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Erminio Restaino

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POTENZA – «Bloccare» il congresso del Pd della Basilicata fino a quando non sarà completata la riunione con gli ex di Roberto Speranza, e tutto un mondo di sinistra rimasto «senza casa». Evitando un epilogo all’apparenza già scritto, con la designazione quale segretaria regionale della segretaria provinciale uscente della federazione potentina, Maura Locantore, forte anche del sostegno, da Roma, di due ex zingarettiani come il responsabile dell’organizzazione del partito, Stefano Vaccari, e Nicola Oddati, referente per il coordinamento iniziativa politica.

È un appello al segretario nazionale Enrico Letta, il nocciolo delle riflessioni sul futuro prossimo dei democratici lucani di Erminio Restaino, 67anni, più volte assessore regionale e capogruppo del Pd nel parlamentino di via Verrastro, ma anche segretario provinciale del Partito popolare ai tempi della nascita del centrosinistra lucano.

Contattato dal Quotidiano del Sud, Restaino ha deciso di parlare un anno dopo l’attacco all’ex commissario regionale Dario Stefano, che aveva già tentato, senza successo, di avviare un congresso regionale. Sempre con l’obiettivo di restituire al partito una guida dopo le dimissioni, nell’estate del 2019, dell’ultimo segretario regionale: il poi-renziano Mario Polese.

Ci risiamo. Come vede la partenza di questo congresso regionale che dovrebbe celebrarsi di qui al 19 dicembre? Le ultime elezioni amministrative indicano che il vento è girato a favore del centrosinistra.

«Per questo è molto più triste situazione nella quale stiamo in Basilicata. Io ho rinnovato l’adesione una decina di giorni fa, come un estremo atto d’amore per un partito che ho contribuito a costruire, ma sono sconcertato e sfiduciato della situazione. Il 30 ottobre scade il termine per la presentazione delle candidature alla segreteria regionale e tutto tace. Non c’è dibattito, non c’è presentazione di tesi. Non c’è fermento. Io lo giudicherei un congresso in clandestinità. Peraltro con un’aggravante, che è che le cose sono state decise a Roma. Succedeva anche nel passato, sebbene avessimo un principio che le cose della Basilicata dovevamo discuterle e deciderle in Basilicata e interlocutori di un certo peso come D’Alema, Franco Marini e tanti altri. Oggi non è così. Questo congresso del quale in Basilicata non si discute per niente, in una situazione disastrosa un po’ aggravata dalle ultime vicende elettorali, si decide a Roma. Peraltro con degli interlocutori… Se sei fortunato rispondi ad Andrea Orlando, come qualcuno dei maggiorenti di oggi fa. Altrimenti a tale Vaccari e tale Oddati, che sono quelli che hanno dato l’imprimatur a quella che appare come la candidatura che viaggia verso l’elezione. Onestamente io penso che questi personaggi, che ho conosciuto fugacemente, in passato non avrebbero messo mano. Non glielo avremmo permesso. C’era bisogno di chiamare tutti, ma non perché ci siano velleità per quanto mi riguarda. Mi riferisco a chi della mia generazione ha dato, ha fatto bene, ha fatto anche danni, e ha a cuore le sorti del Pd e della Basilicata. Forse convocare un po’ tutti per dare un contributo sarebbe stata una cosa positiva. Poi c’è un’altra cosa assurda. Io realmente non riesco a capire perché siamo all’abc della politica. Il centrosinistra vince nelle grandi città del Paese perché costruisce un campo largo, coinvolge. Enrico Letta lancia le agorà democratiche per costruire questo campo largo, e in particolare, diciamocelo chiaramente, per far rientrare nel Pd quelli di Articolo Uno. E’ notoria la mia poca simpatia nei confronti di Roberto Speranza del quale ho avuto e ho tuttora poca stima. Ma se proprio nella regione dove c’è il leader di Articolo Uno tu fai il congresso senza aver consumato il percorso delle agorà democratiche, senza aver costruito le condizioni perché rientrino questi che stanno lì aspettando in tutta Italia, e sono sicuro anche qui in Basilicata… Che Pd costruisci? Chiudi le porte per fare le solite cose interne di posizionamento? Le abbiamo fatte tante volte queste cose, ma allora c’era un Pd che era il “partito regione”, che governava, che aveva elettorato, percentuali e anche postazioni da distribuire. Oggi di tutto questo non c’è niente. Per questo è tristissimo che si svolga questo congresso. Io se avessi la possibilità di farlo chiederei a Enrico Letta di bloccare tutto. Sono tanti anni che il Pd è senza segretario. Sono rimasti i segretari provinciali e non so perché, ma non mi interessa la polemica che pure c’è stata al riguardo. Ma servirebbe stare qualche mese in più e costruire questo percorso di agorà democratiche, portare dentro tanti che non hanno più casa…».

Di congressi, però, se ne stanno facendo anche in altre regioni. Quindi è stato commesso un errore ovunque?

«Senza dubbio. Noi però non sappiamo il percorso di avvicinamento al congresso e di costruzione delle agorà democratiche che è stato compiuto nelle altre regioni. Qua in Basilicata è a zero».

Un paio di incontri-agorà allargati anche ai 5 stelle ci sono stati. Non pensa che dietro possa esserci banalmente un’idea di alleanza o di federazione tra partiti più che di incorporazione?

«Per quanto riguarda i 5 stelle è un altro discorso. Io mi chiedo se qualcuno ha parlato con gli ex di Articolo Uno e tante altre presenze del centrosinistra che non hanno più casa in Basilicata. Penso per esempio a Giacomino Nardiello che è morto qualche giorno fa».

In occasione delle ultime elezioni amministrative parrebbe di sì. Almeno osservando in controluce le discussioni che si sono accese sull’esito del voto. Mi riferisco alla presa di distanze di una personalità del Pd come il senatore Salvatore Margiotta dalla vittoria a Rionero di Mario Di Nitto, sostenuto anche da 5 stelle e sinistra, che fa il paio con gli elogi per il profilo centrista, meno aperto a sinistra, della coalizione che ha sostenuto Domenico Albano a Pisticci…

«Ma c’è un filo conduttore? C’è qualcuno che ha in mente che cosa fare al riguardo oltre a definire questo congresso? A mio avviso no. Per questo io lo giudico un congresso in clandestinità».

Ma chi dovrebbe fare questa chiamata per raccogliere i contributi di tutti gli interessati alla causa del Pd?

«Doveva esserci un percorso costruito».

Lei in questi giorni non sta partecipando a riunioni e consultazioni con amici e altri esponenti del partito?

Una vecchia foto di Roberto Speranza, Erminio Restaino e Salvatore Adduce

«Io sono abbastanza disinteressato agli esiti congressuali. Mi dispiace perché non vedo niente. Che nella terra di Roberto Speranza non si faccia un minimo di interlocuzione per riportare dentro quello che è rimasto di ArticoloUno non lo capisco. C’è un mondo variegato della sinistra con cui Antonio Luongo (ex deputato e segretario regionale del Pd, ndr) teneva interlocuzioni continue. Tante volte l’ho fatto anche io d’accordo con lui, scambiandoci i ruoli. E adesso? Vogliamo condannare il Pd al nanismo?».

Avviare queste interlocuzioni dopo il congresso sarebbe tardi?

«Era giusto farlo prima. Io se fossi un esponente di ArticoloUno direi: “Va bene, ma se avete già fatto il congresso: arrivederci e grazie”. Dopo li puoi prendere per disperazione perché non sanno dove andare, ma servirebbe soltanto per trovare un seggio a Speranza. Facendo disamorare tante persone. Io avrei lanciato la rete subito e provato a riportare in casa il centrosinistra. Il Pd in Basilicata si è sempre considerato “il centrosinistra”».

Quindi il congresso andrebbe fermato fino a quando?

«Fino alla conclusione di questo percorso che a livello nazionale hanno individuato. Io non ho interessi e ho avuto scontri violentissimi con Speranza, ma dal punto di vista politico mi sembra il minimo. Stavamo insieme in casa. Ci sono pezzi di classe dirigente, di elettorato di quel mondo ancora presenti in Basilicata. Perché abbandonarli? Perché rinunciare? Vito Santarsiero mi dice che nella commissione di garanzia del congresso era stato chiesto di fermarsi un attimo, ma non c’è stato verso. Siamo alla clandestinità ed è un peccato. Anche perché noi siamo messi male, ma ormai si è palesata l’inadeguatezza nel governo della Regione di questo centrodestra. Io non lo conosco, ma ho l’impressione che Bardi non se ne fotta niente. Non è il suo mondo e si vede. E poi ci sono questi ragazzetti… Ma chi di noi si faceva assumere come vigile urbano da consigliere regionale».

Si riferisce al caso del consigliere regionale leghista Massimo Zullino?

«È una cosa che non si può sentire. Ne abbiamo fatte tante ma a questo livello infimo mai. E’ gente arrivata lì per caso che deve trovare la maniera per garantirsi di sbarcare il lunario anche nel futuro. Io ho fatto l’assessore regionale con diversi rami, ma c’era un’interlocuzione forte, importante con imprese e sindacati. Adesso non ho idea di cosa facciano».

Quindi il centrosinistra cosa dovrebbe fare, a parte restare uguale a se stesso e aspettare, se la prospettiva è quella di una ricandidatura di Bardi per altri 5 anni come governatore?

«La prospettiva di questo congresso dovrebbe essere proprio la costruzione di un approccio alle prossime elezioni regionali e politiche. Un po’ anche togliendo certe idee dalla testa a chi c’è adesso».

No a una rivincita per Pittella?

«Per Pittella e Cifarelli, come per Margiotta e De Filippo. Non ci siamo. Rispetto al congresso, Roberto Cifarelli, che io considero una persona intelligente, è uno di quelli a cui Orlando ha detto che questo sarà il segretario e ha risposto obbedisco».

Quindi a suo avviso fa bene chi cerca di costruire una candidatura alternativa a quella di Locantore?

«Secondo me non ci riescono e non è quella la strada. Se uno perde una ragazza intelligente come Vittoria Purtusiello, che è stata anche candidata all’ultimo congresso e lascia il partito non va bene. Sa quante ce ne sono di persone così, ragazzi che andrebbero liberati da appartenenze specifiche. Quando nel 1995 abbiamo costruito il centrosinistra io ero segretario provinciale del Partito popolare e sono stato protagonista di una rivolta contro tutti. E dall’altra parte non c’erano persone di poco conto. C’era Tonio Boccia, che poi alla fine è stato con noi ma voleva che andassimo soli. Li abbiamo sconfitti aprendo a sinistra. Noi della provincia di Potenza fummo i primi a farlo in Italia ai tempi della scissione di Buttiglione. Da quell’atto di forza che compimmo è iniziato il centrosinistra. Nei mesi successivi riuscimmo a fare una lista estremamente competitiva e vincemmo le elezioni regionali. Da lì è iniziato un percorso fatto di molti anni positivi, alcuni negativi, ma che ha dato 20 anni di governo di centrosinistra alla Basilicata».

E se questo congresso dovesse andare avanti lo stesso. Che fare? Chi?

«Una candidatura alternativa non è la soluzione. So che ci sono interlocuzioni, ma se dall’altro lato ci sono De Filippo, Pittella e Cifarelli non capisco di che alternativa si parli. Questa volta votano solo i tesserati e senza primarie non si potrà interessare un pezzo più ampio di opinione pubblica. A meno che non ci sia qualcosa che scompagina. Qualcuno immagina persino una candidatura di Gianni Pittella, ma sarebbe un po’ strano dal momento che fa già il senatore e il sindaco».

Sarebbe un profilo più idoneo?

«No, a mio avviso no».

E l’idea di Margiotta di ragionare di un assetto complessivo che oltre alla segreteria regionale comprenda anche le segreterie provinciali?

«Salvatore è sempre stato così. Alla fine deve sempre dire che c’è un pezzettino suo. Ma non ha senso».

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