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L’attualità finisce ancora una volta su Facebook e scatena polemiche. Questa volta il protagonista è Matteo Salvini, leader della Lega e mago della comunicazione social, che questa volta è stato tradito dal suo mezzo preferito, venendo trasformato in mullah talebano con barba e scritta araba di ordinanza e una didascalia nella quale con un termine inequivocabile viene indicato come capo dei talebani padani.


La foto, condivisa sul profilo facebook di Giuseppe Priore, ex presidente della Protezione civile del “Gruppo Lucano” e attuale commissario straordinario del Parco Appennino lucano un paio di giorni fa, è stata poi rimossa ma non ha impedito che si aprisse il solito dibattito sul web.


A chi gli chiedeva di scusarsi, intervenendo su un post che riportava foto e frase, Priore ha replicato: «Nessuna scusa». E ad altre accuse ha aggiunto: «Io la schiena la mantengo dritta- rispondendo a chi gli ricordava il suo incarico pubblico – Io sono una persona indipendente che serve la comunità, che non deve alcun rispetto a chi rispetto per le persone senza santi in paradiso non dimostra».


Immediata la reazione del senatore Pasquale Pepe, responsabile del Dipartimento per il Mezzogiorno della Lega e sindaco di Tolve: «Giuseppe Priore, nominato nel 2019 con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sub Commissario del Parco dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese, si è reso autore di un gesto miserevole ed inqualificabile – Aveva esordito in una nota – Aver condiviso sul proprio profilo fb un post con cui si offende in maniera del tutto insensata l’onorabilità di Matteo Salvini, leader del primo partito italiano che sostiene l’esecutivo del Premier Draghi, rappresenta un comportamento che non può rimanere nel silenzio e privo di conseguenze. Pertanto, essendo il suo incarico di natura governativa, se ha un briciolo di dignità mi aspetto che domani mattina si dimetta. Ad ogni modo, dell’accaduto sarà ritualmente informato il Ministro competente, cui verrà chiesta l’adozione di solleciti ed appropriati provvedimenti».


Il caso Priore, oggi, ricorda quello che negli ultimi giorni ha riguardato Antonio Tisci, direttore dell’Arpab che aveva commentato con frasi molto contestate, la morte di Gino Strada, fondatore di Emergency. In una nota torna sulla vicenda Michele Petraroia, per il coordinamento dell’Anpi di Basilicata: « Il mondo intero ha riconosciuto, apprezzato e sostenuto, l’azione di Gino Strada e in queste ore ne piange la scomparsa ricordardone il valore, la generosità e la concretezza.


Non sono mancati in Italia commenti inopportuni di qualche esponente istituzionale, immediatamente redarguito anche dalla propria parte politica o sollecitato alle dimissioni come accaduto a Cogoleto in Liguria. In Basilicata – prosegue la nota – molte associazioni umanitarie, organizzazioni sindacali e forze democratiche, hanno chiesto al Presidente della Regione, di fare chiarezza sulle dichiarazioni e sui successivi commenti di altre persone su facebook del Direttore dell’Arpab. Migliaia di cittadini hanno sottoscritto una petizione pubblica che non può restare senza risposta. L’Anpi reputa necessario ed urgente un intervento del Presidente Bardi a salvaguardia e tutela delle Istituzioni Regionali della Basilicata»

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