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Salvatore Carlucci (nella foto al centro)

Tempo di lettura 3 Minuti

Salvatore Carlucci alias “Sasà di Mykonos” era stato condannato in primo grado a 4 anni. «Mi sono liberato di un peso che non auguro a nessuno»

POTENZA – La Corte d’appello di Perugia ha assolto Salvatore Carlucci alias “Sasà di Mykonos” dall’accusa di violenza sessuale. I magistrati hanno rovesciato la sentenza che in primo grado aveva condannato a 4 anni di reclusione il più noto vocalist potentino, storico animatore della movida sull’isola più pazza delle Cicladi.

Il verdetto con formula piena («il fatto non sussiste») è arrivato ieri sera ed è stato immediatamente festeggiato da Carlucci, che dalla Grecia ha commentato sulla sua pagina Facebook: «Giustizia è fatta». Ringraziando i familiari gli avvocati che lo hanno assistito in questa brutta vicenda, Giosuè Naso e il potentino Vincenzo Bochicchio, «e tutti quelli che hanno creduto nella mia innocenza!».

«Mi sono liberato di un peso che a nessun infame auguro». Ha aggiunto Sasà, già alle prese da qualche settimana con i ritmi frenetici della stagione isolana. Soddisfatto della sentenza si è detto anche l’avvocato Bochicchio, che al Quotidiano si era detto certo dell’assoluzione anche dopo la condanna in primo grado. «Non c’erano le prove nemmeno all’epoca». Ha ribadito ieri. «Ma di fronte alla Corte d’appello abbiamo portato due diverse memorie difensive. C’è stata una discussione feroce con la procura generale e siamo contenti che la Corte abbia optato per la formula piena».

I giudici hanno assolto anche Marco Brugnoni, fratello del titolare della discoteca di Gubbio dove si sono svolti i fatti contestati. Mentre ha rivisto al ribasso la condanna a 4 anni per violenza sessuale a carico di Gianni Brugnoni (52), il titolare, e quella per favoreggiamento a un suo amico, Michele Piergentili. Il primo dovrà scontare 2 anni e 8 mesi, mentre il secondo soltanto 5 mesi.

Secondo gli inquirenti Carlucci avrebbe violentato una ragazza di sedici anni in discoteca. Uno stupro durante la festa di capodanno organizzata per festeggiare l’arrivo del 2013. Sfruttando lo stato di ebbrezza della ragazza per qualche drink di troppo. Poi ne avrebbe approfittato anche Gianni Brugnoni. Ma la Corte d’appello ha creduto soltanto alla seconda parte della storia, denunciata dalla sedicenne 3 giorni dopo il fattaccio, quando è stata accompagnata dai genitori al commissariato di Spoleto. Dopo la sentenza di primo grado sia Carlucci che il titolare della discoteca avevano trovato un accordo con la parte offesa riconoscendole una somma come risarcimento (il Tribunale aveva fissato una provvisionale di 80mila euro per lei più 40mila per i genitori).

«Non si è trattato di un’assunzione di responsabilità». Spiega l’avvocato Bochicchio. «Il collega che assiste Brugnoni ha preso l’iniziativa e abbiamo convenuto sulla stessa per evitare un’azione civile che sarebbe potuta partire comunque, anche in caso di assoluzione, se la Corte avesse pronunciato un verdetto di innocenza ma con formula dubitativa». In seguito all’accordo, ieri mattina il legale della ragazza e dei familiari ha rinunciato alla costituzione come parte civile. Mentre il procuratore generale Giuliano Mignini aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati con uno sconto di pena. Le motivazioni della decisione verranno depositate nelle prossime settimane. Poi si vedrà se l’accusa proporrà ricorso in Cassazione, come sembra intenzionata a fare la difesa di Gianni Brugnoni. «Vogliamo capire come ha fatto la Corte d’appello a ritenere credibili le accuse nei confronti di Gianni Brugnoni e non credibili quelle contro Sasà». Ha dichiarato a Umbria24 il suo difensore Mario Monacelli. «Tenuto conto che gli episodi si collocano in un contesto spazio-temporale contiguo e dei principi che presiedono alla valutazione dell’attendibilità e credibilità della persona offesa».

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