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Amministrative Matera, da Cifarelli sì all’asse M5s-Pd

Basilicata
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Roberto Cifarelli, consigliere regionale del Pd
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POTENZA - Un’opposizione organizzata al centrodestra in Regione e un cantiere per le prossime elezioni amministrative. Con un occhio particolare soprattutto alla città di Matera.

«Puntare su progetto e profilo della classe dirigente per gestire la delicata stagione  “post capitale”»

E’ questo l’orizzonte lucano dell’asse giallo-rosso tra M5s e Pd, che vi fa formando, a Roma, nelle consultazioni del premier incaricato Giuseppe Conte.

«Non sarà facile, e neanche obbligatorio. Ma la destra ha fallito e bisogna evitare di ricadere nelle tristi condizioni che abbiamo vissuto»

A tratteggiarlo è il capogruppo dem nel parlamentino lucano, Roberto Cifarelli, che al Quotidiano parla anche della situazione nel Pd della Basilicata e di quanto sta accadendo in questi mesi nei palazzi di via Verrastro.

Tra nove mesi si torna al voto per rinnovare sindaci e consigli comunali di diversi comuni lucani. Su tutti quello di Matera. Se nasce il governo giallo-rosso crede che sia realistico pensare a un'alleanza M5s-Pd anche alle amministrative nella città dei Sassi?
«Il problema non è con chi allearsi nello schema tradizionale dei partiti, ma come rendere credibile e condivisa una proposta di governo che fra l'altro sarà chiamata a gestire la delicatissima stagione da “post capitale”. Il Pd, di fronte allo dissoluzione dell’esperienza pseudo-civica e al fallimento della destra materana, si è già assunto, forse anche con eccessiva generosità, la responsabilità di garantire la prosecuzione della vita amministrativa in un passaggio difficile e critico caratterizzato dalla funzione di Capitale europea della Cultura. Ora dovrà porsi il tema di pensare dalle fondamenta un nuovo progetto che porti Matera nella inedita dimensione acquisita con il riconoscimento europeo, con una nuova classe dirigente, attraverso una radicale riflessione critica, su un progetto di forte rinnovamento. In questi mesi a Matera il civismo democratico ha già aperto molte occasioni di confronto, un fatto nuovo e molto positivo. Non nego che per queste ragioni occorrerà discutere con tutte le forze che portano istanze analoghe. La metamorfosi del M5s certamente potrebbe contribuire a un nuovo progetto. Non sarà facile, e neanche obbligatorio. A mio avviso saranno il progetto e profilo della classe dirigente il discrimine per non cadere mai più nelle tristi condizioni che abbiamo vissuto».
Da metà luglio il Pd Basilicata è senza segretario regionale e assemblea, anche se le dimissioni di Polese risalgono agli inizi di giugno. Sa perché l'atteso commissariamento ancora non c'è stato? Si parla di uno stallo nelle trattative, prima che la crisi di governo rivoluzionasse le agende dei responsabili del Nazareno, su un nome di garanzia per tutte le varie sensibilità presenti all'interno al partito, dal momento che la Basilicata resta l'unica regione “renziana” d'Italia. E' così?
«Per amor di verità, e per chiarezza, anche in Basilicata le primarie le ha vinte Zingaretti. Comunque, il commissario arriverà subito dopo la chiusura della crisi di governo. Zingaretti ha dimostrato in questi mesi di tenere particolarmente all’unità del partito. E’ evidente, quindi, che più il nome sarà espressione di garanzia, più agevolmente potrà svolgere il suo ruolo. Dopo l’avvio della segreteria Zingaretti e le vicende lucane del Pd, culminate con le dimissioni di Polese, anche in Basilicata occorre una ripartenza, come si dice, “dai fondamentali”. Il commissariamento non potrà essere un rito, ma un momento fondamentale che consentirà una riflessione critica e costruttiva, che parta dai territori e dalle comunità. Proprio perché più prossima al voto delle amministrative, Matera avrà bisogno di una particolare cura da questo punto di vista. Quanto al correntismo non indugerei sulle distinzioni. Il tema vero è la costruzione di una identità unitaria che tragga frutto dalla vitalità delle idee e della proposta politica del nuovo Pd. Oggi un renziano che non sia anche realista e concreto come Zingaretti non dovrebbe esistere in natura».
Pensa che sarà il commissario a dover decidere eventuali alleanze alle prossime amministrative, a partire proprio da Matera?
«Per questa sfida nessuno può ritenersi autosufficiente. Il commissario tra i suoi compiti avrà la ricostruzione del partito in Basilicata, nessun circolo escluso. E’ del tutto evidente che questi passaggi saranno aperti e plurali, esattamente in una dimensione di campo largo, così come Zingaretti stesso auspica da tempo. Partecipazione, concertazione, condivisione, dovranno ispirare l’azione di ogni livello politico e di ciascun dirigente politico. Ma d’altronde, nel Pd, è (quasi) sempre stato così».
Lei nelle scorse settimane ha comunque già avviato un dialogo con alcuni esponenti di quel mondo civico che alle scorse regionali e alle amministrative di Potenza si è presentato sotto il simbolo di La Basilicata Possibile candidando Valerio Tramutoli. Un mondo senz'altro affine a livello ideale al centrosinistra ma aperto anche agli ex M5s delusi dall'alleanza con la Lega. Se l'auspicherebbe uno schieramento che riunisca tutti loro al Pd e al centrosinistra lucano?
«Certo che me l’aspetterei, me lo auguro. Su questo punto vorrei ancora essere più chiaro: in Basilicata e a Matera in particolare senza una reale alleanza con le forze democratiche diffuse, con il civismo (quello vero) nessuna formula partitica può funzionare più. Per questo sarà importante confrontarsi prima su metodi e programmi e poi, solo poi, verificare il cammino. Un processo importante, strutturale e molto bello ed interessante che Matera deve praticare, avviandola nuova fase del centrosinistra lucano, aperto, inclusivo, più sensibile a tutto ciò che si muove nella società. A Matera grazie al lungo percorso che ha portato la città a diventare Capitale europea della cultura, è in atto un fermento culturale, sociale, imprenditoriale davvero straordinario che ha bisogno di un impegno altrettanto straordinario per interpretare nel modo migliore, attraverso una idonea strategia di azione, le aspirazione della comunità per i prossimi 15 anni ed il ruolo di guida culturale ed economica dell’intera regione. Occorre costruire una coalizione larga che sappia definire un nuovo progetto per costruire una città solidale, laboriosa, innovativa, intelligente, rispettosa della propria storia e del proprio ambiente. La destra a Matera ha fallito rischiando di vanificare anni di impegno di una intera città verso un traguardo ritenuto inizialmente impossibile da raggiungere. Tocca nuovamente ed ancora al centrosinistra e per questo c’è bisogno di tornare ai valori fondamentali ed alla individuazione delle cose che ci uniscono, e c’è bisogno di tutti e del protagonismo di tutti quei mondi, penso a quello della cultura, delle imprese, del lavoro, del terzo settore, dell’ambientalismo, che meritano più attenzione e soprattutto rispetto».
E chi vede come candidato sindaco? A Potenza il Pd ha ceduto l'indicazione del candidato sindaco agli alleati. Pensa che sia un modello replicabile, ovviamente con l'auspicio di un risultato migliore?
«Non è più il tempo dell’esclusività dei partiti che indicano i nomi, ma non è neanche il tempo dell’anarchia e del qualunquismo. La politica deve farsi contaminare dal civismo e viceversa. Il problema non è il candidato, ma quale modello di città si vuole costruire e con chi. Il candidato deve venire fuori dalla condivisione di tutti i mondi a cui facevo riferimento prima, sintonizzati con la società, compreso quello cattolico democratico. L’elettorato è diventato allergico agli antichi riti della politica».
A settembre tornerete in aula dopo qualche settimana di pausa estiva. Come vede i prossimi mesi per l'amministrazione regionale?
«Abbiamo finora incalzato un governo regionale che ha manifestato segni di chiaro disorientamento e di disarmo progettuale. Dovremo riprendere l’iniziativa sapendo che il nostro compito non è distruggere i governi ma indurli a fare le scelte migliori, salvo trarre per noi il beneficio della efficacia della nostra azione. Bardi dovrà stare a sentirci e valutare la qualità delle nostre proposte e della nostra esperienza. Che non possono essere rifiutate per un vezzo tipico di chi vive il pregiudizio di una presunta superiorità che non vediamo quali basi possa avere. Il dibattito consiliare, mai così povero, lo sta a dimostrare. Soprattutto su temi che non trovano né approfondimenti né risposte. Si pensi solo alla mina posta dalle tre regioni del Nord sull’autonomia differenziata che spaccherebbe il Paese. Non è tempo di scherzare e di marcare differenze strumentali. Un’amministrazione che voglia operare ha il dovere di trovare punti di convergenza, senza di che si aprirebbe la strada all'immobilismo più crudele. Esattamente quello che sta accadendo. Esemplifico: non si parla di Piano strategico. Eppure è un obbligo statutario e l’amministrazione precedente lo aveva affidato alla Svimez. Sono disponibili i materiali per l'avvio di una discussione libera che apra una grande riflessione sul futuro della Basilicata, sottraendola al rischio della insignificanza. Cosa ne vuol fare Bardi? Questa è la domanda che rivolgiamo a lui e ai suoi compagni di avventura».
Pensa che un'eventuale alleanza giallo-rossa al governo avrà riflessi nei rapporti in Consiglio regionale? Bardi potrebbe trovarsi a fare i conti con un'opposizione più dura?
«Noi ci auguriamo intanto che le forze di opposizione in Consiglio regionale, centrosinistra e M5s, inizino un percorso di concertazione sulle azioni (ovvero non azioni) del governo Bardi. Si tratta di un percorso necessario. Faccio alcuni esempi: le questioni ambientali, i costi della politica, l’autonomia differenziata sono temi che possono vedere un terreno comune di azione. Questo governo regionale in questi primi mesi si è caratterizzato solo per l’aumento dei costi dello staff del presidente ed ora anche per la volontà di aggiungere le poltrone per i cosiddetti sottosegretari. In questo momento la Basilicata ha urgente bisogno che le forze democratiche siano compatte, anche dall’opposizione, al fine di poter contrastare l’arroganza della Lega, che anche da noi spesso assume i toni che abbiamo conosciuto in questi mesi con l’azione del governo nazionale».
Che giudizio dà di questi primi mesi della prima amministrazione di centrodestra della Regione?
«Negativo. E’ un governo che fino ad oggi non è stato percepito dai cittadini. Da settembre ci aspettiamo che inizino a portare in discussione qualche provvedimento, perché fino ad ora solo chiacchiere e arroganza. Mi spiego: il presidente Bardi negli uffici regionali non lo conosce ancora nessuno; sono conosciuti invece gli uomini del suo sproporzionato staff. Al presidente va riconosciuto che quando gli sono state poste questioni che in quel momento non era in grado di affrontare ha preferito non parlare. A differenza dei leghisti del Sud che invece hanno coperto la loro inconcludenza ed impreparazione con la stucchevole recita che in pochi mesi non si possono risolvere problemi di anni. Certo. Ma una forza che si è candidata a governare la regione dovrebbe uscire dalla logica elettoralistica della elencazione dei problemi per declinare le soluzioni agli stessi. Fatte le debite eccezioni, fino a questo momento abbiamo registrato una sostanziale inadeguatezza a gestire problemi complessi. Il negativo peso leghista si è notato sia sul tema dell’autonomia differenziata, estremamente dannoso per la Basilicata, rispetto al quale ha impedito che il Consiglio regionale assumesse una posizione di chiara contrarietà riguardo al modello proposto dalla Lombardia e dal Veneto, e sia riguardo al tema petrolio, rispetto al quale, al di là delle dichiarazioni di facciata su ambiente, salute e lavoro, ci è sembrato chiaro l’intento di assecondare Salvini e quelli che comunemente vengono chiamati “poteri forti” agevolando le estrazioni in Basilicata. Anche su questo punto non vi è stata chiarezza, per esempio, circa la volontà di non superare il tetto dei 154.000 barili giorno».
Sul caso della chiusura di neonatologia, lei ha parlato di un “non governo” di centrodestra che ha compromesso equilibri costruiti con fatica da chi c'era prima. Non pensa, invece, che siate stati voi a lasciare una situazione talmente problematica che l'attuale amministrazione non può far altro che inseguire le emergenze destinate inevitabilmente a esplodere una dopo l'altra? Per il segretario regionale della Cgil, Angelo Summa, il peccato originale è stata la riorganizzazione del sistema sanitario che non ha accorpato le due aziende sanitarie territoriali, Potenza e Matera, lasciando il Madonna delle Grazie e l'ospedale di Policoro sotto la gestione dell'Asm, a differenza degli ospedali del potentino riuniti sotto il San Carlo.
«La Basilicata è una grande regione di 10.000 chilometri quadrati su cui vivono solamente 570.000 abitanti. Impegna annualmente per la sanità poco più di un miliardo di euro all’anno. Un equilibrio molto difficile da tenere in piedi che, se non si è oculati, rischia di vedere sbilanciati gli interventi a favore di alcune aree territoriali, quelle più popolose, a scapito delle aree interne, oppure, se troppo magnanimi, rischia di far saltare il pareggio di bilancio (cosa accaduta in altre regioni a noi limitrofe) e vedere all’opera tagli da parte di un qualche commissario governativo. Se dovessi fare un’autocritica, direi che avremmo dovuto affrontare il tema del riordino sanitario e del nuovo piano sanitario ad inizio di mandato. Con la legge 2/2017 però abbiamo messo in sicurezza i nostri ospedali dal rischio più che imminente del loro commissariamento per il mancato rispetto degli standard quali-quantitativi imposti dl decreto ministeriale 70, dai vincoli sulle spese del personale e dal suo utilizzo nel rispetto della legge 161. Rivendico, infine, di aver difeso l’autonomia dell’Azienda di Matera e dei suoi due ospedali in quanto era l’unica azienda regionale ad avere i conti in ordine e, senza una pianificazione sanitaria condivisa con i territori, sarebbe stato un peccato disperdere una virtuosità. Oggi siamo ad inizio legislatura e c’è il tempo per lavorare ad un nuovo assetto che riequilibri il rapporto tra medicina del territorio ed ospedali. Il centrodestra anche su questo argomento però si è finora sottratto al confronto ed ha iniziato in modo confuso a studiare. Non ha una visione complessiva e per questo è costretto ad inseguire le emergenze scaricando su chi c’era prima le responsabilità».
Lei come vede quello che è accaduto alla Terapia intensiva del San Carlo? Pensa che abbia ragione l'assessore Leone a sospettare dei medici che si sono messi in malattia dopo la nomina del nuovo primario o ci sono altre responsabilità?
«Penso che occorrerebbe ridare serenità ai medici ed ai lavoratori della sanità lucana. Non lo stanno facendo né i direttori generali e tanto meno l’assessore Leone che si muove come un elefante in una cristalleria».
Cifarelli candidato al prossimo congresso regionale del Pd. Ci può stare?
«Quale partito vogliamo costruire dopo la devastante replica elettorale? Vogliamo continuare a disputare su nomi e su porte girevoli o invece non pare più giusto individuare un percorso rifondativo che coinvolga l’intera regione, partendo dalle realtà più significative? Ai nomi si perverrebbe al termine o nel corso della “elaborazione del lutto” come direbbero gli psicanalisti. Questo il processo da avviare. Non il ritorno a vecchie ritualità che ci hanno reso indifendibili e vulnerabili. Il mio ruolo, finanche il mio destino, si iscrive in questo metodo e in questa preoccupazione. Occorre attivare un processo largo, unitario, che coinvolga tutte le espressioni più libere della società civile, perla “costituente per la buona politica”. Di qui le premesse per il nuovo Pd. Chi ci sarà deve sapere che sarà rispettato e valorizzato in una realtà aperta, contendibile e, soprattutto, visionaria. E qui sarà importante il contributo che sapranno dare i giovani. Personalmente sto lavorando all’organizzazione di momenti di formazione proprio per la valorizzazione dei giovani all’interno del partito. Io intendo mettermi al servizio di questo processo. Oltre il quale non c'è che la decomposizione di ogni forma di solidarietà e di tenuta civile. Viviamo in un mondo precario e vile dominato dalla bestialità di linguaggi che rivelano miseria morale e forme di superstizione. La politica è chiamata a riabilitare il fondo civile delle nostre comunità e a costruire un destino condiviso. Ho sempre fatto, penso con umiltà e dedizione, tutto quello che il partito mi ha chiesto, vedi la candidatura al Senato lo scorso anno in posizione non eleggibile. Le mie energie e la mia volontà sono a disposizione del partito, ma ricopro già la carica di capogruppo del Pd in Consiglio regionale».
A febbraio c'è stato un momento di tensione tra lei, il segretario cittadino di Matera e l'ex capogruppo in Consiglio regionale del Pd con l'allora candidato alla segreteria nazionale Zingaretti e Andrea Orlando. Foste diffidati dal sostenere, a nome dello stesso Zingaretti, la ricandidatura di Marcello Pittella come governatore. Acqua passata?
«Con Orlando siamo in ottimi rapporti e abbiamo una comune visione. Il gruppo dirigente nazionale ha seguito molto attentamente le vicende lucane. Personalmente lavoro a stretto contatto con la segreteria nazionale del partito. D’altronde non è un segreto che il mio primo impegno nel partito sia per l’affermazione della linea di Zingaretti anche nella nostra regione».
Come valuta l'annunciato ritorno nel Pd di Piero Lacorazza, dopo i contrasti con l'ex governatore Marcello Pittella e l'ex segretario regionale Polese?
«Ho sempre sostenuto che le lotte vanno condotte all’interno del partito. Sempre. E si sta nel partito, quando si condividono i valori fondativi, anche quando si è in estrema minoranza o quando si è in contrasto con altre personalità. Le persone passano, i valori ed il partito, con le dovute evoluzioni, restano. Fatta questa premessa, penso che la fase nuova debba prevedere porte aperte a tutti, sia a coloro che hanno lasciato il partito in passato e sia, soprattutto, ai nuovi ingressi, sempre a patto che non vengano anteposti personalismi».
Al prossimo congresso regionale voterebbe ancora un candidato espressione del mondo renziano per la segreteria, come avvenuto due anni fa con Polese?
«Ogni storia si realizza per l’incrocio di fattori diversi che appartengono a quella fase. E non va rinnegata. Per il futuro auspico e lavorerò nella direzione di un nuovo partito più attrattivo e che ritrovi la sintonia con le genti lucane. Dobbiamo rapidamente metterci alle spalle gli errori che il Pd ha commesso che ci hanno portato alle sconfitte alle regionali ed al comune di Potenza. Con Zingaretti il partito ha riacquisito la serenità necessaria per poter ripartire; ne sono prova il risultato alle europee ed i sondaggi più recenti che ci vedono in risalita. Anche la Basilicata può e deve dare il proprio contributo».
 

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