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POTENZA – Non è tutta rose e fiori la riforma della sanità allo studio della giunta e della maggioranza regionale. Perché se le aziende sanitarie resteranno le stesse, a parte il cambio di titolarità degli ospedali del potentino, è sui reparti che si annuncia una sforbiciata consistente. Mentre chi vive nel capoluogo dovrà rinunciare alla comodità, e rassegnarsi a percorrere qualche chilometro per gli interventi di minore complessità.

C’è anche questo nel testo del Documento tecnico sul Piano sanitario della Basilicata predisposto dall’Agenas, che è l’Agenzia nazionale per i sistemi sanitari regionali, per conto di via Verrastro. Una bozza in cui sono tracciate le linee progettuali del nuovo sistema sanitario regionale annunciato da Bardi poco dopo l’insediamento, e già rivisto e riscritto in considerazione dell’emergenza covid, e delle risorse in arrivo dall’Europa nell’ ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.


In realtà, Agenas dedica al nuovo piano appena una decina delle 72 pagine del documento, a chiusura di un esame molto attento dell’esistente con un’attenzione particolare al fenomeno della migrazione sanitaria. Attiva e passiva.
In questo senso l’agenzia suggerisce una ricetta che punta a ridurre la «mobilità in uscita» dei pazienti lucani abbattendo le liste d’attesa per le prestazioni che li spingono più spesso a rivolgersi lontano. Di qui la proposta di «concentrare la chirurgia e l’ortopedia elettive, per patologie benigne di media e di bassa complessità, presso un unico centro ospedaliero regionale, che organizzi percorsi di rapido accesso e di dimissione protetta in collaborazione con le strutture intermedie e le strutture territoriali».


L’idea sarebbe quella di sollevare i due centri lucani a più alta specializzazione, vale a dire il San Carlo di Potenza e il Madonna delle Grazie di Matera, da tutta una serie di attività meno “impegnative” dal punto di vista clinico, ma oltremodo ingombranti in sala operatoria. Poiché comunque assorbono tempo ed energie preziose.
In questo modo le liste d’attesa per gli interventi a complessità maggiore, come le protesi ortopediche o l’urologia robotica, dovrebbero velocizzarsi non poco. Inoltre si andrebbero a rafforzare delle specializzazioni che in ultima istanza potrebbero convincere i lucani a evitare i soliti viaggi della speranza, e attrarre anche pazienti dalle regioni limitrofe.

Quanto alle attività «di media e bassa complessità» di chirurgia e ortopedia, l’Agenzia propone l’individuazione di questo «unico centro ospedaliero regionale», ma non spiega dove andrebbe collocato tra i restanti poli ospedalieri. Né chiarisce fino in fondo se si tratti un «unico centro» per l’ortopedia, e un «unico centro» per la chirurgia, o una singola struttura e basta.


Se da via Verrastro dovessero decidere di andare avanti in questa direzione, quindi, è evidente che per i reparti di chirurgia e ortopedia tuttora attivi a Melfi, Villa d’Agri, Lagonegro, Pescopagano e Policoro (tutti tranne uno ovviamente) il rischio sarebbe quello di declassamento a livello di ambulatori o poco più. Dove un paziente verrebbe visitato e inviato o all’«unico centro regionale» per gli interventi a «media e bassa complessità», o in uno dei due ospedali ad alta specializzazione a Potenza e Matera.


Agenas non ha indicato nemmeno i criteri precisi per la localizzazione di questo «unico centro regionale» per gli interventi a «media e bassa complessità». Non è escluso, pertanto, che abbia voluto rimettere alla politica la scelta da compiere.
Ma se è così è immaginabile anche quanto accadrà nelle prossime settimane. Basti pensare alle polemiche dei mesi scorsi per i presunti trattamenti di favore riservati dall’assessore regionale alla Salute, Rocco Leone, per l’ospedale della sua città, Policoro. O l’insistenza del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, il lagonegrese Francesco Piro, per il nosocomio valnocino. Senza dimenticare il peso politico crescente dei leghisti come i viggianesi Carmine e Amedeo Cicala a Villa d’Agri, nel cuore dell’area delle estrazioni di petrolio e gas di Eni.

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