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Bardi, l’imbarazzo per i soldi di Apuzzo
Chi sono i finanziatori dei candidati

Basilicata
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Vito Bardi (foto da facebook)
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POTENZA – È indagato per frode fiscale e una presunta bancarotta da diversi milioni di euro (5 dei quali di tasse non pagate) il re dei supermercati di Castellammare di Stabia, Michele Apuzzo, tra i maggiori finanziatori della corsa del governatore Vito Bardi verso la conquista della Regione. 

> LEGGI LA PRIMA PUNTATA SUI FINANZIATORI DEL GOVERNATORE LUCANO

La notizia risale agli inizi di giugno, poco più di un mese dopo l’elezione di Bardi, ma è destinata a provocare comunque un certo imbarazzo nel generale, già comandante in seconda della Guardia di finanza, dopo la recentissima pubblicazione dei resoconti delle spese sostenute in campagna elettorale.
A indagare sul suo finanziatore, infatti, sono state proprio delle Fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli, che hanno ottenuto dal gip del capoluogo partenopeo anche il sequestro di beni per un milione di euro (due Maserati, uno yacht e undici immobili) nei confronti suoi e di altri 6 indagati, perlopiù familiari, e della società che in Campania gestisce 41 punti vendita a marchio Sole 365, in cui lavorano oltre 1.800 dipendenti.
Gli inquirenti hanno preso di mira, in particolare, il fallimento di una vecchia società degli Apuzzo, che sarebbe stato pilotato sottraendo il patrimonio esistente a diversi creditori, tra cui l’erario.
Il Quotidiano ieri ha provato a contattare Apuzzo al domicilio indicato nella rendicontazione depositata in Consiglio regionale, per provare a capire le ragioni della sponsorizzazione da 5mila euro alla campagna elettorale del governatore, dal momento che non risultano punti vendita della sua società inBasilicata. Ma al numero corrispondente ha trovato soltanto con l’ex moglie che ha spiegato di aver perso da anni le tracce dell’uomo, benché abbia mantenuto la residenza nel loro vecchio appartamento.
Il re dei supermercati di Castellammare di Stabia non è l’unico contatto con la grande distribuzione della campagna elettorale del governatore. E nemmeno l’unico sponsor non lucano di Bardi dato che al primo posto tra i suoi contributori c’è la Midi srl di Verona del gruppo Mirandola, un’impresa specializzata nella rivendita di automezzi industriali.
Nell’elenco spiccano, in particolare, i nomi di due aziende riconducibili ai noti costruttori di Atella della famiglia Di Leo, storicamente vicini al predecessore di Bardi, Marcello Pittella, con cui anni fa partirono per una missione di beneficenza in Honduras.
Una delle due società, la Smi log @rc, è direttamente coinvolta nel progetto di nuovo mega-centro commerciale che il gruppo Di Leo vorrebbe realizzare nell’area industriale del capoluogo, dopo aver acquistato un’ampia estensione di terreni in parte di competenza del Comune e in parte di competenza del Consorzio industriale di Potenza, che dipende direttamente dalla Regione. A frenare però, almeno finora, ci sono stati proprio il Consorzio e gli uffici regionali, contrari all’idea di una variante in aumento dei volumi di edificabilità dell’area, per il rischio di mettere in crisi le infrastrutture di servizio di tutta la zona. A partire dalla viabilità.
Con 92mila euro di contributi raccolti, ed esborsi leggermente superiori, Bardi ha conquistato il record di sponsorizzazioni, ma deve condividere col suo predecessore, Marcello Pittella, lo «zero» nel modulo dedicato alla contribuzione con mezzi propri alle rispettive compagne elettorale. Un terzo aspirante infatti, il neo-assessore forzista Franco Cupparo, pur avendo dichiarato «zero» contribuzione propria ha ricevuto oltre 40mila euro di finanziamenti dalla ditta di famiglia (C&P). Mentre un altro forzista, Vincenzo Acito, oltre al contributo elettorale della sua società di progettazione, la Antea, ha dichiarato anche una piccola donazione da parte di un parente.
Cupparo risulta anche tra i donatori della campagna del generale, con un versamento di 3mila euro, assieme all’ex assessore regionale e referente della lista Idea, Nicola Benedetto, con 10mila.
Al primo posto per ammontare del contributo, però, c’è la Pre srl degli imprenditori potentini Grippo, con 15mila euro.
Tra i finanziatori della campagna elettorale di Bardi non passa inosservato un blocco di imprese riconducibili alla Confapi Matera, inclusa la Openet del nuovo direttore Vito Gaudiano, che hanno versato cifre tra i 1.000 e i 3.000 euro cadauna.
Hanno contribuito con 3.000 e 2.500 euro anche Anna Maria Gentile, che in Regione si occupa con la ditta Meridiana dell’assistenza tecnica su una serie di programmi di spesa di fondi comunitari, e Alfredo Cestari di Winfly, la ditta che da qualche anno gestisce l’aviosuperficie Mattei di Pisticci ma dal 2016 si sta opponendo allo sfratto intimatole dal Consorzio industriale di Matera.
Qualche strano intreccio, però, appare evidente anche tra gli sponsor degli altri acchiappa-contributi del nuovo parlamentino regionale. In particolare nell’elenco dell’ex governatore Pittella, da cui risulta un assegno di 20mila euro da Universo Salute, la società foggiana che nel 2016 ha rilevato l’opera Don Uva, incluso il centro riabilitativo di Potenza, e solo due settimane fa si è vista assegnare dalla nuova giunta regionale i 60 posti letto dell’ex Luccioni, al termine di un lungo iter avviato proprio dalla vecchia amministrazione regionale.
Universo salute conquista il titolo di impresa più affezionata in assoluto al suo candidato, escludendo la C&P di Francavilla, appena ceduta dal neo assessore Franco Cupparo ai suoi rampolli.
Tra i finanziatori dell’ex assessore alle Attività produttive Roberto Cifarelli (Pd), invece, non può non destare curiosità la presenza di un imprenditore come il bernaldese Gaetano Appio. Lo stesso Appio che poco più di un anno fa venne colpito, assieme all’allora governatore Pittella, dall’ordinanza di misure cautelari emessa dal gip di Matera, Rosa Nettis, nell’ambito dell’inchiesta su concorsi truccati, corruttele e mala amministrazione nell’Azienda sanitaria di Matera.
Appio è tuttora a processo davanti al gup con l’accusa di corruzione per alcuni lavori effettuati «gratuitamente» in un’abitazione di proprietà dell’ex direttore generale dell’Asm, Pietro Quinto, e «la promessa di un’attività di intermediazione nell’acquisto di un immobile nella zona centrale di Bari». In cambio Quinto, secondo il gip Rosa Nettis, si sarebbe interessato attraverso un consigliere regionale amico all’iter della normativa regionale sui tetti di spesa per le strutture sanitarie private convenzionate, come quella che lo stesso Appio sarebbe stato intenzionato ad accreditare.
 

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