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Dov’è finito l’ambientalismo?
Nelle urne il petrolio non fa più paura

Basilicata
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Salvini a Viggiano in campagna elettorale
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«U PETROL’ c’ fac’ fatcà». Il petrolio dà lavoro, dicono gli anziani della Val d’Agri. E forse è la migliore risposta a chi cerca di analizzare il dato elettorale di una settimana fa. Dal “Texas di Basilicata” ai siti del Metapontino, la paura di nuove trivellazioni e l’eolico selvaggio sono stati messi in mora per 24 ore e anche nelle zone calde dell’ambientalismo è stato premiato il centrodestra sviluppista che nel resto d’Italia vuole Tav e Tap, per fare i due esempi più eclatanti e divisivi.
Si dirà: Vito Bardi è stato chiaro: «No trivelle, più royalties» ma dirlo dopo il voto è stato più facile. Eppure non sarà stato un caso se un voto su quattro gli è arrivato dagli ex 5 Stelle, come ha notato un’analisi dei flussi di Swg.
Una delle prime uscite del Generale, a tutta pagina sul quotidiano Libero di Vittorio Feltri (“Basilicata piena di petrolio e nessuno va a prenderlo” il titolo), era stato più netto, poi l’oro nero è quasi del tutto sparito dalla campagna elettorale. Ma in ogni caso le urne hanno restituito qualche dato inconfutabile: l’alta valle del Sauro – quella dell’insediamento Tempa Rossa di Total E&P Italia – a trazione leghista (in 6 anni il Carroccio in Basilicata è passato da 0 a 55mila preferenze). Si va dal 24,92% dei salviniani a Corleto Perticara (dove Bardi sfonda la soglia del 50%) al 28,31% di Guardia Perticara al 17,91% di Gorgoglione.
Stesso trend in Val d’Agri: valga per tutti il dato di Viggiano, sede del Centro Olio dell’Eni, dove la Lega Salvini Basilicata ha addirittura il 61,1%. Da notare che il “voltafaccia” nelle due Valli si era registrato anche nel referendum del 2016, con due delle percentuali più basse.
Tornando al 24 marzo 2019, invece, non cambia la musica nelle altre zone calde dell’ambientalismo: dalla Pisticci del Tecnoparco – impianto di trattamento delle acque reflue del petrolio – dove la Lega supera un quarto delle preferenze di lista (27,19%), alla vicina Policoro (dove Forza Italia la supera di quasi 10 punti percentuali grazie alla presenza dell’ex sindaco Rocco Leone) alla Scanzano della mobilitazione oceanica di 15 anni fa: il 47,66% delle preferenze alla lista salviniana dimostra che, come nel caso di Viggiano, più il territorio è un simbolo della lotta ambientale, e delle proteste di piazza, più i candidati vicini a quelle istanze vengono snobbati.
Come dire che la “paura del nero” un anno dopo le Politiche viene declinata in Basilicata non nel senso di “petrolio” ma nel senso di “immigrato”.
Le cronache politiche delle spaccature nei Verdi, sentitisi boicottati, ma anche il flop di Valerio Tramutoli – unico candidato a parlare di eolico selvaggio in campagna elettorale, ultimo nella corsa a quattro con il suo 4,37% – sono la dimostrazione che domenica scorsa i lucani hanno bocciato le politiche ambientali del centrosinistra pittelliano ma non si sono fidati nemmeno dei 5 Stelle, in una posizione ambigua proprio in fatto di ambiente, essendo alleati della Lega a Roma e avversari in Basilicata. A nulla è valso il video-messaggio del candidato Mattia sul Blog delle Stelle il 4 marzo: «La Basilicata non si trivella più».

Più che il flop dei Verdi e l’assenza dei movimenti, colpisce l’exploit leghista nelle zone calde

Perché i territori hanno scelto il salto nel buio: ma, nella Basilicata unica regione in cui il referendum contro le trivelle del 2016 ha raggiunto il quorum, c’è da chiedersi cosa succederebbe se il Governo, uscito rafforzato proprio dal voto delle ultime consultazioni Regionali, autorizzasse nuove ricerche. Come si comporterebbe il Movimento 5 Stelle lucano?
Piero Lacorazza, che di quella battaglia referendaria fu tra i più combattivi protagonisti, oggi preferisce non commentare il dato elettorale che lo vede sconfitto.
Al contrario Maurizio Bolognetti, al suo mese tondo tondo di sciopero della fame in difesa di Radio Radicale, non si sottrae: «Matteo Salvini venne in visita a Viggiano, trovai indecente che per fare campagna elettorale per Carmine Cicala (poi eletto consigliere con 4.420 preferenze) scelse gli uffici davanti al Cova, coi vertici dell’Eni». Era il 2 marzo e l’esponente radicale era lì a fare un sit-in, in solitaria («Ovviamente di ambientalisti manco l’ombra»), poi mandò anche una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Trerotola e Tramutoli sono stati muti sul petrolio – attacca Bolognetti –, e Mattia? Forse ha chiesto all’onorevole Rospi se poteva parlare o doveva chiedere prima all’Eni».
Le contestazioni al ministro dell’Interno – che pure ci sono state a margine delle sue ripetute visite tanto nel Potentino quanto nel Materano – hanno riguardato solo marginalmente i temi ambientali, concentrandosi più sulle offese che in passato il vicepremier aveva rivolto al Meridione.
Pasquale Stigliani, portavoce dell’associazione antinucleare “ScanZiamo le Scorie”, da anni impegnato sul terreno dell’Itrec di Rotondella, prova a fare un’analisi: «Abbiamo assistito a una campagna elettorale che non è entrata nel merito, se si fosse affrontato meglio il tema ambientale e direi anche culturale sono certo che gli elettori lucani sarebbero stati più attenti nell’esprimere la loro preferenza». Con il centrosinistra al governo della Regione i movimenti ambientalisti lucani non sono certo stati benevoli, cosa succederà adesso che il governatore è per la prima volta dello schieramento opposto? «Noi continueremo nella nostra opera di controinformazione, resteremo vigili e onoreremo il nostro ruolo di sentinella contro un’idea di sviluppo che minaccia la nostra splendida terra».
Sui temi ambientali è tornato spesso Valerio Tramutoli, spingendo – oltre che sull'idea di una regione «carbon free» – soprattutto sull’eolico, un tema sentito come dimostra l’inquietante episodio dell’intimidazione al medico attivista di San Chirico Nuovo.
Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata, a urne chiuse ha definito «inaccettabile il raddoppio della potenza introdotto dalla nuova legge» in chiusura di consiliatura e, dopo aver elencato «ritardi ed errori» della Regione ha incalzato i neoeletti chiedendo una moratoria sull’eolico.
Il nuovo corso di centrodestra, il primo dall’inizio del regionalismo dopo mezzo secolo tra centro e centrosinistra, si troverà a dover dare risposte a partire proprio dalla scadenza della concessione in Val d’Agri (ottobre 2019). Per ora l’ambientalismo può attendere, i Verdi si leccano le ferite e i 5 Stelle s’interrogano sull’anomalia di una Lega a cui si oppongono a via Verrastro e con cui governano a Roma.

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