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REGIONALI 2019 | Dal bipolarismo alla prima vittoria del centrodestra, mappa di 50 anni alle urne

Basilicata
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La mappa del voto lucano dal 1970 a oggi (dal dossier di Marco Valbruzzi per Istituto Cattaneo)
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LE elezioni regionali in  Basilicata hanno prodotto un «risultato storico per il  centrodestra»: lo rileva una prima analisi sui voti  dell’Istituto Cattaneo. La coalizione ha ottenuto il suo miglior  risultato nelle elezioni regionali dal 1995 ad oggi, superando  il 42% dei consensi (LEGGI LA NOTIZIA). Un successo che va attribuito soprattutto  alla crescita della Lega, che cinque anni fa addirittura non si  era presentata. Da allora il centrodestra ha raddoppiato i  propri consensi.
 In maniera speculare, è storico anche il risultato per il  centrosinistra che in Basilicata raccoglieva mediamente il 56%  dei consensi: in cinque anni li ha praticamente dimezzati  passando dal 62,7% al 33,3%: un dato che riflette sia fattori  contingenti (legati alle vicissitudini giudiziarie del  governatore uscente) sia strutturali, come lo slittamento di un  numero consistente di voti verso il centrodestra e il M5s.
 Per quanto riguarda il M5s, infine, se è vero che rispetto  alle politiche ha perso moltissimi voti, confermando l’andamento  «a fisarmonica dell’elettorato cinquestelle», le elezioni di  ieri hanno dato anche un segnale positivo, visto che nel 2013 il  M5s alle regionali lucane raccolse meno della metà dei voti. «Il  che indica – sostiene il Cattaneo, nell’analisi curata da Marco  Valbruzzi – non solo una crescita di voti, ma anche un  progressivo radicamento del M5s in Basilicata: un fenomeno in  controtendenza rispetto a quanto osservato nelle regionali dei  mesi scorsi».
 
L’affluenza – «Le Regionali del 2019 segnano un netto incremento dell’affluenza rispetto alla tornata elettorale precedente (+5,9 punti percentuali), quando soltanto il 47,6% degli elettori lucani si era recato alle urne - si legge nel dossier –. Infatti,  nel  voto  di  domenica scorso la  partecipazione  è  stata  del  53,5%,  corrispondente  a 307.188 votanti su un totale complessivo di 573.970 elettori. L’attenzione mediatica sulle elezioni in Basilicata, favorita dalla presenza attiva di alcuni leader nazionali, soprattutto per la coalizione di centrodestra, ha probabilmente contribuito a interrompere una tendenza negativa alla partecipazione elettorale che, a livello regionale, durava dal 1990». C’è un «tuttavia» e cioè che «al di là dell’aumento dell’affluenza registrato in questa occasione, il dato della partecipazione elettorale del 2019 è il secondo più basso nell’intera storia delle elezioni  regionali  dal  1970 ad  oggi.  Nel  corso  di  questi cinquant’anni e  delle  11 consultazioni regionali che si sono tenute in questo periodo, l’affluenza è diminuita di oltre 30 punti percentuali: fino al 1990, quasi l’85% degli elettori lucani, in media, si recava regolarmente alle urne, mentre nei decenni successivi si osserva un calo progressivo della partecipazione, attestandosi tra il 60 e il 70% fino al 2010, per poi attestarsi sotto il 50% nell’ultimo decennio. La  differenza  nella  partecipazione  tra  elezioni  politiche  ed  elezioni regionali  è  andata  allargandosi  nel  corso  del  tempo, soprattutto  a  partire  dai  primi  anni duemila».
 
Il rapporto Lega-M5S – L’analisi di Valbruzzi si concentra anche sulla performance dei due partiti alleati di Governo a Roma ma avversari in Basilicata: se «il principale sconfitto del voto regionale lucano è lo schieramento di centrosinistra che, come nel 2013,  si  è  presentato  al  voto  con  un’alleanza  “larga”  composta in  questa  occasione da 7 liste», secondo l’Istituto Cattaneo «il voto regionale in Basilicata segnala un incremento dei consensi per il M5s, il quale ha quasi raddoppiato i suoi voti rispetto al 2013 (da 32.919 a 60.070 voti), passando dal 13,2% al 20,3%. Ancor più significativo è il dato della lista del M5s, che nell’arco di cinque anni sul piano regionale ha guadagnato 37.439 voti, corrispondenti a 11,3 punti percentuali. Questi dati confermano, a differenza di quanto osservato nei risultati di altre elezioni regionali, un progressivo radicamento dei consensi a livello territoriale per il M5s in Basilicata». 
Mentre è da segnalare «il declino dei principali partiti cosiddetti mainstream, che hanno contrassegnato la storia elettorale degli ultimi venticinque anni: Pd e Forza Italia» (entrambi toccano il loro punto più basso proprio in queste regionali),  il partito di Salvini triplica i suoi voti in confronto con le politiche, passando dal 6,3% al 19% e diventando – anche in Basilicata –il primo partito all’interno della coalizione di centrodestra. La Lega, infatti, pur risultando sconfitta nello scontro diretto con l’attuale alleato di governo, «rafforza ulteriormente il suo consenso elettorale in una regione del Sud dove cinque anni fa era completamente assente nella consultazione regionale e, nelle elezioni politiche, aveva raccolto appena lo 0,1% dei voti. Continua, dunque, la mutazione in una Lega nazionale».
Valbruzzi nota poi che «se alle Politiche del 2018 il M5s aveva temporaneamente interrotto la struttura tripolare della competizione, imponendosi come primo partito e raggiungendo un risultato paragonabile, per dimensioni, a quello della Dc fino agli anni 90, con le ultime Regionali è tornato a riproporsi il tripolarismo nel comportamento degli elettori, ma in questo caso fortemente sbilanciato, per la prima volta, a vantaggio dei partiti di centrodestra». 
In quest’ottica, il dossier del “Cattaneo”  mette infine in evidenza il buon risultato di Fratelli d’Italia (6%).
 
L’analisi dei flussi elettorali di Swg: Mattia preferito dagli elettori più giovani, un voto su quattro a Bardi dagli ex 5 stelle
Quasi un quarto dei voti ottenuti dal neogovernatore della Basilicata Vito Bardi, eletto domenica scorsa con una coalizione di centrodestra, viene da persone che alle ultime politiche avevano votato il Movimento 5 stelle (il 23%), mentre il 56% non ha cambiato idea avendo scelto già allora il centrodestra. Consensi «mutevoli» anche tra gli elettori di Carlo Trerotola, candidato per il centrosinistra che riprende parte dei consensi persi un anno fa, strappandoli ai 5 Stelle: il 20% dei suoi voti viene da chi, il 4 marzo 2018, si era schierato con i 5 Stelle, rispetto al 50% che è rimasto fedele a sinistra. 
Sono alcuni dati emersi da un sondaggio Swg che ha fotografato i flussi nel voto lucano, analizzando quindi come gli elettori delle politiche 2018 hanno votato ora per i tre principali candidati.
Guardando ai risultati ottenuti da Antonio Mattia in corsa per il M5s, emerge non solo il dimezzamento dei consensi del Movimento (un anno fa era a quota 44,4%, domenica è sceso al 20,3%) ma il fatto che il 39% degli elettori non ha votato. Mattia è stato inoltre il candidato preferito dai giovanissimi: il 44% dei maggiorenni nati dopo il 1997 ha scelto lui, contro il 26% che ha optato per Trerotola e il 22% per l’ex generale della finanza proposto dal centrodestra. Per quella fascia di età, la quota di astensionismo è schizzata al 55%, contro il 45 dei votanti. Bardi è invece il più votato tra gli operai lucani con il 38%, testa a testa per Mattia e Trerotola, il primo al 30% e l’altro al 29%. 

Nel sondaggio, Swg ha usato la rilevazione Cati-Cami-Cawi su un campione rappresentativo di mille elettori della Basilicata. I dati sono stati ri-ponderati sulla base di quelli reali dello scrutinio.  

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