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REGIONALI 2019 | Gli incontri romani non risolvono i dubbi sulla ricandidatura a governatore di Marcello Pittella

Basilicata
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Gianni e Marcello Pittella
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POTENZA – Fumata nera da Roma, ieri. Si spera in che diventi bianca oggi pomeriggio a Tito, dove Marcello Pittella ha convocato i fedelissimi per decidere sulla sua ri-candidatura a governatore, attraverso le primarie indette domenica scorsa da Pd e alleati.
La trasferta nella capitale doveva servire al governatore uscente e al segretario regionale dem Mario Polese per sondare gli umori dei parlamentari lucani a riguardo. Ma dopo due caffé e un aperitivo attorno ai palazzi di Camera e Senato, solo dal deputato Vito De Filippo è arrivato l’atteso e incondizionato appoggio alla scelta di Pittella di tornare in campo. Mentre il senatore Salvatore Margiotta avrebbe ribadito la sua posizione a sostegno di un’intesa con gli ex di Articolo 1 - Mdp, contrari al metodo delle primarie, tantopiù a un secondo mandato di Pittella.
Le polemiche che si sono scatenate all’interno dei dem lucani, e le indicazioni di segno opposto a forzature sulla ricandidatura del fratello, avrebbero provocato un certo imbarazzo anche nel maggiore dei Pittella. Di qui la decisione di non intervenire nella partita, almeno per il momento, comunicata a Marcello e Polese, accompagnati dal capogruppo dem in Consiglio regionale Vito Giuzio e a un consigliere d’eccezione come l’ex assessore Rocco Colangelo, da sempre vicino alla fratellanza di Lauria.
Annuncio rinviato, quindi, ma forse di soltanto 24 ore. Perché in serata è partita la convocazione dei fedelissimi all’Hotel Santa Loja, alle porte del capoluogo.
«La cosa che logora tutti noi è il non decidere». Spiega il messaggio inviato da Pittella su Whatsapp al gruppo dei suoi (svelato poco dopo da Angeloma.it). «Diciamoci tutto e sciogliamo insieme in maniera definitiva il nodo della mia candidatura». Prosegue il governatore. «Non può sfuggirvi che il continuo stillicidio a cui stiamo assistendo non aiuta il partito, la coalizione ed ognuno di noi. Mettiamoci tutti e mettete anche me nelle condizioni di determinarci nelle scelte da fare. Mi capirete dunque se sono così pressante e se chiedo a chi non può venire di delegare o di comunicare direttamente a me la propria posizione. E ovviamente dovrò interpretare un silenzio che non auspico come un dissenso».
D’altronde per la formalizzazione della candidatura alle primarie c’è tempo fino a sabato.
L’altra incognita, ovviamente, sono i rivali che sarebbero disposti a misurarsi col governatore uscente nelle primarie. Se Pittella non rompe gli indugi, infatti, lo stesso sembrano intenzionati a fare anche gli altri possibili candidati come l’assessore Luca Braia, che difficilmente accetterebbe di partecipare a una corsa a due.
Ma alla fine se primarie saranno, con la resa delle diplomazie tuttora all’opera per un accordo in extremis con Roberto Speranza, difficilmente il governatore verrà lasciato solo. Perché in quel caso le consultazioni verrebbero addirittura annullate, confermando una volta di più i sospetti di quanti le hanno considerate da principio uno stratagemma per recuperare l’idea del Pittella bis. Nonostante la lettera con cui a ottobre il governatore aveva rotto il silenzio che si è imposto dall’esplosione della vicenda giudiziaria (per cui è tuttora sottoposto al divieto di dimora a Potenza e sospeso dall’incarico), rimettendo il mandato ricevuto 4 mesi prima dall’assemblea regionale dem.
Da ultimo ci sarebbe da fare i conti con i vertici nazionali del partito, che in più occasioni dopo l’arresto di Pittella hanno indicato nell’alleanza con gli ex la strada maestra per le regionali. Su questo fronte, però, eventuali novità potrebbero arrivare soltanto dopo mercoledì, quando dovrebbe completarsi la prima fase del congresso in cui il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e l’uscente Maurizio Martina, sostenuto da tutto il gruppo dei pittelliani, si stanno giocano la segreteria.

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