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L'ospedale San Carlo di Potenza

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POTENZA – L’Azienda ospedaliera San Carlo deve pagare una multa da 70mila euro per aver diffuso illegalmente informazioni sensibili sul decorso della malattia di Antonio Nicastro, il blogger potentino morto di coronavirus il 2 aprile 2020.

Lo ha deciso nei giorni scorsi il Garante per la protezione dei dati personali, dopo un esposto presentato dal figlio di Nicastro.
Sotto esame è finito, in particolare, un comunicato diffuso dall’azienda ospedaliera all’indomani della morte del blogger. Nei giorni precedenti, infatti, sulla bacheca Facebook del figlio era comparsa una accorata denuncia della situazione, col padre costretto ad aspettare per giorni un tampone prima del ricovero in ospedale. Lì dove si è spento poco dopo.

Il blogger
potentino
Antonio Nicastro

Alla notizia del decesso, quindi, si erano levate subito diverse voci di protesta per l’accaduto. Di qui la replica dell’azienda ospedaliera San Carlo, all’interno della quale, come evidenziato dal Garante, venivano riportate: «numerose e dettagliate informazioni sulle condizioni cliniche (…) relative ai vari accessi effettuati dallo stesso presso la predetta azienda (…), le terapie prescritte, la misura di isolamento domiciliare, la data e l’ora del successivo ricovero del paziente, le modalità di trasporto dello stesso, gli accertamenti diagnostici effettuati e il relativo esito, il dettaglio della terapia farmacologica, l’adozione di una terapia sperimentale, la reazione alle cure, il dettaglio delle pratiche cliniche effettuate (…), il ricovero nel reparto di rianimazione e infine altri particolari circa l’evolversi delle condizioni cliniche del paziente».

L’azienda ospedaliera aveva risposto a una richiesta di informazioni sull’ac caduto, ad aprile dell’anno scorso, spiegando di aver diramato il comunicato stampa quando i fatti erano già noti, con l’obietto di «garantire il diritto di informazione» anche alla luce dell’«attuale grado di apprensione dell’opinione pubblica giustificata dalla diffusione del virus sul territorio nazionale e dalle stringenti misure di contenimento».

Sul punto, però, il Garante avrebbe poi evidenziato, formalizzando la sua contestazione, che nei post su Facebook del figlio di Nicastro non erano mai stati riportati «i dettagli anamnestici, clinici e terapeutici indicati nel comunicato stampa». Inoltre ha sottolineato che: «il citato comunicato stampa riporta informazioni sulla salute del signor Antonio Nicastro con un livello di dettaglio clinico di cui sono invece prive le dichiarazioni pubblicate dal figlio dell’interessato».

«La finalità di assicurare la popolazione in merito alle cure offerte dalla predetta azienda ai pazienti covid 19 – è scritto nella contestazione del Garante – poteva essere utilmente raggiunta anche senza diffondere informazioni cliniche di dettaglio sullo stato di salute del signor Antonio Nicastro, che risultavano lesive della sua dignità».

Il San Carlo aveva provato un’ulteriore difesa chiedendo un’audizione al riguardo e depositando alcune memorie in cui spiegava che l’azienda «aveva il dovere di tutelare la propria immagine esponendo la verità per evitare mistificazioni di sorta».

A ottobre dell’anno scorso, però, il nuovo direttore generale dell’azienda ospedaliera ha rinunciato all’audizione in questione, evidenziando che con la decadenza del suo predecessore, Massimo Barresi, era cessato l’incarico anche al suo portavoce, Palma Ida Tortorelli (madre degli editori di Cronache lucane, Antonio e Giuseppe Postiglione, ndr), che aveva diramato il comunicato in questione.

Da vagliare, pertanto, restano piuttosto profili di responsabilità erariale per l’accaduto a carico dell’ex dg e della sua portavoce, ove mai dovessero considerarsi colpevoli per l’accaduto e la multa inflitta all’azienda ospedaliera.

Sulla morte di Antonio Nicastro resta ancora aperta un’inchiesta della procura di Potenza, sebbene la consulenza tecnica disposta dai pm abbia già escluso profili di responsabilità medica nella gestione del suo caso.

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