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Gianni Perrino e Carmela Carlucci

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POTENZA – Dissidenti sì, ma non al punto di seguire Alessandro Di Battista fuori dal Movimento 5 stelle.
E’ questo l’orientamento dei 5 stelle lucani sconfitti nella consultazione online di giovedì sul sostegno al governo Draghi. Su tutti due consiglieri regionali su tre, come Carmela Carlucci e Gianni Perrino.

Entrambi, infatti, nei giorni scorsi avevano fatto attivamente “campagna” per il no, esprimendosi in maniera perentoria anche sulle rispettive bacheche su Facebook. Ma sull’esito della consultazione hanno optato per un silenzio oltremodo eloquente.
«Diffido da tutti coloro che stanno dando fiducia a Draghi a prescindere dai programmi».
Queste erano state le parole della rionerese Carlucci, che aveva anche lanciato l’allarme su possibili nuove privatizzazioni. «Ogni popolo ha il governo che si merita e in questo momento pare che il popolo applauda colui che parla di debito buono e cattivo, dopo aver contribuito alla svendita di quelle aziende di Stato che stavamo cercando di riacquistare». Così ancora Carlucci, evocando un ritorno alla protesta «sui tetti del Parlamento».


Altrettanto categorico, se non più, Perrino, che aveva definito Draghi «quanto di più lontano ci si possa immaginare dai valori fondanti del Movimento 5 Stelle». Il consigliere regionale materano aveva parlato di una crisi che «molto verosimilmente ha dei mandanti all’estero a cui interessa influenzare, per ragioni geopolitiche, la politica di casa nostra». Quindi aveva messo in chiaro di non aver sposato il Movimento «per consegnare il Paese a chi qualche anno fa inviava lettere minatorie imponendo misure oltraggiose per la dignità di milioni di cittadini italiani».

Di tutt’altro umore, invece, Mirella Liuzzi, sottosegretaria uscente alle Attività produttive del governo Conte bis.
La due volte deputata materana, che era stata tra i principali sostenitori del sì, dalla sua bacheca Facebook ha elogiato il «forte senso di responsabilità» espresso dagli attivisti 5 stelle nel voto su Rousseau, la piattaforma informatica della Casaleggio associati. «Abbiamo grosse sfide all’orizzonte e il Movimento 5 stelle adesso deve essere compatto nel chiedere che i punti programmatici discussi durante le consultazioni trovino attuazione».

«Questo è solo l’inizio di un grande lavoro che ora ci aspetta». Ha proseguito Liuzzi. «L’acceso dibattito nel Movimento deve essere ora tradotto nell’azione di governo e in Parlamento.
Ecco perché come ho dichiarato più volte, questo governo non potrà essere tecnico, ma dovrà invece dare una prospettiva sui territori e una programmazione dei miliardi del recovery fund, realizzando quelle riforme necessarie affinché questi soldi siano spesi bene e velocemente».

Entusiasta anche il senatore venosino Arnaldo Lomuti, che ha parlato di una «vittoria della democrazia partecipata che prescinde dal risultato», sottolineando la «consapevolezza che la sfida che ci attende è ancor più difficile di prima».
Difficile, insomma, trovare un commento sull’esito della consultazione dal fronte dei dissidenti. A meno di non spostarsi dal fronte interno a quello di chi si è già chiamato fuori dal Movimento, come Piernicola Pedicini. Il due volte eurodeputato che agli inizi di dicembre ha abbandonato i 5 stelle dopo la minaccia di un’espulsione per alcune prese di posizione in contrasto con la linea ufficiale del gruppo di Strasburgo.

Pedicini ha ricordato il Movimento degli esordi, e il trattamento ricevuto dai mezzi d’informazione dell’epoca, quindi lo ha confrontato con i toni dei tg degli ultimi giorni.
«Ormai Beppe Grillo non è più un politico che fa ridere e il comico che fa piangere. Non è più una mina vagante a capo di un esercito di in competenti». Ha dichiarato l’eurodeputato, già candidato governatore in Basilicata, nel 2013, e coordinatore della trionfale campagna elettorale delle politiche, nel 2018.

Improvvisamente è diventato un illuminato, improvvisamente viene trattato da pensatore capace di proposte innovative come il super ministero per la transizione ecologica, viene trattato da elevato. Improvvisamente anche lui appare nelle foto con lo sguardo intenso e puntato all’orizzonte. Che poi quel ministero esista già, chi se ne importa, l’importante è dare in pasto alla pubblica opinione l’idea di aver chiesto e ottenuto qualcosa di indispensabile e innovativo».
«In tutto questo, chi li difende i cittadini? Nessuno più». Conclude Pedicini.

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