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Parla Lacorazza e lancia una conferenza sui programmi

«Rientro nel Pd ma non cerco rivincite»

Basilicata
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Piero Lacorazza durante un'iniziativa
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POTENZA - Tornare nel Pd commissariato per lanciare a una conferenza programmatica capace di ricostruire l’antico rapporto tra il centrosinistra e la società lucana. Un nuovo protagonismo senza desideri di rivalsa per chi ha gestito il partito in questi anni, nonostante i rapporti privilegiati con Nicola Zingaretti e il giudizio feroce sugli errori commessi a livello locale. E’ l’annuncio di Piero Lacorazza, che dopo 3 mesi di silenzio, eccezion fatta per qualche breve commento sui social, si dice pronto a contribuire alla rinnovata stagione del Pd lucano e contesta chi chiede un nuovo congresso regionale in tempi rapidissimi.

Piero Lacorazza rientra nel Pd, è corretto?

«Nei prossimi giorni credo che questa potrebbe essere la scelta da compiere, dopo aver consultato tutti i riferimenti nei comuni, gli amministratori locali, che nel corso di questi mesi abbiamo coinvolto come area politica. Credo che sia giusto nel momento di massima debolezza del Pd e del centrosinistra lucano, oltre che di violenza e strafottenza politica a livello nazionale della Lega. Tanto più che oggi che non rivesto nessun ruolo e incarico istituzionale penso che sia opportuno dare una mano».

A giorni da Roma dovrebbe arrivare il nome del commissario che guiderà il partito per i prossimi mesi. Sarà in corsa per la segreteria regionale nel congresso che seguirà?

«Io faccio una scelta all'indomani di un fallimento politico e della chiusura di un ciclo. La maggioranza che ha eletto Polese alla guida del Pd non c'è più e la sconfitta alle regionali è stata un giudizio inequivocabile su questo ciclo di governo. Ho atteso tre mesi che facessero da soli. Dopo di che si vedrà. Io penso che la scelta del commissariamento non può portare subito a riaccendere lo scontro tra componenti del partito. Roma indicherà un commissario perché l’assemblea non è stata in grado di assumere un orientamento diverso. Il problema non è se mi candido o meno alla segreteria. C’è un partito che ha bisogno di ricostruire un rapporto con la società prima di avviare un nuovo congresso. Va scritto un manifesto, un progetto per il futuro della Basilicata, invece di difendere un passato di cui gli elettori mi pare abbiano detto che non vogliono sentir parlare. C’è un rapporto in crisi tra la società, il Pd e il centrosinistra perché non c’è stata spinta sul futuro, oltre a una serie di errori di Pittella su petrolio, sanità e altri temi. Bisogna parlare alla gente, non ai gruppi dirigenti, di turismo, sanità, lavoro, infrastrutture. Serve riprendere a fare quello che un partito deve fare. Il congresso e l’assetto dei gruppi dirigenti viene dopo».

Eppure quanto resta di quella maggioranza insiste per un congresso subito.

«Quel blocco è stato cementato da un equilibrio di potere, poltrone e gestione. Vorrei ricordare che nello scorso congresso Polese ha vinto con liste capeggiate da assessori in carica o che sarebbero diventati tali, come Braia, Cifarelli e Castelgrande, oltre alla promessa a Margiotta e De Filippo di andare in Parlamento, e alla Locantore di diventare segretario provinciale. Quale è stata l’idea della Basilicata espressa in quel congresso? Non sono ipocrita e so che gli equilibri politici si giocano anche sulla rappresentanza e le postazioni. Dico, però, che questi anni sono stati esclusivamente quello. Ora quel blocco e altri blocchi di questo tipo dovranno misurarsi con la capacità di costruire alleanze su opzioni politiche. Per i prossimi 5 anni non ci sono quote di potere da assegnare. Non ci sono postazioni. Proviamo a diluire la battaglia interna mettendo in piedi una vera conferenza programmatica. Ribaltiamo la piramide. Abbiamo chiamato per troppo tempo la gente a votare. Chiamiamola a proporre idee innovative su sanità trasporti, lavoro, università».

Dovremmo far finta che non ci sia uno scontro latente per l’assegnazione dei posti in lista in caso di eventuali elezioni politiche anticipate? Nell’ultima assemblea Restaino ha presentato anche una mozione per sollecitare chi verrà indicato da Roma come commissario a non ricandidare parlamentari e consiglieri regionali in carica, oltre che gli ex consiglieri ricandidati e non eletti, come lei alle scorse regionali.

«Se ci saranno elezioni anticipate. Se. Ad ogni modo è una questione riguarda il commissario e la direzione nazionale del partito. Noi siamo chiamati a fare altro. Al cittadino interessa una sanità che abbatte le liste attesa, un nuovo programma infrastrutturale e degli assetti produttivi, la protezione dell’ambiente. L’errore di cui portano le responsabilità principali Pittella e Polese è stato il loro ripiegarsi sulla gestione per determinare gli equilibri interni al partito. Questo i cittadini hanno detto che non va bene, ed è rivolto a loro il contributo che proverò a dare. Anche nel libro che presenterò a breve rileggo questi anni trascorsi in Consiglio regionale, attraverso vicende chiave come il referendum sulle trivelle e il referendum costituzionale, tentando di fornire una cassetta degli attrezzi utile per un dibattito politico con al centro il merito. Mi viene da ridere quando vedo consiglieri che oggi siedono all’opposizione e paiono scesi da Marte. Davvero pensano di sostenere che il neo assessore Leone ha colpe sull’attuale situazione della sanità lucana? Le cause di queste criticità sono rintracciabili nelle scelte non fatte negli anni scorsi. Io non ho votato i principali provvedimenti in materia di sanità. Loro fino a 3 mesi fa ci raccontavano che la Basilicata era il migliore mondo possibile. Stiamo al merito delle questioni, ed evitiamo di dire che alle regionali si è perso per dissidi interni. Qualche problema c'è stato».

Cita le dichiarazioni al Quotidiano di Polese, che quando si è dimesso ha parlato anche dell’impossibilità di guidare un partito in crisi solo per garantire un patto su «chi deve andare in Parlamento». Non ne apprezza nemmeno l’onestà?

«Lui si dimette perché perde le elezioni, non è stato all'altezza del ruolo e non ha una maggioranza. E’ stato eletto in Consiglio, come ha dichiarato, sulla base di un equilibrio di potere. Io che non ne ho gestito gli sarei stato davanti per preferenze. Non solo abbiamo perso alle regionali e nella città di Potenza, ma vediamo arrivare un commissario che è un inedito assoluto per i partiti di centrosinistra di questa regione. In questi mesi c’è un libro che mi ha fatto molto riflettere è stato “Riabitare l'Italia”. Ho l'impressione che perdiamo voti, al di là di chi viene candidato in Parlamento, perché non siamo una forza in grado di ripensare sviluppo e welfare adeguati alle nostre realtà, la montagna, la collina, le aree interne. Se il Pd e il centrosinistra tarderà ancora l'aggiornamento di una riflessione profonda su questi temi ci troveremo ancora davanti un centrodestra povero idee e senza visione, che utilizzerà il potere per fare consenso e un'opposizione che accarezza il ciclo glorioso del governo Pittella, sognando un ritorno a quella grandeur. Come fa Polese a dire che Zingaretti è un “segretario di transizione”, se è stato eletto col 67% dei voti alle primarie? Forse vuole dire a qualcuno: “non vi preoccupate che torniamo presto”. Ma questo messaggio non aiuta. Devo dare atto al Quotidiano di aver sollevato il tema dei ritardi dell’amministrazione Bardi sul piano strategico regionale, che dimostra che non hanno in testa dove portare la Basilicata, quindi ripiegheranno su gestione e relazioni corte. Ma l’opposizione non può dire quando c'eravamo “noi” tutto funzionava. Quel centrosinistra ha difeso l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia che è stata violenza alla sovranità della Basilicata».

Sa che questa sua scelta di rientrare nel Pd può sembrare un po’ opportunistica e dare l’immagine di un partito con le porte girevoli?

«Io non ho rinnovato la tessera perché dopo 3 congressi in cui sono rimasto sempre al mio posto, in minoranza, chi ha governato il Pd non è stato capace di comprendere che il pluralismo è un valore. Ma se qualcuno pensa che nella nuova era Zingaretti si farà come hanno fatto loro si sbaglia. Vorrei tranquillizzarlo. Chi è abituato a vincere e a perdere, come me, rientra per dare un contributo di idee e programmi, non per desiderio di vendetta pensando di sfruttare un rapporto personale col nuovo segretario nazionale. Detto questo, non mi sono iscritto ad altri partiti in questi mesi. A un certo punto sono stato anche chiamato a contribuire con una lista civica al centrosinistra e l’ho fatto. Ho fatto campagna elettorale per Zingaretti al congresso e abbiamo eletto in assemblea nazione due persone. Ho ritirato la tessera per dire al Pd che si andava incontro a una sconfitta. Finito quel ciclo per chi come me è stato il primo segretario regionale del Pd mi sembra doveroso dare una mano».

Quindi Basilicata Prima ha esaurito il suo compito?

«Basilicata Prima si trascina dentro questo nuovo ciclo politico. E’ stata una lista ed è stato un luogo nel quale si sono raccolte energie di persone che non volevano rinunciare all’idea di un Pd diverso da quello di Polese e di una Regione diversa da quella di Pittella. Non esaurisce il grande patrimonio di idee e di battaglie. Si mette a servizio per ricostruire. Anche nell’ultima tornata di amministrative molti dei sindaci confermati hanno fatto parte di questo progetto politico, e tanti sono rimasti dentro il Pd. Ora però aspettano di essere coinvolti perché il motore dei sindaci, degli amministratori locali, è fondamentale per una vera conferenza programmatica. Il voto di Potenza è stato, al contrario, la dimostrazione della crisi. Se Guarente ha vinto solo per 100 voti, e l’elettorato di centrosinistra si è stretto attorno a Tramutoli, che pure qualche errore lo ha fatto e lo ha riconosciuto, non regge la motivazione della sconfitta con uno spostamento generalizzato a destra. La gente ha scelto Bardi per far pagare un prezzo alla gestione di questi anni, mica perché all’improvviso è diventata di destra. Ci sono stati limiti del Pd e del centrosinistra ed errori di governo della Regione che andrebbero riconosciuti. Da parte mia non ci sono mai stati dissidi sulla nomina di un direttore amministrativo o di un capo dipartimento. La rottura con Pittella avviene a maggio 2016 quando invece di confrontarsi col quorum raggiunto al referendum sulle trivelle ha sostituito Lacorazza con Franco Mollica e Aurelio Pace. Quindi si torna per dare contributo, idee, non per desiderio di vendetta o di rivincita. Sarebbe un atteggiamento sbagliato. Ricostruzione significa responsabilità».

Ma a parte la politica cosa fa Lacorazza adesso, dopo vent’anni di incarichi istituzionali e di partito? E’ vero che lavora con la fondazione Basilicata futuro, che gestisce il patrimonio dell’ex Pci?

«Sono presidente del consiglio di indirizzo di Basilicata futuro da 10 anni ma non ho mai preso un euro di rimborsi o indennità. Mi sono concentrato nella scrittura di un libro che uscirà a breve con una casa editrice nazionale, People, molto sensibile sui temi dell’ecologia. Ho raccolto contributi importanti come quelli di Adriano Giannola, presidente dello Svimez, Stelio Mangiameli, ex direttore dell’Issirfa Cnr, ed Enzo Di Salvatore, che è il costituzionalista di riferimento del mondo No triv. Sto investendo risorse e patrimonio su idee, di cui spero raccoglierò i frutti nei prossimi anni. Quando non sei un impiegato pubblico devi lavorare per forza per progetti. Mi sto appassionando a progetti su cambiamenti climatici e sostenibilità ambientale. Ci sono tanti bandi europei interessanti se si mette insieme una rete di competenze, anche nazionali».

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