europee. Invece in caso di opzione “d'autorità” per il 26 maggio Staiano non aggiunge altro, citando il caso dell'Abruzzo nel 2014, che è anche l'unico precedente in questo senso. Perché ve ne siete discostati?

«Quello che lei riporta come un argomento contrario alla scelta adottata, in realtà la supporta: nel parere si consiglia un momento di confronto con il Ministero nell’ipotesi di voto a gennaio, che evidentemente si ritiene legalmente problematica. Non lo si reputa opportuno in caso di voto a maggio, proprio perché è ritenuto l’ipotesi più conforme alla norma».

Come valuta il fatto che in Abruzzo, nel 2014, ci fu una norma regionale di recepimento del principio dell'election day, che in Basilicata non c'è, e quest'anno si voterà il 10 febbraio? Anche in Sardegna, Emilia Romagna e Calabria, nel 2014 come quest'anno, le regionali non verranno accorpate con le europee. Inoltre il Consiglio dei Ministri ha indetto le elezioni suppletive nel collegio di Cagliari, in Sardegna, il 20 gennaio.

«L’esistenza di una norma di recepimento nell’ordinamento regionale abruzzese è un elemento ulteriore non strettamente necessario: una norma di rango inferiore non deve recepirne, esplicitamente, una di rango superiore. Sulla pluralità di scelte nell’indizione delle singole consultazioni elettorali, leggo la conferma di un quadro normativo di non facile lettura».

Cosa le hanno risposto dal Ministero alla sua seconda lettera?

«Sono ancora in attesa di risposta. Come diceva Bismark: per ogni problema complesso esiste sempre una soluzione facile, immediata ed irrimediabilmente sbagliata».

A noi risulta che dalla segreteria del ministro Matteo Salvini, il giorno in cui il capo di gabinetto del Viminale ha rappresentato per iscritto una serie di profili di illegittimità del decreto di indizione delle elezioni, sia partita una telefonata per convocarvi a Roma. Poi c'è stata la decisione della Cassazione che l'ha lasciata al suo posto, confermando la sospensione di Pittella, e non se n'è fatto più nulla. Come mai?

«Nella sua domanda si uniscono due elementi tra loro autonomi. I tempi delle vicende processuali del Presidente Pittella non sono legati a quelli della consultazione elettorale, indetta sulla base di valutazioni giuridiche del tutto svincolate da qualsivoglia indagine possa essere in corso. Laddove dovessi ricevere un invito per consultazioni dal Ministro dell’Interno sarei lieta di aderirvi, ad oggi non mi è pervenuto. Sul perché, la risposta spetta all’onorevole Salvini, non a me; forse, semplicemente avrà ritenuto l’inutilità di un tale incontro. In ogni caso, non ho la pretesa di erigermi ad interprete e portavoce del suo pensiero».

Lei in questi 5 mesi è rimasta sostanzialmente in silenzio, ma un paio di settimane fa ha voluto replicare ad alcune insinuazioni su queste interlocuzioni tra Roma e Potenza, che la vedrebbero disposta a fare marcia indietro sulla data del voto in cambio del sostegno della Lega alla sua candidatura alla presidenza dell'Aifa. Il segretario regionale del Carroccio, Antonio Cappiello, l'ha scritto apertamente in un suo post su Facebook. Si rende conto che il governatore “titolare” è finito ai domiciliari per accuse molto meno gravi? Non pensa che l'assenza di trasparenza e di un confronto con l'opinione pubblica sulle vostre ultime decisioni stia alimentando un clima di sfiducia e di veleni?

«Il Presidente Pittella è indagato in un’indagine giudiziaria di cui il tempo ci dimostrerà l’essere fondata o meno. Colgo l’occasione per ribadire la mia fiducia nei suoi confronti ed il mio personale convincimento, corroborato dai recenti provvedimenti della Cassazione, della sua estraneità ai fatti che gli sono contestati. Altro e molto meno sono le dichiarazioni di un giovane politico che scrive sui social in cerca di visibilità elettorale, distorcendo i fatti quando non creandoli. Sul punto ho già avuto modo di rispondere e fare chiarezza, non avverto la necessità di dare risalto ad affermazioni strumentali riservando loro un ulteriore commento. Per rispetto alla carica istituzionale che rivesto e che non può essere strumentalizzata da altri per dare risalto a mere istanze di visibilità personale».

M5s ha annunciato un esposto in procura sul rinvio del voto per un'ipotesi di abuso d'ufficio perché avrebbe ingiustamente avvantaggiato se stessa, gli altri membri della giunta e il consiglio regionale uscente con una maxi-proroga illegittima dei rispettivi mandati. La preoccupa?

«Meno di nulla. Pensare che possa avere deciso la data elettorale avendo a mente l’indennità di carica é approccio che misura la statura morale di chi lo pensa. Come dicevano gli antichi: ciascun l’altro con sé misura».

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