Salta al contenuto principale

Azienda ospedaliera San Carlo, per direttore generale hanno scelto il peggiore

Basilicata
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
L'ospedale San Carlo di Potenza
Tempo di lettura: 
5 minuti 8 secondi

POTENZA – Ha vinto il peggiore e senza neanche una verifica dei titoli dichiarati, comunque al di sotto di quelli dei concorrenti.
Va assumendo contorni sempre più imbarazzanti la nomina del nuovo direttore generale dell'Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza.
Ieri mattina il 51enne napoletano Massimo Barresi ha firmato il contratto che per i prossimi tre anni gli affida la guida del principale nosocomio lucano e dei presidi distaccati di Melfi, Lagonegro e Villa d'Agri. Una sottoscrizione arrivata in fretta e furia, a 10 giorni dalla delibera di designazione della giunta regionale guidata dalla governatrice facente funzioni Flavia Franconi, e prima ancora della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale e il portale online della Regione. Un'urgenza immotivata, se si pensa che i tre commissari attualmente ai vertici di San Carlo, Asp e Asm scadrebbero tra due settimane, al netto della proroga di 45 giorni che la giunta ha scelto di non concedere. Non a caso, ieri mattina, assieme a Barresi ha firmato soltanto un altro dei due restanti neo-direttori generali nominati il 16 novembre (un giorno prima del termine naturale della legislatura regionale): il tosco-americano Joseph Polimeni (Asm). Mentre Lorenzo Bochicchio, destinato al vertice dell'Asp, è atteso non prima della prossima settimana. Quasi che le due diffide alla stipula del contratto con Barresi, notificate nei giorni scorsi ai vertici della Regione, abbiano sortito l'effetto contrario, provocando un'accelerazione per neutralizzare eventuali richieste al Tar di una sospensiva urgente delle procedure.
A dolersi delle scelte della giunta regionale, infatti, sono già due dei sette candidati rimasti a bocca asciutta: considerato che al colloquio con la commissione incaricata di vagliare le domande per i posti da direttore generale di San Carlo, Asm e Asp, si erano presentati in undici e la “prima scelta” per il San Carlo, Angelo Cordone, ha rinunciato a favore di un altro incarico nell'hinterland di Milano. Inoltre, sempre ieri mattina, i due ricorrenti avevano ottenuto l'accesso ai documenti della selezione, che un attimo dopo sono stati pubblicati sul portale della Regione.
Si tratta del responsabile della gestione tecnico patrimoniale del San Carlo, Giuseppe Spera, e della responsabile della gestione dei rapporti con le strutture sanitarie convenzionate dell’Asp, Maria Mariani, in lizza per le rispettive aziende di appartenenza. Ma non è escluso che nei prossimi giorni a loro possano aggiungersi anche altri dei candidati delusi, perché quanto emerso soprattutto dai verbali della commissione esaminatrice non lascia dubbi sul carattere “politico” delle nomine compiute. Proprio su San Carlo e Asp. Con buona pace della meritocrazia sbandierata, non più tardi di due anni fa, con l’approvazione della riforma Lorenzin in materia di selezione della dirigenza sanitaria, per cui la scelta sarebbe dovuta ricadere sul candidato «che presenta requisiti maggiormente coerenti con le caratteristiche dell'incarico da attribuire».
Basta guardare i giudizi attribuiti a ognuno dei candidati per farsi un’idea. Tralasciando i dubbi sul criterio per cui un curriculum spendibile per tutte e tre le aziende come quello dell’ex direttore sanitario del Crob di Rionero Sergio Molinari sia stato “bruciato” nella terna dei nomi proposta all’Asm piuttosto che valorizzarlo tra le proposte per l’Asp (magari al posto della veronese Elisabetta Simeoni).
«Ottima conoscenza ed esperienza nel settore ospedaliero e territoriale» per Polimeni, incontestato vincitore della selezione per la guida dell’Azienda sanitaria di Matera (decapitata a luglio dell’anno scorso dall’inchiesta su corruttele, mala amministrazione e concorsi truccati per cui è tuttora sottoposto a divieto di dimora a Potenza e sospeso dall’incarico anche il governatore Marcello Pittella). «Notevole competenza» anche per la “prima scelta” del San Carlo Cordone, altrettanto incontestata. Ma per Barresi è bastata la semplice «esperienza maturata in aziende ospedaliere con competenze prevalentemente amministrative nel controllo di gestione». Come per l’ex direttore amministrativo dell’Università della Basilicata, Bochicchio, quella di «gestione giuridico amministrativa di istituzione organizzativa complessa non sanitaria» di «controllo di gestione in azienda ospedaliera», per un incarico annuale da revisore dei conti al San Carlo. A scapito della «buona esperienza nel settore ospedaliero» e la «tensione allo sviluppo delle tecnologie amministrative in sanità» di Spera. Come pure della «buona conoscenza dell'organizzazione dei servizi territoriali» e «della programmazione regionale e delle criticità locali» dell’ex direttore sanitario dell’Asp Massimo De Fino. O ancora la «buona conoscenza amministrativa e dell'organizzazione territoriale e conoscenza approfondita dell'organizzazione del Servizio sanitario regionale» dell’ex direttore amministrativo del Crob di Rionero Mariani, e la «buona conoscenza dei meccanismi di gestione amministrativa del territorio» di Stefano Lorusso, direttore amministrativo in carica dell’azienda sanitaria unica della Sardegna.
Tutti candidati lucani considerati meno «coerenti» con le logiche misteriose seguite dalla giunta “ex Pittella” rispetto al napoletano Barresi e al salernitano Bochicchio (potentino d’adozione). D’altronde l’anno scorso, nell’individuare i commissari per le stesse aziende, si era optato senza esitazioni per la promozione di risorse interne evidentemente più gradite, ma finite in fuori gioco - fatta eccezione per il commissario del San Carlo Rocco Maglietta - a causa dell’inchiesta dei pm di Matera.
Anche il “peso” dei curriculum, per quello che conta, la dice lunga: 7 pagine per Barresi, che lascia l’incarico di dirigente “senza ufficio” al Cardarelli di Napoli (dopo 6 anni da responsabile del controllo di gestione al Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta), contro le 32 più allegati di Spera (244 pagine in tutto).
E ancora: 3 pagine per Bochicchio, contro le 18 di De Fino, le 8 di Lorusso e le 5 di Mariani.
Ma non è finita.
«Si chiede di trasmettere, con cortese sollecitudine, le certificazioni comprovanti la veridicità delle dichiarazioni rese alla presentazione dell’istanza di partecipazione alla selezione». Questa la richiesta indirizzata a Barresi dal direttore generale del Dipartimento salute Donato Pafundi. Peccato, però, che sia partita soltanto ieri in tarda mattinata dopo la firma del contratto e un sollecito dell’avvocato di Spera (suo fratello Maurizio) che non trovava nelle carte l’esito della verifica in questione prevista dal bando per la scelta dei nuovi dg.
Risultato: un ricorso al Tar già depositato, e un nuovo esposto dei due Spera alla Procura della Repubblica di Potenza, che nelle scorse settimane aveva già acquisito una prima rassegna degli atti della selezione, nell’ambito dell’inchiesta sulla nomina dei commissari, per cui risulta indagata per abuso d’ufficio l’intera giunta regionale.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?