Salta al contenuto principale

REGIONALI 2019 | Intervista a Marcello Pittella tra politica e giustizia: «Berlusconi taccia sulle inchieste»

Basilicata
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Marcello Pittella
Tempo di lettura: 
17 minuti 52 secondi

POTENZA - Berlusconi eviti di parlare di inchieste «per amor di patria e per decenza», mentre Salvini ricordi gli anni di governo della Lega prima di  cavalcare il tema della mancanza di infrastrutture in regione. Trerotola, invece, non si curi delle polemiche se sente di richiamarsi a «uno statista» come Giorgio Almirante, perché anche questo fa parte dello «shock necessario» per rilanciare il centrosinistra.  
C’è la resistenza «partigiana» all’avanzata del centrodestra, ma anche la ricerca di una riscossa personale dopo le accuse e la vicenda giudiziaria nei pensieri del governatore uscente Marcello Pittella. Ieri il Quotidiano lo ha incontrato nella sua nuova veste, quella di candidato consigliere “semplice” della lista “Avanti Basilicata”, nel comitato elettorale di Potenza, in via del Gallitello, un piano sopra quello del candidato governatore del centrodestra Vito Bardi.   
A questa tornata elettorale i 4 candidati governatore non ha mai avuto altri incarichi politici. Che idea s'è fatto del motivo per cui anche partiti di tradizione hanno optato per proporre figure civiche?
«Il tempo che viviamo consiglia di rivolgersi a candidati e candidature che vengano dal mondo del civismo, che non siano di appartenza stretta di filiera e non vengano necessariamente identificato come un professionista della politica. Oggettivamente in Italia e in Basilicata la pancia del cittadino nutre più simpatia su quanti possono avere una minor competenza di merito però rappresentano una discontinuità con un cliché. Più libera è, più autonoma è, più riesce a intercettare un pensiero diffuso di discontinuità. Poi magari l’attività amministrativa è altra cosa: merita una conoscenza dei problemi. Però in questo momento il cittadino bada innanzitutto a questo aspetto. Il resto può venire, e chi non si è occupato nella quotidianità di attività amministrativa, politica, strategie di sviluppo della propria regione può nella condivisione di un programma e un progetto trovare occasione di far bene».
E’ per questo che finora la sua è stata una campagna elettorale in sordina? Cerca di non fare ombra al candidato governatore del centrosinistra Carlo Trerotola?
«Lavoro in sordina perché sono candidato consigliere, ed è giusto che ritorni alle origini: al porta a porta, al rapporto con le persone. Ovviamente in quel rapporto io porto non solo il mio bagaglio esperenziale di cose fatte e maturate in quattro anni e mezzo di governo, ma anche idee di prospettiva, che sono quelle condivise con l’alleanza. Mi rendo conto di essere ingombrante per il sol fatto di essere stato presidente della Regione. Di me si è parlato nel bene o nel male moltissimo, e forse anche troppo. In questo momento è giusto che vi sia un protagonismo particolarmente spiccato del candidato presidente e meno di un candidato che è stato presidente, che ha anche la sua forza ma è giusto che si ritagli un ruolo da consigliere. Questo non significa che nei prossimi giorni non avrò la possibilità di fare manifestazioni importanti o di dire come la penso».
Il 3 marzo le primarie del Pd hanno eletto come segretario nazionale Nicola Zingaretti, mentre lei e il suo blocco di maggioranza all'interno del Pd lucano avete sostenuto Martina, tanto che quella di Potenza è stata l'unica provincia in cui ha vinto l'ex segretario. Quanto ha pesato il vento a favore del governatore del Lazio nella sua scelta di fare un passo indietro?
«Nulla. La scelta compiuta è stata scevra da condizionamenti romani. Totalmente. Ho avuto sostegno dalla parte che fa capo a Martina e Giachetti, col rispettoso riguardo per le decisioni dei gruppi dirigenti locali, ma non c’è stata una politicizzazione del sostegno in occasione del congresso. Dall’altro lato ho avuto con Zingaretti, tanto prima quanto adesso, un rapporto sempre molto positivo e di collaborazione. Mai avuta una posizione intransigenza sulla mia ricandidatura alla presidenza. Per quanto una parte degli zingarettiani si fossero espressi per un no al Pittella bis, è stata una dinamica regionale non nazionale. Che poi qualcuno ha tentato di utilizzarla in chiave congressuale e nazionale è un suo problema. Se devo dire che Zingaretti in prima persona ha agito in questo senso, no. Lo escludo categoricamente per onore di verità. Il mio passo indietro nasce dalla constatazione che due centrosinistra sarebbero stati perdenti, al di là delle differenze interne che rimangono e in qualche caso sono anche sostanziali nell’approccio alla politica e nel rapporto alle persone. Per fronteggiare e competere, in particolare col centrodestra il centrosinistra deve essere unito. Pittella poteva unirlo? Facendo un passo indietro lo ha fatto».
Però il centrodestra continua a fare campagna elettorale su di lei. Berlusconi ha parlato di Bardi come un simbolo di legalità «quantomai opportuno in una regione turbata dalle inchieste». Salvini parla di un referendum su Pittella. Perché?
«Perché fa comodo. Parlare sempre e solo di Pittella che non è candidato presidente mi può anche fare onore, per capirci, però denuncia la mancanza di argomenti. Perché non parlano di quelli che per anni sono stati i loro cavalli di battaglia? Perché non parlano dell’autonomia regionale differenziata e di quello che stanno facendo in Lombardia e in Veneto? Parla di infrastrutture il ministro dell’Interno e capo della Lega Nord, che ha governato circa 17 anni con Berlusconi presidente del Consiglio. Anche all’epoca c’era il tema del gap infrastrutturale, oggi ce ne ricordiamo? Conoscono la programmazione della Regione su questo? Conoscono quanto ha fatto la Regione, anche a mia guida, nel piano triennale Anas? E perché loro che governano anche l’Anas non intervengono per dare celerità a tutte le nostre programmazioni? Vogliamo parlare del Ministro per il Sud e della Zona economica speciale? Un dossier importantissimo che giace da 7 mesi sul suo tavolo senza che si sappia quale decisione prenderà. Potrei allungare la declinazione. Assenza di argomentazioni e un ritornello semplice per la pancia del cittadino, per chi ha contestato il governo Pittella e pensa di poter continuare a contestare. Ma oggi non c’è più Pittella candidato governatore. Il candidato governatore è Trerotola, che a mio giudizio è una persona capace, per bene, vocata agli altri, nuova e libera. Se hanno da contestare qualcosa lo facessero nel merito dei programmi all’alleanza di centrosinistra. Ne discutessero col candidato presidente. Se e quando ne vorranno discutere con me, io chiederò l’autorizzazione a Trerotola, e se me la darà parlerò con loro. Venisse Salvini a parlare delle infrastrutture qui. Io sono pronto a confrontarmici, ma sui fatti, sulle cose concrete, sulle cose che abbiamo realizzato. Non sulle inchieste. Non ne parlasse Berlusconi delle inchieste, per favore. Lo dico per amor di patria e per decenza, perché io posso anche rispondere di abuso d’ufficio e di due raccomandazioni, proprio lui però evitasse di farlo. E come lui tanti impegnati direttamente o indirettamente in questa competizione elettorale. L’etica non si usa alla bisogna. Proviamo a comprendere esattamente che ognuno di noi può aver avuto nell’approccio alla politica e alla cosa pubblica un atteggiamento non condivisibile. Questo ci può stare, ma è un’altra cosa. Vicende che hanno anche umanamente toccato le persone, a mio avviso ingiustamente, la lascerei alle aule del Tribunale».
La sua vicenda giudiziaria è rimasta comunque sullo sfondo delle discussioni di questi mesi. Anche su quella sul Pittella bis. Annunciando il suo ritiro come candidato governatore lei ha espresso delusione per quanti hanno cancellato “con leggerezza” l'amicizia che vi legava, in particolare  negli ultimi mesi...
«E’ la verità».
Il senatore Salvatore Margiotta (Pd) ha ammesso che c'è stato dello sciacallaggio ma ha allontanato da sé il sospetto. Con chi ce l'aveva?
«Che il 6 luglio (2018, giorno di esecuzione della misure cautelari disposte dal gip di Matera, ndr) sia stato una data spartiacque non v’è dubbio. E che abbia contribuito a mostrare la fragilità umana è altrettanto vero. Fragilità che possiamo volgarmente chiamare voltagabbana, sciacallaggio, cambio di casacca, spostamenti da un campo all’altro, il classico tradimento politico. E’ sotto gli occhi di tutti. Questa cosa mi ha molto avvilito sul piano umano e sul piano politico perché io credo alla politica con la “p” maiuscola. E’ un dato che sta nella natura umana, quella un po’ più fragile, ma io quel coraggio non l’avrei avuto. Io non abbandonerei mai per opportunismo un amico, l’ho già dimostrato. A costo di perdere. Però altre valutazioni sono state fatte da parte di più soggetti, non per forza da quelli in prima linea. Non alludevo a Margiotta e non mi va di far nomi in questo senso. Mi sembra evidente che ci sia stato un posizionamento diverso dal passato e la cosa che ho notato è che ci sono stati mesi in cui mentre io soffrivo in silenzio altri hanno ritrovato un’occasione per togliersi di torno un competitor, una persona scomoda, non condivisa. E’ stata anche chiassosa questa azione. I giornali sono stati riempiti delle peggiori non verità, dei peggiori veleni, e io francamente me le sono tenute in silenzio, rispettosissimo, e le ho affidate al Signore. Io non ho il potere di far nulla».      
“Dio perdona io no”, come nel film di Bud Spencer?
«Dio perdona e io ho pregato di perdonare costoro, perché il mio perdono non basta. Io sono incurante rispetto a certe cose. Purtroppo non sono in grado di provare sentimenti di odio o negativi. Sono incurante».
Cancellati?
«Per me non esistono. Non devono incidere nella mia vita e io non mi posso permettere di essere turbato interiormente da taluni».
Ma con questa rimozione, oltre a quanti hanno espresso un parere su quello che stava avvenendo, non è che lei ha evitato una valutazione di opportunità sulla sua ricandidatura? Si è arrivati a 3 giorni dalla presentazione delle liste con la designazione di Trerotola. Di recente ha ricevuto un nuovo avviso di garanzia sul l commissariamento del San Carlo assieme ai membri della giunta uscente.
«Io non condiziono la mia scelta alle vicende giudiziarie. Sono per cultura un garantista, per cui non può essere l’avviso di garanzia a fermare chiunque, me compreso da una competizione elettorale. L’avviso di garanzia dovrebbe esser letto come un atto di tutela del soggetto. Vado a difendermi e provo a dimostrare la mia innocenza. Se dovessi essere condannato è un’altra cosa. Se sull’avviso di garanzia costruisco l’inopportunità di un cittadino saremmo tutti a rischio».
Qui però c’è stato di più di un avviso di garanzia. C’è stata una vicenda cautelare, c’è stato un tentativo di rinvio del voto che qualcuno, credo legittimamente, ha interpretato come una strategia per aspettare la definizione di quella vicenda cautelare...   
«Sì può dir tutto. Potrei aggiungere anche che c’è stato un pronunciamento della Cassazione. Però. Dato che non voglio mettere sulla bilancia la vicenda cautelare col rinvio del voto...»
Ci sono state delle dimissioni, le sue, anche quelle credo legittimamente interpretate come un passaggio necessario per evitare che la sospensione dagli incarichi si protraesse nella nuova legislatura.  
«Ma un cittadino quali armi ha per difendersi in circostanze come quelle che ho vissuto io? Ricorrere per gradi di giudizio nelle sedi competenti. Io ho pensato che la sentenza della Cassazione fosse bastevole per ammettere che Pittella non doveva essere arrestato. Se io non fossi stato arrestato ma avessi soltanto ricevuto un avviso di garanzia, si sarebbe posto il problema? Probabilmente no. Io sono stato arrestato. Sono stato ai domiciliari. Capisco che questo ha potuto determinare un ulteriore incrinatura nel rapporto dei cittadini. Per qualcuno è stato un discrimine per la mia ricandidatura, per me e per la gran parte del Pd e dell’alleanza non lo è stato. Oggi io sono sottoposto al giudizio elettorale dei cittadini e capirò dall’esito elettorale come la pensano i cittadini su quello che è avvenuto».
Questo voto per lei ha anche questo valore?
«Lei non glielo darebbe? Non è un giudizio di merito sulla vicenda, è una valutazione di una persona, sull’attività amministrativa e sull’uomo Pittella, quello che ha rappresentato in tanti anni, il suo vissuto. Quando si parla di opportunità si fa riferimento a questo? Posso capire attraverso il consenso e il giudizio dei cittadini che tipo di considerazione hanno del politico e dell’uomo Pittella?»
Quindi il suo obiettivo elettorale qual è? Replicare le 10mila preferenze del 2010, quando è stato il consigliere regionale più votato?
«Spero di avere un buon risultato. Mi rinfrancherebbe molto. Le condizioni sono diverse dal 2010 ma proverò a prendere tutti i voti possibili. Oggettivamente se ci fosse una scarsa partecipazione al voto per Pittella che si direbbe? Avrebbe un significato. Viceversa, considerati i 300 candidati e quello che accaduto, avrebbe un significato diverso. Rimettersi in discussione e in corsa per la preferenza, girare tutti i comuni, case, luoghi normali dove non sono andato per molto tempo perché non avevo i secondi per farlo, chiuso a occuparmi di dossier importanti, per me è un’occasione per capire cosa c’è nella pancia del cittadino. E non sempre trovo fiori e abbracci».
Contestazioni?
«Non approvazione. Qualche tempo fa avvertivo la contestazione. Oggi no. Trovo perlopiù abbracci ma anche chi dissente. Democraticamente prendo anche quello. E’ un esercizio che faccio volentieri, che non è semplice per chi è stato in alto, è stato presidente ed è caduto e ritorna alle origini, tra la gente».     
Consigli non richiesti al candidato Trerotola. Come andrebbe gestito il rinnovo della concessione di estrazioni di petrolio e gas di Eni in Val d'Agri?
«Consulterei i cittadini e i sindaci, perché ci vuole una condivisione larga».
I sindaci della Val d’Agri o di tutta la regione?
«Partirei dai 40 della Val d’Agri perché sono quelli che hanno il maggior disagio. Ma una discussione e un dibattito più largo penso che sia utile. Che il petrolio possa e debbe dare molto di più non v’è proprio dubbio. Stava già nelle nostre corde riaprire il ragionamento. Quando abbiamo modificato la card benzina lo abbiamo fatto per uno scopo sociale molto importante. Siamo la prima regione con il reddito minimo e lo facciamo così. Le politiche attive per l’occupazione si fanno attraverso le royalty del petrolio e penso che non basti. Lo dico a chi come Calderoli parla delle accise sulle benzina. Il tema non è ridurre le accise, il tema è come fare perchè il cittadino lucano paghi meno alla pompa della benzina e risparmi almeno il 25%. Per fare questo c’è bisogno che il governo nazionale copra quel mancato introito e dato che noi abbiamo formalizzato una proposta al governo, anche quantificando le spese, potrebbe essere quella una sfida tra le cose di cui andremo a discutere. Oltre al ritorno occupazionale, all’indotto, alla chimica verde, che erano già in campo con noi. Se pensiamo di rinnovare per 10 anni la concessione mineraria senza altra utilità dei soldi per rifare i marciapiedi, francamente è preferibile non farlo. Io voglio la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente, la severità nei controlli, che penso abbiamo dimostrato chiudendo il Centro olio, e nello stesso tempo voglio migliaia di posti di lavoro. Le compagnie petrolifere devono darli in maniera diretta e indiretta. E poi ci deve essere un vantaggio, se volete di natura fiscale, per i cittadini lucani. L’autonomia differenziata della Regione da dove parte? Il presupposto è di avere le risorse per farla».
Quindi avanti sul progetto di un’autonomia differenziata della Basilicata nonostante le critiche al progetto delle regioni del Nord?
«E’ una proposta necessariamente da fare e discutere col governo nazionale. Quello che manca è una cornice complessiva entro la quale attuare i progetti di autonomia differenziata. Altrimenti rischia di essere una secessione silente. Se Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, le regioni più forti, vanno avanti senza una cornice di principi, sul criterio del “chi più ha più si autodetermina” non funziona. Lo Stato è il padre di una grande famiglia. All’interno di una cornice precisa di principi e azioni perequative del governo per le altre regioni ci sta l’autonomia differenziata. Perché se dovessimo coprire il gap di infrastrutture soltanto con la nostra fiscalità non ce la faremmo mai. E chi lo fa se non lo Stato? Su queste cose viene giù la maschera. Altro che annunci e slogan. Berlusconi che ne sa del reddito minimo? Dov’era Berlusconi quando promettevano vincendo le elezioni di diminuire del 50% in meno del costo della benzina ai lucani che si è poi tradotto in una manciata di soldi che noi utilizziamo per i poveri? Vogliamo stare sul merito. Pronti. Da consigliere regionale farò questo lavoro».
Non ambisce a un incarico amministrativo nella nuova giunta?    
«Assolutamente no. Sul piano amministrativo ho dato. Ho fatto tanti errori e tante cose buone. Non so se il tempo consentirà ai cittadini di riconoscerlo. Io mi occuperò della gente e della politica, e darò una mano al mio presidente per l’esperienza maturata. Ma dai banchi del Consiglio regionale».
Cosa deve fare il centrosinistra per vincere? Non è che come denunciato dall’ex presidente della provincia di Potenza Nicola Valluzzi ha prevalso una “strategia a perdere”, componendo le liste in maniera tale da tutelare, in caso di sconfitta, il gruppo dirigente da lei selezionato nel 2013?
«Nel 2013 c’è stata una classe dirigente che ha fatto un passo avanti e deve continuare ad andare avanti. Ecco perché il centrosinistra unito, più liste e tutte competitive. Al sindaco Valluzzi dico affettuosamente che avrei gradito una sua candidatura nel centrosinistra. Capisco che in un centrosinistra diviso non stava nelle sue corde. Ma un centrosinistra unito, contro il populismo della destra e la pericolosità del messaggio che porta avanti sul piano sociale, meritava un impegno diretto. Non un disimpegno. Quando si è partigiani si è partigiani sempre. Si scende sul fronte e si fa la guerra. Si può vincere e si può perdere. Sono convinto e contento del fatto che lui impiegherà, spero, tutte le energie da sindaco di uno splendido paese, ma anche da ex presidente della provincia e dirigente autorevole di un partito, a favore dell’alleanza del centrosinistra. Il suo contributo sarà preziosissimo. Per vincere non c’è una medicina. Bisogna spiegare ai cittadini le due, le tre, le quattro questioni di cui ci vogliamo occupare: lavoro, povertà, ambiente, formazione, innovazione tecnologica, agricoltura di qualità, e su tutti lo straordinario volano del turismo. Tutti questi temi vanno declinati e va detto cosa proviamo a realizzare, non i 60mila posti di lavoro di cui parla qualcuno. Proviamo a non raccontare menzogne ai cittadini lucano. Diciamo che se in 4 anni e mezzo la regione Basilicata ha prodotto 14mila posti di lavoro, perché questo è il numero, possiamo nei prossimi 5 anni, soprattutto se facciamo un lavoro importante sulla rinegoziazione delle concessioni minerarie, provare a farne altri 20mila. Poi il resto lo fa il governo nazionale. Il tema dell’emigrazione e dello spopolamento è possibile che venga utilizzato per demolire, ma mai per dire al governo “prendete provvedimenti”? Tutto il Mezzogiorno d’Italia tra 15 anni avrà milioni di persone in meno. E quando interviene il governo per far ritornare o per non far partire i cittadini creando qui occupazione? Quando interviene un padre di famiglia? L’ho detto al vecchio governo di centrosinistra e lo dico oggi. La seconda cosa da fare per vincere è stare tra la gente e provare a spiegare anche a chi è arrabbiato e vive questa individualità nel rapporto con la società, per cui ognuno pensa a sé, che solo ritrovando un comune denominatore, un’idea per questa regione, si possono superare momenti di difficoltà e ottenere risultati importanti. Allora parlare tra la gente, andare nei mercati, nei condomini».
Pensa che i direttori generali delle aziende sanitarie nominati dalla giunta regionale uscente di recente in sua assenza, in sostituzione dei commissari scelti a gennaio dell’anno scorso, debbano offrire le loro dimissioni dall'incarico alla nuova amministrazione?
«Per deontologia è sempre giusto che qualunque governo subentri chi svolge una funzione apicale negli enti strumentali si ponga in discussione. Questa è etica. Del resto l’idea di giungere alle elezioni col commissariamento rispondeva anche a questo bisogno etico. Il nuovo governo nomina le apicalità, ma non soltanto nella sanità. Si è deciso diversamente? Alzo le mani. Alla domanda dico che per etica dovrebbero farlo. Io quando mi sono insediato ho auspicato che per etica lo si facesse e non sempre questo è avvenuto».
Nei giorni scorsi ha suscitato un certo clamore una frase di Trerotola sui comizi dello storico segretario Msi Giorgio Almirante, che seguiva da ragazzo. Quando lo ha individuato come candidato governatore non ha pensato che la sua scelta avrebbe potuto creare corti circuiti ideologici di questo tipo e disorientamento nell'elettorato di centrosinistra?
«No, perché va colto il valore aggiunto di Trerotola, che al di là dell’estrazione politica, familiare per la verità, è sempre stato un uomo alla portata di tutti e libero da schemi. Tanto di destra quanto di sinistra. Il centrosinistra che vuole aprirsi alla partecipazione più larga e civica ha bisogno di un capitano che venga da quel mondo. Che poi Trerotola richiami uno statista, perché per me Almirante è stato uno statista, non ne condividevo le idee ma dire che non è stato uno statista sarebbe un errore, questo non significa etichettare Trerotola come il suo erede diretto. Mi sembra una cosa che rasenta l’inverosimile. Bene fa Carlo a ribadire la sua assoluta estraneità ai meccanismi propri della politica e dei partiti. Disorienta qualcuno che ascolta. Sì. Ma è quello che ci voleva: uno shock necessario per una classe dirigente che vuole rimettersi in moto, partendo dal mettersi in discussione. Chi la mette in discussione questa classe dirigente se non un uomo che prova a essere libero e scevro da ogni condizionamento? Questo è quello che abbiamo provato a fare e ho sentito di fare, per il tempo che viviamo, per responsabilità e per aver dato una lettura di quello che il cittadino manifesta. Altrimenti non ho compreso bene quello che è capito in Basilicata».  
    

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?