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CHIAROMONTE – Ieri mattina, davanti i cancelli dello stabilimento in contrada “Isca” a Chiaromonte, c’è stato un sit-in di protesta dei dipendenti della C&P Srl: società che produce prefabbricati in cemento armato precompresso di proprietà dei familiari di Franco Cupparo, assessore regionale dimissionario.
I lavoratori hanno pacificamente fatto sentire la propria voce contro il fermo delle attività imposto dall’autorità giudiziaria, di cui non conoscono il motivo, che si protrae dallo scorso 21 luglio e che interessa un centinaio di famiglie, tra addetti diretti e dell’indotto. Ad oggi, sta continuando unicamente il lavoro negli uffici.


«Fin dall’inizio l’azienda ha dimostrato l’intenzione di collaborare – ha spiegato Giovanni Lupiano, impiegato amministrativo – speriamo che il problema, collegato alle acque reflue, si risolva il primo possibile. C’era già la volontà di predisporre delle vasche di raccolta, ma il cantiere è stato bloccato proprio in quei giorni e siamo rimasti alla fase iniziale. Dopo essere stati completamente bloccati, almeno, da una ventina di giorni, abbiamo ottenuto l’autorizzazione per consegnare i manufatti già stoccati».


Nel frattempo, gli operai sono senza stipendio e privi di ammortizzatori sociali: la loro idea è non fermarsi. «Non ci sono certezze sui motivi e sui tempi – ha osservato Roberto Rondinella, un operaio – ma siamo disposti anche ad andare fino al tribunale di Lagonegro poiché, purtroppo, a fine mese dobbiamo mangiare e pagare le bollette e, essendo una questione che riguarda l’azienda, c’è stato riferito che l’Inps non può erogare la Cassa Integrazione».


«Sono una persona sorda e questa azienda è come una famiglia perché conoscono bene i miei problemi e, per me, trovare un altro lavoro sarebbe difficilissimo», ha chiarito Maria Immacolata Di Santo, una dipendente con una disabilità che lavora alla C&P da 17 anni.


Al presidio erano presenti anche i sindaci del comprensorio in quanto l’attività, oltre il Comune di Chiaromonte, abbraccia quelli di Francavilla, Senise, Fardella e Teana. «Parliamo di cento famiglie – ha commentato Valentina Viola, sindaca di Chiaromonte – e noi primi cittadini siamo qui per portare loro la nostra solidarietà. Ovviamente non vogliamo entrare negli aspetti giudiziari, però, nello stesso tempo, chiediamo che l’iter si velocizzi».


Il sequestro preventivo era stato disposto dalla Procura di Lagonegro per la verifica di eventuali problematiche di natura ambientale. «Questa vicenda ha generato un paradosso – ha dichiarato Romano Cupparo, sindaco di Francavilla In Sinni – e basta pensare ai dipendenti della Whirlpool di Napoli, che manifestano per la mancanza di lavoro, mentre, da noi, sono costretti a stare fermi nonostante il lavoro non manchi. Le famiglie, e la stessa impresa, non possono continuare a dare la dignità e lo sviluppo che merita l’intera area. Non entriamo nel merito ma chiediamo una soluzione celere».


Cinzia Sorace, avvocato della famiglia Cupparo, ci ha confermato venerdì scorso quello che già ci aveva detto quasi due mesi fa: ovvero che tutto nasce dalla perdita di una conduttura, che però non aveva provocato conseguenze per l’ambiente.


«Ribadisco che non ci sono danni ambientali e che siamo in una fase di indagine: di cui non posso dire nulla, ma parliamo di questioni formali e tecniche», ci ha detto la legale, che, subito dopo il sequestro ci aveva anche informato di come, dopo i prelievi «effettuati alla presenza dei carabinieri forestali», i campioni analizzati fossero risultati «privi di sostanze inquinanti».

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