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LAURENZANA – Aveva origini laurenzanesi Mario Paciolla, il giovane cooperante delle Nazioni Unite, trovato senza vita il 15 luglio dello scorso anno nella sua casa di San Vicente del Caguán (alle porte dell’Amazzonia colombiana), dove era impegnato come osservatore per il rispetto degli accordi di pace in Colombia. Inizialmente classificata come suicidio, questa versione non ha mai convinto, soprattutto i genitori del giovane trentatreenne napoletano, che si dicono certi dell’uccisione del figlio.

Sono tanti gli interrogativi ancora inevasi e la pista del suicidio non convince neanche la procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta per omicidio. I genitori Giuseppe e Anna continuano a chiedere verità e giustizia per il figlio Mario. La madre del giovane è nata a Laurenzana ed è figlia del compianto Mario Motta, insegnante di scuola elementare dagli anni ‘40, conosciuto da tutti in paese. Ad oggi, purtroppo, la scomparsa di Mario Paciolla è ancora avvolta da un grande mistero.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come un giovane cittadino del mondo, attivista, sognatore. Dopo la laurea in Scienze politiche all’università Orientale di Napoli, aveva lavorato alcuni anni all’estero, viveva in Colombia dal 2016 e dall’agosto del 2018 collaborava con la missione Onu sulla verifica degli accordi di pace tra il governo locale e le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia). Un lavoro molto delicato. In una recente cerimonia commemorativa, a Napoli, per ricordare Mario, mamma Anna ha sottolineato che «è molto difficile esprimere la tristezza dei nostri cuori per la morte di Mario.

In questo anno c’è stata la vicinanza di tanta gente. Sapere che ci sono tante persone che ci sostengono, ci aiuta a credere e perseverare in questo percorso tortuoso di verità e giustizia. Ricercare la verità e consegnare alla giustizia i colpevoli non è un atto dovuto a Mario, che ha cercato fino alla fine di tutelare gli ultimi, quelli che non hanno voce, ma è anche un atto dovuto alle tante persone che credono negli stessi valori di Mario e ancora oggi lavorano per la tutela dei diritti umani».

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