X
<
>

Tempo di lettura 2 Minuti

Potenza e altre 5 amministrazioni hanno deciso «all’unanimità di presentare osservazioni al ministero dell’Ambiente per opporsi alla richiesta della società per l’avvio della procedura di valutazione di incidenza ambientale relativa all’istanza di permesso di idrocarburi denominata Pignola

POTENZA – Sei Comuni, la Provincia di Potenza e il Parco nazionale dell’Appennino Lucano hanno deciso «all’unanimità di presentare osservazioni al Ministero dell’Ambiente per opporsi alla richiesta di Shell Italia per l’avvio della procedura di valutazione di incidenza ambientale relativa all’istanza di permesso di idrocarburi denominata Pignola»: lo hanno deciso i sindaci di Potenza, Pignola, Abriola, Anzi, Brindisi di Montagna e Tito, il presidente della Provincia di Potenza, Nicola Valluzzi, e il vicepresidente del Parco, Vittorio Triunfo, durante una riunione svoltasi a Pignola.

La richiesta della Shell di chiedere l’avvio della procedura di valutazione ambientale per l’istanza per il progetto di verifica sugli idrocarburi è stata definita «assolutamente irricevibile sia sotto il profilo strettamente procedurale sia sul piano sostanziale. Risultano tuttora valide – è stato detto – le osservazioni che hanno comportato l’archiviazione, da parte del Ministero dell’Ambiente, della precedente istanza». Secondo gli amministratori – che hanno chiesto «pieno sostegno» alla Regione – «la richiesta di Shell è tardiva, irrituale, parziale, generica e infondata e non rispondente alla normativa sopravvenuta».

«Il Parco dell’Appennino Lucano è contrario a ogni azione volta ad addivenire ad ulteriori permessi di ricerca petrolifera che riguardino l’area protetta e i territori contigui ad essa» afferma il presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Domenico Totaro, in merito alla richiesta di valutazione di impatto ambientale da parte della Shell Italia relativa ai permessi di ricerca petrolifera “La Cerasa”, “Cavallo” e “Pignola”. «Le richieste avanzate dalla società petrolifera, ad oggi ancora non pervenute al Parco – specifica Totaro – riguardano molti comuni dell’area Parco. Sono perfettamente d’accordo e solidale con le iniziative intraprese in questi giorni dai sindaci dei comuni interessati. Ritengo che il Parco abbia già dato abbastanza alla causa energetica, dal momento che ha al proprio interno 5 piattaforme petrolifere preesistenti alla sua istituzione, circostanza che costituisce un vulnus alla sua funzione di area protetta. Attivare ulteriori ricerche sarebbe una negazione di fatto della sua esistenza, delle ragioni della sua istituzione e del senso stesso della sua sopravvivenza, perché verrebbe meno l’identità di area protetta a vocazione naturale di questa parte di Basilicata».

Lo stesso decreto istitutivo del Parco, si fa notare dall’Ente, sancisce con chiarezza il divieto di «attività di estrazione e di ricerca di idrocarburi liquidi e relative infrastrutture tecnologiche. (Art.3 Comma n – Divieti Generali). «Già oggi – conclude Totaro – è difficile trovare un equilibrio tra quanto autorizzato e la salvaguardia dell’ambiente, che è la missione del Parco. Ulteriori attività petrolifere sarebbero del tutto insostenibili». 

 

 

 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares