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REGIONALI 2019 | Trerotola, il farmacista buono con radici nella destra missina

Basilicata
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Giorgio Almirante e Nicola Trerotola, padre di Carlo
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POTENZA – «Qui nel quartiere svolge una funzione sociale ed è sempre vicino a chi ha bisogno. Dalla sua farmacia nessuno va via senza una medicina, anche se non ha i soldi per pagare».
Basterebbero queste parole dell’anziano parroco della chiesa di San Giuseppe, nel rione Lucania, per descrivere la fama che circonda Carlo Trerotola, il farmacista sessantenne scelto per guidare la coalizione di centrosinistra alle elezioni regionali del 24 marzo. Un “farmacista di strada” secondo la prestigiosa rivista del settore Farmamese che gli ha dedicato la copertina nel numero di novembre 2017.
Ma per capire lo spirito civico che anima le sue azioni e la sua scelta di scendere in campo bisogna tornare indietro di qualche anno e arrivare al papà Nicola, che oggi guarderebbe con occhi curiosi il figlio, essendo stato tra i fondatori del Movimento sociale italiano in Basilicata e amico personale di Giorgio Almirante, oltre che sindaco missino di Balvano. A maggior ragione se si mette a confronto la sua avventura appena iniziata con quella del fratello, l’avvocato Ercole, che nel 2011 e nel 2016 si è candidato per due volte a sindaco, sempre a Balvano, ma col centrodestra, senza riuscire ad essere eletto.
In un’intervista di Antonella Giacummo per il Quotidiano di qualche anno fa Carlo Trerotola, aveva rivendicato la passione per la farmacia ereditata dal padre Nicola, e la vocazione a premiare giovani meritevoli nella sua impresa. «La nostra vera forza - così aveva risposto alle domande della giornalista - sono i giovani (...) Sono loro ad avere le idee, a proporre nuove soluzioni. Questo non significa che voglio buttar via i vecchi, anzi. Ma ci deve essere capacità di dialogo tra le generazioni. Io porto l’esperienza ma loro l’innovazione e il cambiamento».
In città è nota anche l’importanza che Trerotola ha sempre dato allo spirito di squadra, motivo per cui è praticamente impossibile trovare un suo dipendente, in tutto una quindicina, scontento.
«Per me sono molto importanti. Ed è per questo che, una volta all’anno, chiudiamo la farmacia per una settimana e ce ne andiamo tutti insieme in vacanza». Aveva spiegato Trerotola. «Una vacanza-lavoro, in realtà, perché sono previste comunque tre ore di formazione al giorno oltre alla villeggiatura. Ognuno di loro trasmette le sue competenze agli altri. E dovunque andiamo, dalla Russia a Cuba, andiamo a vedere come funzionano le farmacie. Così impariamo sempre cose nuove».
Quanto alle sue origini ha sempre tenuto a ricordare il padre, «primo farmacista di Balvano» negli anni ‘50, quando «una farmacia in una zona rurale si teneva aperta davvero per passione. Sicuramente non per soldi». Col nonno oculista di Bari, figlio di medico a sua volta, che alle sue richieste di soldi per sopravvivere gli rispondeva ironizzando sul fatto che se proprio voleva una vacanza poteva scegliere un posto migliore delle montagne del Marmo Melandro, che invece sarebbero diventate la sua casa e quella dei figli. Lettere che il candidato governatore dice di custodire ancora gelosamente.
«Capitava che venissero a bussare in casa alle due di notte anche per interventi medici». Ha raccontato Trerotola. «Mio padre faceva le endovena, metteva i punti, faceva anche interventi veterinari. E tutti i giorni, 24 ore su 24 (...) Noi stessi siamo cresciuti respirando l’aria della farmacia. E anche mia madre - che non era laureata - dava però una mano. Come fa mia moglie con me, occupandosi della parte amministrativa».
Infine, nel 1977, il trasferimento a Potenza, a rione Lucania.
La spinta? «La soddisfazione di stare in mezzo alla gente, di aiutare chi è in difficoltà».

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