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POTENZA – Mancano all’appello in Basilicata 512 degli oltre 63mila infermieri assenti in Italia, con le maggiori carenze al Nord (27.000), seguito da Sud e isole (23.500) e Centro (13.000). Eppure nel 2020 è stata l’unica laurea tra quelle sanitarie che ha visto aumentare le domande di quasi l’8% contro una diminuzione delle altre. A denunciarlo è la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi).


La Fnopi propone delle soluzioni, a breve, medio e lungo termine. Nell’immediato deve esserci il superamento del vincolo di esclusività che oggi lega l’infermiere nel rapporto di lavoro con il servizio sanitario pubblico, e la possibilità di esercizio libero professionale nelle strutture sociosanitarie territoriali. Poi possono essere previsti progetti delle aziende sanitarie per supportare l’assistenza infermieristica nelle strutture residenziali territoriali, con attività svolta al di fuori dell’orario di servizio e remunerata a parte. Altra norma da rivedere, secondo la Fnopi, è quella di percorsi di incentivazione per “distacchi” o “comandi” dall’azienda sanitaria ospedaliera verso le strutture sociosanitarie territoriali, favorendo il riavvicinamento territoriale del dipendente alla sua residenza.

A medio termine, continua la Fnopi, si dovrebbe valorizzare la professione infermieristica nelle strutture socio sanitarie territoriali e valorizzare le competenze economicamente e sotto l’aspetto della responsabilità e dell’autonomia, mentre a lungo termine si dovrebbe favore il rientro dei circa 20.000 infermieri italiani che lavorano all’estero con incentivi contrattuali ed economici. Lo stipendio medio di un infermiere che lavora nel pubblico, a metà carriera, è di 1.410 euro netti al mese e si avvicinano ai 2.000 euro solo gli infermieri più anziani e con un certo grado di specializzazione. In Germania e Regno Unito lo stipendio medio è di circa 2.500 euro, mentre la media europea è sui 1.900 euro.


Per quanto riguarda la Basilicata, si tratta di «un deficit che occorre colmare al più presto perché in grado di mettere potenzialmente a rischio l’efficacia delle cure erogate, efficacia che il nostro sistema sanitario riesce a garantire grazie alla competenza e allo spirito di sacrificio dimostrati quotidianamente dal personale sanitario», commenta Giovanni Vizziello, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale.

«Un giorno sì e l’altro pure si esprime la necessità di rafforzare la medicina del territorio, ma qualsiasi progetto di potenziamento dei servizi sanitari, soprattutto di quelli riguardanti l’assistenza sanitaria distrettuale, rischia di naufragare senza idonei investimenti in risorse umane – spiega Vizziello – e la circostanza che nella nostra regione, secondo la denuncia della Fnopi, mancano 320 infermieri nei distretti (compresi gli infermieri di famiglia o di comunità) e 192 infermieri negli ospedali, non consente ad alcuno di dormire sonni tranquilli».


Per l’esponente di Fratelli d’Italia è necessario «garantire al personale sanitario il rispetto dell’orario di lavoro stabilito dalla legge 161 del 2014, vero e proprio miraggio in molte strutture sanitarie regionali, e quella di assicurare ai cittadini servizi sanitari di qualità presuppone quindi nuove assunzioni di infermieri rinvigorendo gli organici di un comparto, quello delle professioni infermieristiche, per anni sottodimensionato e caratterizzato da vaste sacche di precariato», conclude.

A livello regionale il maggior fabbisogno di infermieri si ha in Lombardia (9368), Lazio (6992) e Campania (6299).

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