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POTENZA – Potrebbe chiudersi a fine marzo con un nulla di fatto o poco più il processo sulla calcio-connection tra sport e malavita all’ombra dello stadio Viviani, che nel 2009 portò all’arresto, tra gli altri, dell’ex patron dei rossoblu Giuseppe Postiglione, e al rapido epilogo della parabola sportiva del suo Potenza Sc.

E’ quanto emerso, venerdì mattina, nell’ultima udienza del dibattimento davanti al collegio del Tribunale di Potenza presieduto da Federico Sergi a carico dello stesso Postiglione e altre 9 persone, tra cui l’ex consigliere regionale Luigi Scaglione. A chiedere la definizione anticipata delle accuse con una sentenza di proscioglimento è stato il difensore dell’ex patron, che da qualche anno, dopo non essere riuscito a entrare per un soffio in consiglio comunale alle elezioni del 2014, si è concentrato sulla guida del gruppo editoriale di famiglia (Radio Potenza centrale – Cronache lucane).

L’avvocato Donatello Cimadomo ha evidenziato, in particolare, le sentenze con cui Cassazione ha liquidato, anche di recente, come una semplice associazione di spacciatori di droga la “famiglia basilisca” costituita a metà degli anni ’90 da Cossidente e da un gruppo di pregiudicati di tutta le regione, bocciando la tesi sulla costituzione di una nuova mafia tutta lucana. Idem per quelle con cui sempre la Cassazione ha già rimandato indietro per due volte il 416bis contestato a Michele Scavone, assieme a Postiglione, Scaglione e l’ex boss pentito Antonio Cossidente.

Scavone infatti, che in almeno un’occasione avrebbe avuto il compito di mettere “a posto” un tifoso che aveva osato contestare il patron, nel 2012 aveva optato per il rito abbreviato ed era stato assolto dall’accusa di associazione di stampo mafioso in primo grado, e condannato in secondo, nel 2015. Di qui il ricorso in Cassazione, dove i giudici hanno restituito gli atti alla Corte d’appello di Salerno per un nuovo processo, affermando che “la presenza di un soggetto con precedenti penali mafiosi non è sufficiente a rendere mafioso un intero gruppo”. Ne è seguita un’ulteriore condanna per Scavone, ma soltanto per associazione a delinquere semplice con l’aggravante del metodo mafioso. Di qui un nuovo ricorso in Cassazione del suo legale, l’avvocato Gaetano Basile, che è stato accolto con rinvio delle carte a Napoli per un terzo processo d’appello, in cui andrà vagliata la possibilità di configurare un’accusa come quella di aver partecipato a un’associazione a delinquere siffatta: non mafiosa ma si atteggia come se lo fosse.

Per la difesa di Postiglione, insomma, ce n’è abbastanza per definire fin d’ora con una sentenza di proscioglimento l’accusa di mafia contestata nel processo ancora in corso a Potenza. A meno di non voler seguire la Corte d’appello di Salerno nelle sue teorie sull’associazione in“stile mafioso”. Così facendo, però, verrebbe meno l’unica accusa a carico dell’ex patron rossoblu, radiato dalla Figc proprio in seguito a quanto emerso dall’inchiesta, per cui non sono ancora decorsi i termini della prescrizione. A partire dall’altra associazione a delinquere che gli viene contestata, quella finalizzata alle frodi sportive (scommesse su partite combinate) che nel 2009 aveva messo d’accordo sia il gip che firmò gli arresti, Rocco Pavese (il primo a dubitare degli indizi sull’accusa di 416bis), che Riesame e Cassazione, unanimi nel confermare le misure cautelari.

A processo, in pratica, resterebbero soltanto alcuni dei suoi coimputati, ma per fatti che nulla hanno a che vedere coi “leoni” del Viviani, il calcio-scommesse e quegli strani rapporti intrecciati sugli spalti dello stadio con Cossidente, collaboratore di giustizia dal 2010, e i suoi amici. In particolare un’ipotesi di usura e un’altra di estorsione. Per decidere sull’istanza presentata dal difensore di Postiglione il collegio ha fissato un’udienza il 26 marzo. Secondo la tesi degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia il clan Cossidente aveva affiancato il patron Postiglione nella gestione del club, mirando a sviluppare una serie di attività commerciali e al progetto di un nuovo stadio cittadino. Indagando su questo era poi emerso delle partite truccate e delle scommesse proibite del presidente dei rossoblu, che in almeno un’occasione, il match Potenza-Salernitana del 20 aprile del 2008, avrebbe dato via per soldi i tre punti della vittoria in casa.

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