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Roberto Cifarelli, capogruppo del Pd in Consiglio regionale

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POTENZA – Rilanciare le trattative sulle concessioni per le estrazioni di Eni e Shell in Val d’Agri, inserendo un meccanismo per permettere ai lucani e alle piccole imprese del posto di «scontare un miliardo di euro di crediti» per interventi coperti fondi di eco e sismabonus. Aggirando le pastoie bancarie.
E’ la proposta lanciata al governatore Vito Bardi dal capogruppo Pd in Consiglio regionale, Roberto Cifarelli. Una mano tesa per restituirgli «la forza» necessaria a far ripartire per il verso giusto: «una importante e per molti aspetti storica contrattazione con le società petrolifere».

Consigliere, perché questa proposta adesso?
«Perché credo l’ecobonus al 110%, così come il sismabonus, sia una delle novità più interessanti per le sue ricadute economiche dal decreto Rilancio, specialmente per quel che riguarda la possibilità che potrebbe generare per la Basilicata. Le misure adottate finora in regione, per quanto apprezzabili, sono comunque effimere e insufficienti rispetto a una crisi come quella che stiamo affrontando. Non garantiscono la ripresa, per cui servirebbero misure anticicliche, in particolar modo sull’edilizia. Saluto positivamente il fatto che Bardi abbia nominato un commissario al dissesto idrogeologico scegliendo una persona valida e concreta come Domenico Tripaldi, che può finalmente sbloccare 140milioni di euro di lavori. Ma dobbiamo sfruttare al massimo anche il decreto Conte sull’ecobonus che copre il 110% della spesa del cittadino che migliora l’impatto ecologico della sua abitazione. C’è una trattativa con Eni, dopo il flop di quella con Total, di cui si sono perse tracce, anche a causa dell’emergenza sanitaria. Bardi ci aveva detto che avremmo recuperato il mancato introito in termini di compensazioni ambientali a causa del mancato rinnovo delle concessioni. Va bene. Ed è chiaro che la trattativa è diventata oltremodo difficile per il crollo del prezzo del petrolio e la conseguente riduzione della produzione in Basilicata. Ma se si riesce a mettere assieme le due cose allora sì che potremmo arrivare a una svolta. Altrimenti questa possibilità di vedersi restituito il 110% della spesa sostenuta si restringerà a chi ha redditi che gli concedono lo spazio necessario a beneficiare di un credito fiscale equivalente spalmato negli anni successivi. E la cessione del credito dal cittadino alle piccole imprese edili lucane dovrà fare i conti col medesimo problema e le difficoltà per queste imprese di accedere singolarmente al sistema bancario per lo sconto anticipato dello stesso. Se fosse Eni a scontare a favore dell’edilizia lucana un miliardo di euro di crediti di questo tipo avremmo un miliardo di euro di opere che darebbero fiato immediatamente al settore».

Più in generale che giudizio dà dell’operato dell’amministrazione Bardi?
«Sentiamo tanti annunci, come quelli sul piano strategico e sul piano sanitario, ma non vediamo ancora nulla di concreto dal punto di vista della progettazione. Non sappiamo neanche chi sta lavorando sul piano sanitario. Ricordo che noi per rispettare quanto imposto in termini di bilanci e prestazioni sanitarie dal decreto ministeriale 70 del 2015, incaricammo l’università Bocconi che propose la chiusura dell’Asm e la creazione di un’unica azienda sanitaria territoriale. Vorrei dire che siamo aperti a qualunque proposta. Ma per fare qualsiasi cosa, oggi, penso che si debba partire da un’analisi della situazione che non può essere fatta con le impressioni. Possiamo guardare i conti 2017, 2018 e 2019 e capire se sono a posto o rischiamo di nuovo il commissariamento?
All’epoca io dissi no alla chiusura dell’Asm perchè era stata premiata per i suoi bilanci, ampiamente in attivo. E oggi? Capiamo come stanno le cose prima di colpire l’immaginare collettivo con proposte suggestive. Poi discutiamo di tutto. Leggo di sintesi tra aziende senza avere un piano sanitario che effettivamente rafforzi la medicina territoriale che era effettivamente uno dei punti deboli della sanità lucana. Perché solo noi su 1 miliardo e 40 milioni di euro, circa, di sanità ne spendiamo il 60% negli ospedali e il 40% territorio. Nel resto d’Italia succede il contrario. La proposta che ci viene fatta come travasa queste risorse? Come potenzia il territorio? Abbiamo bisogno di un piano sanitario non di un nuovo riordino. E’ solo attraverso un piano sanitario vero che oggi si può pensare a riorganizzare le aziende».

Come valuta l’annuncio del premier Giuseppe Conte di un importante piano infrastrutturale per i prossimi anni che dovrebbe toccare anche la Basilicata?
«Mi pare un fatto molto positivo, che tende a riportare il Mezzogiorno in Europa riducendo distanze con il resto d’Italia. L’Italia è spezzata in due sulle infrastrutture. Ci si è arrotolati per anni sulla discussione sulle infrastrutture perché offrivano un ristretto ritorno economico al Sud, non essendoci grandi poli industriali e per i dati demografici calanti. Ma così è un cane che si morde la coda, perchè senza infrastrutture ci sarà sempre meno popolazione e sempre meno industria. La proposta di Cont, grazia anche al lavoro di un lucano come il sottosegretario Salvatore Margiotta, credo che sia molto importante. Trovo positiva anche quella del ministro Dario Franceschini di investire sul recupero dei borghi. Se non ci sono manutenzione del territorio e servizi la popolazione andrà sempre verso la città e le aree costiere lasciando l’Appennino. Sono tutti spiragli positivi che sta a noi declinare su scala locale. Alla Basilicata servirebbe anche un nuovo piano su trasporti e infrastrutture».

Sull’alta velocità ferroviaria si parla alternativamente della trasversale Taranto – Metaponto – Potenza – Battipaglia e della Reggio Calabria Taranto. Lei per quale dei due progetti propenderebbe?
«Mi pare che il secondo progetto tagli fuori gran parte della regione. Da Matera, inoltre, rimarrebbe conveniente muoversi verso Bari per raggiungere Roma e le destinazioni al Nord. La Taranto – Metaponto – Potenza – Salerno ha senso perchè valorizza anche i 230 milioni di euro spesi per la Matera – Ferrandina, che a quel punto si collegherebbe all’alta velocità. Al momento, comunque, l’unica certezza è il progetto di fattibilità della trasversale, che è già finanziato».

Proprio Margiotta nei giorni scorsi, in un’intervista al Quotidiano del Sud, ha confermato che il Pd, a livello nazionale, intende avere un ruolo da protagonista nelle scelte per le prossime elezioni amministrative a Matera. Lo considera un fatto positivo o un’invasione di campo?
«Non esiste elezione di un capoluogo di provincia che non veda interessati vari livelli di un partito come il Pd. Matera è anche il punto di rilancio del centrosinistra in Basilicata dopo le sconfitte del 2018 e di Potenza, passando per le regionali e le europee. E’ giusto che il partito nazionale se ne occupi col commissario regionale Dario Stefano e la segreteria nazionale. Serve mettere insieme tutti i pezzi del centrosinistra presenti, civici e politici, che oggi si muovono in ordine sparso. Solo il Pd nazionale può farlo mettendo sul tavolo la proposta migliore possibile per il centrosinistra e la città. A Matera viviamo il dopo covid, ma anche il dopo 2019, e non è una cosa semplice. Avevamo una città che andava come un treno e dalla sera alla mattina si è dovuto bloccare tutta un’economia legata a turismo. Faticherà senza una guida sicura e lungimirante».

Che profilo ha in mente?
«Il miglior candidato sindaco è quello che unisce di più e ci fa vincere. In passato ci si limitava alla prima questione perché il centrosinistra prendeva il 70%. Allora si decideva in base equilibri regionali. Ma ora non basta. Serve qualità. Dal mio punto di vista non ci possono essere pregiudiziali su alcuno. Probabilmente è bene che non sia il Pd a indicare il candidato sindaco, tranne che non sia una figura condivisa. Anche l’usato sicuro va bene solo se risponde a queste due esigenze, altrimenti no».

Ma il Pd materano non si sarebbe dovuto compattare dopo l’uscita di Luca Braia e Maria Antezza in Italia viva?
«La dialettica interna non è mai mancata».

E con Italia viva che farete? S’era detto che non avrebbero presentato liste alle elezioni amministrative, o sbaglio?
«Si discute come fa un partito vuole decidere insieme chi è candidato sindaco. Che io sappia, però, Luca Braia ha fatto degli incontri pubblici per parlare programma. Non credo che Italia viva sarà fuori gioco».

Insomma “vedetevela a Roma che è meglio”?
«No, non è sufficiente perché i civici potrebbero non starci. Roma deve venire a Matera».

Consigliere, si sta consolidando il quadro investigativo nei confronti del presunto autore della bomba che agli inizi di marzo ha distrutto la sua auto. Che poi sarebbe un suo parente. Che idea s’è fatto dell’accaduto?
«Ci sono indagini in corso e aspettiamo il loro esito finale. Ancora oggi non riesco a comprendere perché sia diventato bersaglio di questo attentato».

Come si spiega le pretese di Sergio Coretti?
«Se è stato davvero lui, mi è capitato di occuparmi in Regione, nei limiti del possibile, delle questioni che riguardavano la sua impresa di costruzione. Ovviamente senza fare alcun tipo di pressione. Ricordo che alla fine di febbraio mi disse che la pratica su un piano di lottizzazione a Matera si stava sbloccando in maniera naturale. Poi però c’è stato l’incendio. Se è stato davvero lui, ripeto, deve essersi fatto un’idea sbagliata. Dopo il fatto mi chiese di intervenire su un altro imprenditore, con cui ho un amico in comune, per recuperare il valore di alcuni appartamenti che gli aveva svenduto a Policoro, perché era rimasto senza la liquidità necessaria per mandare avanti il cantiere. Ma era stato già denunciato da quella persona e non c’era nulla che io potessi risolvere».

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